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domenica 13 maggio 2012

#Andreachecchi - Il nostro Mago Merlino

Andrea Checchi , il nostro Mago Merlino
5 punti da realizzare da subito:
1. Revisione delle rette delle mense scolastiche e dei nidi, a parità di equilibrio di bilancio, per una più equa distribuzione della spesa a carico di ciascuna famiglia (PAGARE IL GIUSTO!).

2. Trasparenza amministrativa e informazione con le dirette in internet dei lavori del Consiglio Comunale per avviare una “nuova comunicazione” con la città.
3. Mirare ad una diversa mobilità urbana che punti alla sostenibilità e a misura di cittadino: nuove piste ciclabili, rilancio stazioni FS, un trasporto pubblico più efficace ed efficiente.

4. Promozione della Democrazia Partecipativa attraverso le consulte cittadine, valorizzando quelle esistenti (associazioni, stranieri, sport…) e rilanciando le nuove (giovani e lavoro).

5. Più verde in città attraverso la richiesta e la realizzazione del PLIS (Parco Locale d’Interesse Sovra comunale) sulla CAMPAGNETTA di Via Di Vittorio a beneficio del quartiere e dell’intera città.
Per questo, dopo il risultato eccellente del primo turno, invitiamo i cittadini a confermare la fiducia e il sostegno al progetto di Andrea tornando a  

votare per il ballottaggio il 20 e 21 maggio

sabato 28 aprile 2012

#Airone Cenerino


L’Ardea cinerea, meglio conosciuto con il nome di Airone cenerino, è un grosso uccello Ciconiiformes della famiglia degli Ardeidi, composta da quattro sottospecie:

L'Airone cenerino delle pianure Italiane

L’Ardea cinerea, meglio conosciuto con il nome di Airone cenerino, è un grosso uccello Ciconiiformes della famiglia degli Ardeidi, composta da quattro sottospecie: Ardea cinerea jouyi; Ardea[...]
Airone Cenerino
Ardea cinerea jouyi;
Ardea cinerea monicae;
Ardea cinerea firasa;
Ardea cinerea cinerea;
Il suo areale è rappresentato dai climi temperati dell’Eurasia e nord Africa, dove abita prevalentemente le zone pianeggianti. In Italia lo osserviamo numeroso nella Pianura Padana e lungo i corsi d’acqua e risaie di Lombardia e Piemonte. Al nord compare anche nel basso Veneto, mentre al centro vive in Toscana sulle sponde dell’Arno e lungo il Tevere.
Il suo aspetto è tipico dei Ciconiiformes, con un’altezza di circa 1 metro e una apertura alare che può raggiungere 1,60 metri. Il corpo è ricoperto da piume grigiastre sul dorso e bianche sul ventre. L’esemplare adulto ha delle piume nere sul collo e un lungo ciuggo nero che parte dalla sommità posteriore dell’occhio.
Le zampe sono molto lunghe, così come il robusto becco, entrambi gialli.
L’Airone è un uccello stanziale, inizia la costruzione del nido agli inizi di febbraio e depone le uova dalla metà di marzo. In genere la femmina depone 4-5 uova e le cova per una ventina di giorni. Una volta nati i piccoli vengono nutriti dalla madre per circa 50 giorni.
Nell’alimentazione dell’Airone compaiono rane, pesci, girini, bisce d’acqua e invertebrati.
L’Airone cenerino è una specie protetta, in quanto considerata a rischio di estinzione per via dell’incremento dell’inquinamento idrico delle acque dove vive.
Fonte fotografica e crediti: www.flickr.com/photos/massimobottelli

sabato 3 dicembre 2011

Novembre

Nella nebbia
Novembre al mattino
esci di casa, 
la nebbia sulle strade
fari accesi, 
mondo ovattato, 
quasi scomparso,
visibilità ridotta.
Ma la bellezza sta nei prati, 
con quel manto che li ricopre,
emergono solo apparentemente spettrali gli alberi,
senza foglie.
Poi arriva l'alba, 
il sole seminascosto dalla nebbia la tinge, 
di un colore dorato.
Gli alberi si fanno più belli, luminosi, 
dietro questo manto grigio,
si intravede qua e là il verde dei prati.
Sulla pelle, quella sensazione umida, 
di tante goccioline fini fini che ti accarezzano il volto.
Ah, Novembre, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

lunedì 28 novembre 2011

La città del futuro

Il governo sudcoreano ha messo a disposizione un’area per un futuristico disegno di riqualificazione e costruzione di una nuova eco-città autosostenibile Capofila del progetto sarà la multinazionale sudcoreana Samsung; l’azienda, tra i grandi leader mondiali dell’elettronica, ha dichiarato l’intenzione di investire 7 miliardi di dollari per la costruzione di un enorme complesso che vanterà un parco industriale eco-energetico, un generatore eolico, quartieri residenziali alimentati ad energia solare, un quartier generale di ricerca e abitazioni per 20.000 persone che ivi saranno impiegate. La zona in cui sorgerà l’eco-town è la palude del Saemangeum, bonificata nel 2006 dal governo grazie alla costruzione della più lunga diga artificiale mai realizzata (33km) strappata definitivamente alle acque del Mar Giallo; l’esecutivo spera così di recuperare la superficie di circa 325 km², quasi tre volte l’area metropolitana di Napoli, e così destinarla alla costruzione di infrastrutture per l’agricoltura, il turismo e per complessi industriali ecosostenibili. Samsung non sarà però l’unico investitore: la OCI, tra i più grandi produttori di polisilicati per la realizzazione di pannelli fotovoltaici, ha garantito un impegno di 9 mllioni di dollari lungo i prossimi 9 anni. I lavori inizieranno nel 2021 ed i cantieri potranno considerarsi chiusi verosimilmente vent’anni dopo. Permangono comunque forti dubbi da parte degli ambientalisti che hanno da sempre contestato la costruzione della diga artificiale che ha distrutto l’ecosistema locale: sarà davvero una eco city o solo un modo per “lavarsi” la coscienza da parte del governo Sud Coreano?
Sarà ma le città ad impatto zero, mi piacciono, quando l'energia è pulita e libera non c'è bisogno di fare guerre per accaparrarsi l'energia. Quello che mi piace è che l'uomo oggi inizia a pensare ad un futuro ecosostenibile. Bisogna quindi parlarne, creare cultura, informazione, perchè quando il mondo sarà ad impatto zero, l'uomo avrà fatto un grandissimo passo in avanti verso la pace.

sabato 5 novembre 2011

Ti riciclo con un clic

Rifiuti: smartphone e app "verdi" per aiutare l'ambiente.

di Fiorella Taddeo
Una spiccata sensibilità ambientale, la voglia di migliorare le cose e, soprattutto, uno smartphone sempre pronto in tasca. Eccole le sentinelle green nel nuovo millennio, pronte a salvare il pianeta a colpi di clic.
E se si tratta di preservare città, campagne, boschi dall'inarrestabile invasione di rifiuti di ogni genere, la missione può diventare anche particolarmente agevole.
LO SMARTPHONE COME ALLEATO. Sono infatti decine le applicazioni in circolazione che gli utenti possono scaricare per farsi assistere nel non sempre facile compito di differenziare i propri rifiuti o di trovare le isole ecologiche adatte per ogni tipologia di scarto. Lo smartphone diventa così l'alleato privilegiato da interpellare quando si tratta di risolvere dubbi amletici davanti i contenitori della differenziata e non solo.
SPOSARE LA CAUSA VERDE. Ci sono le app che sensibilizzano i più giovani sull'importanza del riciclaggio, quelle dedicate solo ad alcuni tipi di rifiuti e perfino quelle  nate con obiettivi di più ampio respiro con il fine ultimo di indurre gli utenti ad abbracciare la causa verde, contribuendo, con l'ausilio dei propri telefonini, a segnalare scempi e disastri ambientali sul proprio territorio.
Il fenomeno è praticamente mondiale, complice la sempre crescente attenzione delle persone alle tematiche ambientali che va di pari passo alla necessità per le aziende di mostrarsi al pubblico il più “eco-friendly” possibile.

Un codice a barre per rispettare l'ambiente

Sul fronte internazionale, è in attesa di essere lanciato sull'Apple store Which bin, l'applicazione ideata dall'imprenditore australiano Jason Smale per aiutare ad effettuare al meglio la raccolta differenziata.
Grazie alla lettura dei codici a barre dei prodotti acquistati, l'iPhone indica all'utente il contenitore giusto, suggerendo inoltre comportamenti ecocompatibili per salvaguardare l'ambiente.
COINVOLGERE ATTIVAMETE GLI UTENTI. Sarebbe impossibile mettere a punto un database così completo da contenere tutte le norme sul riciclo dei rifiuti nei vari Paesi. Per questo Smale, vincitore di un concorso indetto dalla Apple per le migliori app, sta perfezionando il sistema e ha deciso di coinvolgere gli stessi utenti per aggiornare continuamente i dati in suo possesso.
È invece già disponibile Tiriciclo. un'applicazione gratuita sempre per iPhone che assiste l'utente nella raccolta dei cartoni in Tetra Pak. Inoltre permette di verificare dove sono ubicati nei vari comuni i cassonetti specifici per questo rifiuto.

venerdì 2 settembre 2011

Diventa Cyber-Attivista

Non c'è necessariamente bisogno di trovare il tempo per viaggiare ed unirsi agli attivisti in giro per il mondo per aiutare Greenpeace e le sue campagne.

Puoi farlo diventando un cyberattivista, ovvero un attivista che può firmare petizioni, campagne e inviare mail di protesta grazie al suo computer, firmando i documenti di Greenpeace sul sito. Puoi poi diffondere i contenuti sui social network cui sei iscritto.

Clicca su questo collegamento per vedere la pagina dei cyberattivisti:

Greenpeace cyberattivista

l'area dello stretto di Bonifacio è stata designata come Area Marina particolarmente sensibile

Ultime notizie dal Santuario dei Cetacei: l'area dello stretto di Bonifacio è stata designata come Area Marina particolarmente Sensibile (PSSA) dall'Organizzazione Marittima Internazionale, in seguito alle richieste avanzate da Italia e Francia. Si tratta della prima area di questo tipo nel Mediterraneo, e con la sua istituzione potranno essere prese delle misure speciali sul traffico di navi che passa nello stretto.

Dopo la lunga campagna di Greenpeace, portata avanti insieme alle comunità locali della Sardegna, finalmente qualcosa si muove. Ma facciamo un passo indietro.

È il 15 giugno 2010, siamo a Palau. Greenpeace e le comunità locali sarde che hanno aderito alla campagna per la tutela delle Bocche di Bonifacio e del Santuario dei Cetacei festeggiano una prima, importante vittoria. Francia e Italia firmano un Accordo storico con cui si impegnano a tutelare lo stretto delle Bocche di Bonifacio.

Le Bocche di Bonifacio sono uno dei punti di maggior valore ambientale e paesaggistico del Santuario dei Cetacei, purtroppo a rischio quotidiano di tragedia ambientale. In questo tratto di mare dalla difficile navigazione dovuta alle forti correnti e ai fortissimi venti, transitano ogni anno 130 mila tonnellate di merci pericolose.

È il 15 giugno 2011. Dopo un anno di silenzio, in occasione dell'anniversario della firma di Palau, Greenpeace chiede al Ministro dell'Ambiente, On. Prestigiacomo, di mantenere fede alle promesse fatte e di essere informata sulle misure portate a termine. Insieme a noi 10 comuni del Nord della Sardegna, il presidente della Provincia Olbia-Tempio e l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici, Sannitu, presenti alla cerimonia per la firma dell'Accordo.

Che fine aveva fatto l'impegno a fermare il passaggio di navi pericolose nello stretto? E quello di creare un Parco Marino Internazionale per tutelare l'area?

Finalmente, a fine luglio arriva la notizia dell'istituzione dell' Area Marina particolarmente Sensibile (PSSA) nello stretto di Bonifacio. È un primo passo per mantenere fede all'impegno preso dal nostro Ministro dell'Ambiente, ma non basta.

Nella comunicazione del Ministero si legge che come misura di protezione associata a tale area si avrà un pilotaggio raccomandato, probabilmente in vigore dal 2012. Non si tratta quindi di un totale divieto di transito come da noi richiesto e auspicato dall'On. Prestigiacomo ma comunque è una prima misura che ridurrà il rischio rappresentato dal passaggio delle navi. Staremo a vedere se a questa ne seguiranno altre e se l'Italia si impegnerà concretamente nella tutela di tutta l'area del Santuario.

Lo Stretto di Bonifacio si trova all'interno del Santuario dei Cetacei Pelagos, un'area protetta istituita nel lontano 1999 proprio da Francia e Italia, insieme a Monaco, per tutelare la biodiversità di tutto il Nord Tirreno. In tutti questi anni però, nulla è stato fatto e l'area è rimasta priva di ogni misura di tutela.

Il Ministero deve adesso dimostrare di voler fare sul serio e andare avanti nella difesa di questo fragile ecosistema marino tenendo fede all'impegno preso. Il prossimo mese saranno passati dieci anni dalla legge con cui l'Italia sanciva la creazione del Santuario dei Cetacei. Anche per questo Accordo alle parole devono seguire i fatti. 
fonte: Greenpeace Italia

giovedì 1 settembre 2011

La Fine del Mondo Storto

La fine del mondo storto, romanzo di Mauro Corona edito da Mondadori.
 Vi consiglio la lettura di questo libro:

Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica.
È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro, hanno occhi smarriti e il terrore stringe i loro cuori. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini si accorgono che tutto il benessere conquistato, fatto di oggetti meravigliosi e tecnologia all'avanguardia, è perfettamente inutile. Circondati dal superfluo e privi del necessario, intuiscono che una salvezza esiste, ma si nasconde in un sapere antico, da tempo dimenticato. Capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura,"l'inverno della morte bianca e nera", devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali costruendo trappole con i rami più teneri, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Segnati dalla fatica e dalla paura, i superstiti si faranno più forti e insieme anche più saggi. La fine del mondo storto raddrizzerà gli animi, cancellerà la supponenza del ricco e punirà l'arroganza del povero, che si ritiene l'unico depositario di coraggio e resistenza. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... Facendo un passo indietro per trovare la voce più pura e poetica della natura imperiosa, e balzando in avanti con la forza di un'immaginazione visionaria e insieme intensamente realistica, Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.

sabato 16 luglio 2011

Si può rovesciarli a terra per dare spazio alla terra

Sono sempre più convinto che ognuno di noi debba usare il suo singolo potere per apportare dei cambiamenti radicali al nostro pianeta, affinchè certi barbari comportamenti umani lascino il posto a espressioni generalizzate di civiltà.
Il mutamento può avvenire, nelle cose quotidiane, svuotando la vita dalle false ideologie imposte dai mass media e riempendola di una nuova linfa vitale che prende forma attraverso il teatro, la musica, l'arte in senso ampio.
Riempendo i media di cose buone, la violenza lascia il passo alla non violenza, la guerra lascia il passo alla pace, l'ignoranza e la non cultura, diventano intelligenza e consapevolezza.

sabato 2 luglio 2011

Eolico in Autostrada

generatori energia eolica autostrada
L’Idea è venuta ad uno studente americano anche se a dirla tutta ci sono state altre proposte simili anche in Italia. La proposta è di sfruttare le turbolenze create dal passaggio dei veicoli in autostrada per produrre energia eolica.
Ogni turbina eolica sarebbe capace di generare 9.600 Kwh l’anno, che potrebbero coprire i consumi elettrici di 2 o 3 famiglie. La produzione potenziale è calcolata sui liniti di velocità americani (circa 110 kmh in questo caso) e potrebbe quindi aumentare sulle nostre autostrade, con condizioni di traffico più intenso e limiti di velocità più alti.

La funivia urbana costa poco e non inquina

 Non inquinano, costano poco e permettono di evitare il traffico: le funivie urbane alla conquista del mondo. Da Roma a New York, i progetti realizzati e quelli da realizzare

La funiva, la nuova ricetta di architetti e ingegneri per liberare le città dal traffico e dallo smog.
Collegare poli di flusso come stazioni, porti, centri sportivi: ecco la funzione delle funivie e delle tereferiche cittadine, destinate a moltiplicarsi nel giro di pochi anni.
La teleferica di Madrid: a 40 metri di altezza, ha un percorso di tre chilometriStefano Panunzi, docente di Progettazione urbana all’Università degli studi del Molise: «La funivia è un mezzo di trasporto trascurato. Oggi potrebbe risolvere problemi chiave per la vita urbana. Ha costi ben più bassi di una metropolitana, perché non c’è bisogno di espropriare terreni. Inquina pochissimo e ha un minore impatto sull’ambiente, visto che bastano pochi piloni ogni svariate centinaia di metri. Può essere addirittura montata e smontata. Si può quindi provarla per alcuni mesi in aree speciali. Per non dire di quanto sia bello poter volare sulla città».
La funivia è più veloce dei mezzi pubblici che si muovono nel traffico cittadino. In media raggiunge i 25/27 km orari, con un moto circolare continuo, senza attese per i passeggeri.
I romani passano in media 74 minuti al giorno nel traffico per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i bimbi a scuola o altro. I napoletani 63 minuti, i torinese 62 (dati del rapporto 2011 “Cittalia” di Legambiente).
Una metropolitana di medie dimensioni trasporta 40mila persone ogni ora, il tram 7.000, la funivia urbana 6.000.
Costo per costruire 10 km:
• metropolitana: 147 milioni di euro
• tram: 90 milioni di euro
• funivia: 17 milioni di euro.
La prima funivia cittadina fu realizzata nel 1908 a Bolzano. Chiamata Kohlerer Bahan (“Funivia del Colle”), è ancora oggi attiva.
La funivia più lunga del mondo è stata inaugurata alla fine d’ottobre dello scorso anno a Tatev, in Armenia. È lunga 5.750 metri e porta al villaggio di Halidzor, dove si trova un monastero del IX secolo.
Le funuvie urbane più famose:
• New York. Collega Roosevelt Island a Manhattan. È stata realizzata nel 1976 per ovviare alla chiusura del ponte di Brooklyn. Oggi è il secondo mezzo più utilizzato per superare l’East River. Viaggia a poche decine di metri dal suolo.
• Madrid. La teleferica collega il centro al parco della Casa de Campo. Il tragitto, a 40 metri d’altezza, è lungo tre chilometri.
• Città del Capo. Inaugurata negli anni Venti, collega il centro alle cime della Table Mountain (1.085 metri). Ogni cabina ospita 65 persone e ruota su 360°, permettendo una vista integrale della città e dell’Oceano.
Un’immagine del progetto di funivia sul Tamigi che sarà pronta per le Olimpiadi del 2012 La funivia utilizza motori elettrici. A corrente alternata per impianti medio-piccoli, continua per i grandi. Ogni impianto ha due motori. Il consumo varia, a seconda della portata, tra i 500 e i 1.000 chilowatt (energia sufficiente per 330 alloggi).
Gli impianti possono essere a campata unica (con funi tese direttamente fra le due stazioni) o possono richiedere uno o più sostegni intermedi (detti piloni).
Fino a qualche anno fa una cabina saliva mentre l’altra scendeva, perché collegate alla stessa fune traente. Oggi ogni cabina può salire o scendere in modo indipendente.
Il sistema più innovativo è il “3S”, il trifune: due funi portanti e una che traina. Realizzato grazie a un progetto italiano, garantisce la stabilità anche con venti superiori a 100 chilometri orari.
Mantenere una funivia costa circa 300mila euro l’anno, tenendo conto delle revisioni obbligatorie ogni cinque anni. Tutti gli impianti devono avere, secondo le normative, tre addetti più un caposervizio e un direttore di servizio.
Il mercato mondiale è dominato da due grandi gruppi: l’italiano Leitner, con sede a Vitipeno (Bolzano) e l’austriaco Doppelmayr di Bregenz, che ha uno stabilimento anche in Alto Adige, a Lana. Fatturano ogni anno circa 600 milioni di euro ciascuno.
Per le Olimpiadi del 2012 Londra costruirà una teleferica per collegare due centri sportivi sui lati opposti del Tamigi. La struttura trasporterà 2.500 persone l’ora, pari a 40 bus.
A Berlino la zona Ovest e i nuovi quartieri saranno uniti con una funivia orizzontale di quattro chilometri, alta 35 metri. Porterà fino a 2.000 passeggeri all’ora per direzione. Costo: 15 milioni di euro.
La funivia di Bolzano, inaugurata nel 1908In Italia, oltre a Bolzano, ci sono funicolari a Perugia, Venezia, Napoli, e Capri. E molti sono i progetti in fase di realizzazione. A Roma nel 2007 è stato approvato un disegno per unire il quartiere della Magliana con l’Eur, direttamente alla stazione della metropolitana, sorvolando il Tevere. Il tragitto sarà di 650 metri a 35 metri d’altezza, con 32 cabine da 8 posti. Costo dell’operazione: 22 milioni di euro (10 milioni già finanziati dall’Ue). I lavori non sono ancora partiti. Per accelerare le operazioni e informare i cittadini è nato il sito www.funivia-roma.it
A Verona un gruppo di privati ha proposto al Comune di cofinanziare, insiema a Leitner, una funivia che colleghi l’aeroporto Catullo allo stadio Bentegodi. Il progetto, in discussione, verrebbe a costare tra i 30 e i 40 milioni di euro.
Maurizio Spina, architetto e ricercatore dell’Università di Catania, ha elaborato un progetto di funivia per il capoluogo etneo: dal comune di Trecastagni si arriverebbe fino all’aeroporto Fontanarossa, attraversando la città e sorvolando il porto.
Il sogno di Maurizio Spina è collegare dal cielo la Calabria e la Sicilia: «Basterebbero un pilone per lato a terra. Quarantaquattro cabine capaci di trasportare in sei minuti seimila persone all’ora. Il costo? Solo quattro milioni di euro».

giovedì 30 giugno 2011

Manifesto dell'Alleanza Ribelle




Manifesto dell’Alleanza Ribelle

La nostra casa – la Terra – è in pericolo. VolksWagen si oppone a due leggi europee fondamentali per la salvaguardia del clima: innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e maggiore efficienza delle automobili. Due leggi vitali se non vogliamo fare la fine del pianeta Alderaan (distrutto dalla Morte Nera…). Ma non tutto è perduto. Percepiamo del Bene in VW.
Tutti noi, membri dell’Alleanza Ribelle, chiediamo a VW di abbandonare il Lato Oscuro della Forza e di dare al nostro pianeta una possibilità di salvezza.

1

Sostenere un forte abbattimento delle emissioni di CO2.

Nonostante la sua immagine “green”, Volkswagen spende ogni anno milioni di Euro per finanziare le lobby che impediscono all’Europa di innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, dal 20% al 30%, entro il 2020. Aziende virtuose come Google, Ikea, Sony, Unilever, Philips e Barilla sostengono già l’innalzamento degli obiettivi sul clima. Volkswagen non può permettersi di rimanere indietro.
2

Promuovere la produzione di auto più efficienti.

Le auto con consumi di carburante bassi fanno risparmiare ed emettono meno CO2. Da sempre Volkswagen si oppone al miglioramento degli standard di efficienza, ma interrompere la nostra dipendenza dal petrolio è una necessità. Come prima azienda automobilistica in Europa, VW incide moltissimo sulle emissioni e ha una grande responsabilità ambientale. Per questo deve cambiare e sostenere standard ambiziosi, d’ora in avanti.
3

Più fatti, meno parole.

Volkswagen sostiene di voler essere “il produttore d’auto più ‘eco-friendly’ al mondo”, ma i suoi modelli più efficienti, nel 2010, hanno rappresentato soltanto il 6% delle sue vendite. Volkswagen ha la tecnologia per fare molto meglio di così: deve impegnarsi per produrre solo veicoli “oil free” entro il 2040. (Per maggiori informazioni leggi l’intero rapporto)

mercoledì 29 giugno 2011

NO TAV- lettera aperta al Ministro Maroni


Onorevole Ministro degli Interni Roberto Maroni,
Le scriviamo in merito alla difficile situazione che da vent’anni a questa parte si è venuta a creare in Valle di Susa a causa del progetto ad alta velocità Torino-Lione meglio conosciuto come TAV.
Fin dagli inizi era parso subito chiaro a tutti la grande contrarietà della popolazione e degli amministratori locali, ma la politica nazionale noncurante di numerosissime pacifiche manifestazioni di piazza con decine di migliaia di partecipanti fin da subito di diversi schieramenti partitici, ha sempre confidato in un addomesticamento che prima o poi avrebbe aggiustato le cose.


Ma è difficile addomesticare un popolo abituato a pensare, avido di conoscere partecipando a centinaia di riunioni pubbliche con tecnici esperti; sensibile durante le veglie di preghiera, i momenti culturali, i concerti e gli spettacoli teatrali no tav; desideroso di partecipare in prima persona in una comunità viva e di autodeterminare il proprio futuro. Un popolo fatto di famiglie, pensionati, studenti, operai, imprenditori,disoccupati, contadini e anche giovani dei centri sociali.


Una sinistra troppo sicura di sè, convinta che il movimento NO TAV stesse comodamente sotto il suo cappello e una destra miope che ha puntualmente avvallato questa tesi hanno portato una valle intera a trovarsi praticamente, o forse per scelta, orfana di rappresentanza politica.


La nascita di molte liste civiche è stato il naturale evolversi di una necessità impellente di trovare uno spazio rappresentativo e di partecipazione più diretta.


In quasi vent’anni il movimento no tav è cresciuto nei numeri e nella consapevolezza di essere nel giusto, grazie alla formazione-partecipazione alla quale la cittadinanza è stata costantemente stimolata. Da parte dei vari governi si è tentato in ogni modo di ridurre il problema a mera questione di ordine pubblico , invocando la volontà di una maggioranza silenziosa nei confronti di qualche centinaio di facinorosi anarco-insurrezionalisti. Pacchi bomba, proiettili, incendi ai presidi e lettere anonime provenienti da quella fogna primordiale fatta di menti malate, deviate (e l’ aggettivo non è casuale) o malavitose sono sempre giunti a destinazione con tempismo perfetto a supportare la tesi che vorrebbe il popolo no tav come un movimento eversivo.


Ma i fatti dimostrano che la “minoranza di qualche centinaio” diventa nei momenti importanti, spontaneamente, senza bisogno di nessuna organizzazione o ordine pre-organizzato, come se fosse la cosa più normale da fare , una massa di decine di migliaia di persone indignate in grado di prendere decisioni collettive e condivise.


Un meccanismo che a distanza di vent’anni stupisce ancora tutti noi.


Viceversa la famosa “maggioranza silenziosa” invocata dai vertici dei principali partiti di centro- destra e centro-sinistra assieme a Confindustria e unione industriali non ha mai dimostrato –nonostante la grande copertura mediatica - di riuscire a creare eventi dai numeri importanti a favore del tav. La manifestazione si tav tenutasi al Lingotto di Torino l’ anno scorso non è neppure stata capace di accogliere sotto lo stesso tetto tutti i politici torinesi favorevoli all’ opera. L’ ultima manifestazione a favore dei cantieri e dei “presunti” posti di lavoro tenutasi a Susa alcune settimane fa ha registrato circa 200 partecipanti di cui poche decine della val di Susa.


A difesa della maggioranza silenziosa si invoca anche la rappresentanza dovuta al mandato elettorale.


Gli ultimi esiti referendari , dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che spesso l’ elettore è costretto a scegliere il “meno peggio” e che dare il proprio voto non significa avvallare il programma elettorale in toto.


Il Governo, infatti era convinto che il programma nucleare fosse già stato metabolizzato e accettato al momento del voto, ma evidentemente non è stato così.


Chi aveva appoggiato questo governo quindi aveva digerito obtorto collo molte cose, che poi alla prima occasione tramite i quesiti referendari hanno riportato i nodi al pettine.


La stessa cosa è successa con governi diversi , nazionali, regionali o provinciali. Il cittadino attivo è quindi costretto a partecipare in modo diretto per far sentire la propria voce a un parlamento che pare blindato e orientato al pensiero unico. In molti si chiedono quanto potrà ancora durare questo scollamento tra la base e i vertici. Ma è sufficientemente chiaro che una gran parte del popolo che si riconosce nel PD, PDL, UDC, Italia dei valori, Lega ecc. nutre dubbi sempre più ampi sulla reale utilità delle grandi opere, sui problemi ambientale e sanitari da essi create e sulla loro copertura di spesa. Eppure i vertici istituzionali sono ( tranne rarissime eccezioni) favorevoli praticamente all’ unanimità; ma come è possibile questo?


Dove sbagliano, Sig. Ministro , i valsusini , i piemontesi, gli italiani tutti a voler difendere la propria terra, i beni comuni e il denaro pubblico dall’ assalto delle mafie che notoriamente vivono di movimento terra?


Abbiamo ragione oppure no a difendere ad ogni costo il diritto alla salute dopo che nel progetto della tratta internazionale troviamo scritte le parole testualmente riportate ?


Pagina 187 del documento” Sintesi non tecnica” capitolo 11.3.11 in riferimento al particolato (PM10) si legge: “Dall’ esame della modellizzazione dei dati di concentrazione in fase di cantiere si evince inoltre un incremento…….…..Tali incrementi giustificano ipotesi di impatto sulla salute pubblica di significativa rilevanza soprattutto per le fasce di popolazione ipersuscettibili a patologie cardiocircolatorie e respiratorie che indicano incrementi patologici dell’ ordine del 10% rispetto ad incrementi della concentrazione di quanto qui ipotizzato”.


Le facciamo notare, che non è un dato allarmistico dei comitati no tav, ma una nota scritta nel progetto da chi il TAV lo sta progettando e quindi lo vuole!!! E dobbiamo comunque ringraziare i tecnici progettisti che hanno riempito il progetto di note di attenzione su centinaia di problemi ambientali, sanitari, idraulici ecc. ecc.


Quanto è vergognoso che in ogni documento favorevole all’ opera viene citato l’ “accordo di PraCatinat” come alto esempio di concertazione con il territorio grazie alla mediazione dell’ Architetto Virano, quando tutti ( in Val Susa) sanno che il termine accordo è assolutamente falso? Infatti tale documento non è mai stato firmato da nessun Sindaco né deliberato in nessun Consiglio Comunale o Giunta!


La popolazione è sempre più partecipe perché si tiene costantemente informata di questi gravi fatti.


In quanti hanno la percezione reale del costo della Torino-Lione in rapporto ai nuovi posti di lavoro creati ?


Nel progetto della tratta nazionale tale numero è stimato in circa 1200 unità. Negli ultimi 20 anni in valle e cintura si sono persi migliaia di posti di lavoro: la politica quanti €. ha speso per salvarli? Ora si vogliono spendere 20 miliardi di €. per creare 1200 posti di lavoro; ovvero oltre 16 milioni di € per ogni nuovo posto di lavoro creato!! Qualsiasi imprenditore medio della ricca padania sarebbe in grado con la stessa cifra di crearne a centinaia di posti di lavoro!


20 miliardi di €. investiti nell’ edilizia residenziale pubblica di ultima generazione ad alto risparmio energetico corrispondono a circa 10 milioni di metri quadrati di appartamenti che sarebbero in grado di ospitare 400.000 persone.


Queste sono le cose a cui si rinuncia per pagare il tav che indebiterà le future generazioni per un’ opera inutile.


In alternativa quante migliaia di piccole – medie opere pubbliche si potrebbero aprire in tutta la valle, in tutto il Piemonte, in tutta l’ Italia per mettere in sicurezza le sponde dei fiumi, le frane che incombono sui centri abitati , gli edifici pubblici a rischio amianto e terremoto. Tutto ciò fin da subito, creando posti di lavoro diffusi su tutta la nazione e governabili dagli enti locali al fine di evitare i sub-sub-sub appalti terra fertile per le infiltrazioni mafiose.


Perché si vuole relegare il concetto di Resistenza all’ interno dei libri scolastici o peggio sotto le fondamenta di statici monumenti cittadini, quando è possibile farlo rivivere nel quotidiano e praticarlo ( senza più bisogno di armi , per fortuna) a difesa della propria terra, cultura, diritti fondamentali, risorse?


Il 19 dicembre 1943 , alcuni autorevoli esponenti della Resistenza antifascista piemontese firmavano in semi-clandestinità la “Carta di Chivasso” dove si anticipavano di oltre cinquant’anni alcuni concetti molto cari a Lei ed a una buona parte del suo elettorato.


Ora , sempre più spesso la si sente evocare a proprio uso e consumo a seconda delle necessità purché “non si disturbi il manovratore”. Sarà un caso che le frasi : “ Resistere, resistere, resistere “ e “padroni a casa nostra” pur nella loro profonda diversità hanno fatto la loro comparsa quasi contemporaneamente negli striscioni spontanei appesi alla Maddalena di Chiomonte? Ormai è un fatto conclamato che il movimento no tav si arricchisca nella diversità.


Terminiamo questa nostra lunga lettera chiedendole, Sig. Ministro, di non dare l’ ordine di sgomberare con la forza gli uomini e le donne della Valle di Susa, del Piemonte e dell’ Italia che quotidianamente e con orgoglio difendono i propri ideali e i beni comuni: la terra, la salute,l’ acqua,l’aria e – non ultimo- il denaro pubblico.


Distinti saluti


Valle di Susa, 25 giugno 2011


Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone

giovedì 16 giugno 2011

Cessate il fuoco. Stop alla Guerra

Nel 2011 supereremo la soglia dei 2,2 miliardi di euro per contribuire con le nostre missioni di guerra alla distruzione del pianeta, all'incremento della violenza, all'odio tra i popoli, alla distruzione di vite umane.
Sembra che per questo i soldi ci siano, tutti i giorni gettiamo soldi dalla finestra, i nostri soldi, per combattere in nome di una falsa democrazia che invece è una prevaricazione verso altri popoli non allineati alle politiche del business e degli affari internazionali.
Se ci togliamo dalla guerra e investiamo i soldi spesi ogni giorno per far riprendere la nostra economia, per investire su fonti rinnovabili, supereremo in fretta le nazioni europeee che per passare alle rinnovabili devono spendere soldi per dismettere le loro energie sporche (nucleare).
In questo modo oltre ad avere la nostra nazione indipendente dal business dell'energia creeremo anche innumerevoli posti di lavoro puliti.

sabato 11 giugno 2011

Le Scorie Radioattive e la Guerra nel mondo

Dopo lo scandalo sullo smaltimento di scorie nucleari nelle zone rurali del Paese, scoperto da France 3 con un recente documentario, in Francia scoppia l’ennesimo scandalo nucleare, che investe direttamente lo Stato e le istituzioni pubbliche preposte alla gestione della produzione energetica nucleare. Stavolta è stata la rete televisiva Artè a scoprire, con un documentario-inchiesta intitolato “Déchets: le cauchemar du nucléaire”, dove vanno delle grosse quantità di scarti nucleari transalpini. L’inchiesta, ripresa dal quotidiano Libération, ha scoperto che la Francia ha stoccato in modo totalmente abusivo degli elevati quantitativi di scorie nucleari in Siberia.
L’inchiesta di Artè ha svelato che il 13% delle scorie radioattive francesi sarebbero attualmente stoccate nel complesso atomico russo di Tomsk-7, in Siberia e che ogni anno 108 tonnellate di uranio impoverito provenienti dalle centrali atomiche francesi verrebbero spedite in Russia e scaricate a cielo aperto. “Come e perché le scorie francesi sono arrivate in Siberia?”, si chiedono gli autori del documentario, prima di seguire le scorie. I container vengono imbarcati a Le Havre, su navi che attraversano la Manica ed il Baltico, fino a San Pietroburgo, poi sono caricati a bordo di un treno che li porta fino al complesso atomico di Tomsk-7, in Siberia. In questo impianto l’uranio viene sottoposto ad un processo di arricchimento, appena il 10% dell’uranio trattato viene così recuperato, e rispedito in Francia dove viene reintrodotto nel processo di produzione di energia.
Il resto, il 90% del materiale che arriva in Siberia, non è riutilizzabile, diventa di proprietà dell’impresa nucleare russa Tenex e rimane stoccato a cielo aperto. Gli ecologisti russi e francesi di Greenpeace accusano il governo francese di abbandonare le proprie scorie radioattive in Russia, e di non essere capaci di gestire il plutonio, una materia molto pericolosa. Naturalmente questo risultato, portato alla luce e all’attenzione dell’opinione pubblica, pone delle serie questioni. Prima di tutto, come si legge suLibération: “La scarsa sicurezza del trasporto delle scorie per ottomila chilometri, la pericolosità dell’accumulo di questi materiali e la dubbia efficacia del trattamento a cui vengono sottoposti”.


Fortissimo l’imbarazzo di Edf, un cui portavoce ha affermato che “I rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza”. Nonostante questo tentativo “a caldo” di rassicurare, restano vive le immagini dell’inchiesta condotta da Eric Guéret e Laure Noualhat, che mostrano in maniera inequivocabile e dettagliata contenitori con combustibile nucleare usato stoccati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna precauzione. Direttamente sul terreno.
In Francia, alle rassicurazioni da parte dei vertici di Edf, soprattutto dopo le fughe radioattive di Tricastin, oramai non crede quasi più nessuno, ad iniziare dall’associazione ambientalista “Sortir du nucléaire”, che dichiara: “Mentre il ministro dell’ecologia si accontenta di chiedere un’inchiesta,  con l’obiettivo evidente di guadagnare tempo perché l’affaire sparisca dall’attualità, la nostra associazione chiede il ritorno in Francia delle scorie radioattive francesi abbandonate da Edf in Russia”. In effetti, il segretario di Stato all’ecologia francese, Chantale Jouanno, ha dichiarato di essere favorevole all’apertura di un’inchiesta interna dell’azienda energetica Electricité de France (Edf) sullo stoccaggio di scorie nucleari francesi in Siberia, pur senza “trarre conclusioni affrettate”, quasi a mettere in dubbio la validità del lavoro di Artè, poi ha aggiunto: “A partire dal momento in ci sarà un dubbio, è normale che l’opinione pubblica sarà informata”.
Si tratta certamente di una forte manifestazione di imbarazzo nell’affrontare questo nuovo pasticcio, che arriva dopo anni di incidenti, fughe radioattive, ritrovamenti di scorie sepolte in zone rurali della Francia stessa. Tutti eventi che minano e screditano quel nucleare che i francesi stessi hanno sempre definito “sicuro”. Così com’é completamente ingiustificabile che l’industria nucleare francese si sbarazzi all’estero dei suoi rifiuti radioattivi. L’argomentazione ingannevole di Edf che pretende che non si tratti di scorie ma di “materiale valorizzabile”, e quindi recuperabile e riciclabile, non può essere posta: si recupera il 10% del materiale, il resto rimane in Russia, e si tratta di rifiuti nucleari.
“Bisogna che la Francia nucleare si assuma le conseguenze delle sue attività e ne renda finalmente conto davanti all’opinione pubblica”, continua il comunicato di “ortir du nucléaire”, “I cittadini francesi devono in questa occasione prendere coscienza dell’accumulazione drammatica di diverse categorie di rifiuti e  residui radioattivi prodotti dall’industria nucleare e dell’assenza di soluzioni per queste scorie. Il rimpatrio in Francia delle scorie radioattive spedite in Russia obbligherà le autorità francesi a tentare di trovare un sito di stoccaggio, pur sapendo che è più difficile trovare un sito del genere in Francia che in fondo alla Siberia. Questo permetterà di ricordare che, malgrado le manovre indegne, lo Stato francese non riesce, da molti mesi, ad imporre la realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell’Aube all’inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari”.
Gli ambientalisti francesi fanno la lista di altre scorie che la Francia ha nascosto in altri Paesi come gli “sterili”, vere montagne di residui dell’estrazione di uranio abbandonati a cielo aperto in Niger da Areva. La scoperta della discarica nucleare francese in Russia mette fortemente in dubbio quel che Edf ed Areva propagandano con una massiccia campagna sui media: “Il 96% delle scorie nucleari francesi sono riciclate”, secondo alcuni quotidiani francesi, si tratta invece di una campagna di disinformazione che Edf dovrebbe addirittura rettificare.
A dimostrazione di questo, l’inchiesta di Artè arriva appena una settimana dopo l’incidente avvenuto nell’impianto in dismissione di Cadarache vicino Marsiglia, che produceva fino al 2003 carburante MOX, incidente valutato livello 2 dal Commissario per l’energia atomica: durante la dismissione sono stati registrati livelli di radioattività decisamente oltre la soglia consentita. Analizzando l’accaduto, è stato scoperto che nei depositi c’è molto più plutonio di quanto ne fosse stato dichiarato: 39 chili al posto di 8 chili.
Un errore pericolosissimo, poichè come ricorda l’ASN (Autorité de sûreté nucléaire): “Quando vi è una massa critica di materiale nucleare e vi sono determinate condizioni ambientali, si può innescare una reazione nucleare a catena. Di certo vi è che i margini di sicurezza a questo punto si sono abbassati”, ma anche un errore grossolano e madornale, nella valutazione della quantità del materiale depositato. Un errore che un qualunque tecnico nucleare non dovrebbe mai commettere. Un errore di superficialità. Cosa che nel settore del nucleare nessuno può permettersi. L’impianto in questione, forniva carburante specialmente al mercato tedesco, era in attività dal 1961 e l’attività fu sospesa nel 2003 perché la zona si rivelò ad alto rischio sismico. Nel corso della pulizia e della dismissione di 450 contenitori di plutonio, il Commissario per energia atomica a potuto constatare che la quantità del materiale radioattivo era nettamente superiore a quello dichiarato.
Quanto accade in Francia, dove oramai l’intero sistema nucleare sta svelando i suoi scheletri nell’armadio, è l’ennesima dimostrazione del fatto che non esiste una soluzione sensata al problema delle scorie. Problema che nella nostra Italia viene addirittura affrontato con estrema superficialità, nel programma berlusconiano di rilancio del nucleare. Infatti da noi si preferisce annunciare, con la pomposità di uno spot elettorale, nuove centrali, ma mai si racconta come si prevede di smaltire i rifiuti radioattivi.
Eppure, in preda ad una follia collettiva da parte delle forze di governo italiane, mentre il resto del mondo ragiona sul come abbandonare la produzione per via atomica di energia elettrica, da noi da qualche anno si è tornati a parlare dell’energia nucleare addirittura come di “un’energia verde”. Si racconta che la filiera nucleare è chiusa, che i materiali radioattivi sono riutilizzabili, che si ridurrebbe la dipendenza dal petrolio e si attenuerebbero le emissioni di anidride carbonica. Peccato che la realtà sia quasi all’opposto.
Alessandro Iacuelli
tratto da www.altrenotizie.org

mercoledì 1 giugno 2011

Il ReggaeReferendum





12 giugno vai a votare di si contro il nucleare e di si per l'acqua, l'acqua non si può comperare, non la si può privatizzare. Di si è un tuo dovere legittimo, vosa si contro il legittimo impedimento.
E adesso per tutti giochiamo questi numeri al lotto, 12-13-20-11-4
12 -13 giugno 2011 4 SI



mercoledì 4 maggio 2011

Creare nel Web una città interamente ecosostenibile

"Vi porto in evidenza questo articolo, perché credo che attraverso il gioco si possa creare una nuova cultura che sovrasti le attuali regole di una città consumistica. Giocando riusceremo a sbarazzarci della cultura di consumo imposta dai "potenti"  e un giorno una città interamente ecosostenibile non sarà solo qualcosa di virtuale creato nel web, ma l'inizio di un mondo migliore, l'inizio di un modo dove finalmente avremo per produrre energia la più grande centrale nucleare del pianeta: IL SOLE i più bei tralicci nei prati e sulle montagne: I MULINI A VENTO, e tante altre forme di energia naturali .... Buona Cultura quindi, giochiamo per tradurre nella realtà il sogno di un mondo pulito"
Panasonic ha lanciato Evolta city, un nuovo gioco online con il quale potrai divertirti a costruire una città interamente ecologica e rispettosa dell’ambiente.
Entrando nel gioco potrete aiutare Mr. Evolta nel pensare, disegnare e costruire la più grande città ecologica del web: potrai costruire edifici eco-friendly, spostarti con automobili elettriche e alimentare tutto con l’energia prodotta da mulini a vento!
Il sistema di gioco è simile a quello dei più noti giochi di “citybuilding” con l’unica differenza che qui si costruisce qualcosa di veramente innovativo!
Ma le novità non finiscono qui! Infatti, oltre a tanto divertimento, Panasonic mette in palio anche fantastici premi: i primi 500 partecipanti al gioco potranno aggiudicarsi una fornitura per ben 5 anni delle batterie Panasonic Evolta; invece i migliori “costruttori ecologici” potranno vincere fantastici premi ecologici tra cui le favolose biciclette elettriche!
Devi sapere che Mr. Evolta non è un semplice personaggio da videogioco, ma è un reale robot creato dagli ingegneri di Panasonic; ebbene questo modernissimo robottino è riuscito a scalare (nella realtà si intende) il Grand Canion, arrampicandosi su una corda lunga oltre 500 metri ! Tutto questo in meno di 7 ore… come ha fatto? Semplice! Utilizzando le pile Evolta… Il simpatico robottino deve ringraziare le pile che lo alimentavano e dividere con loro il prestigioso premio vinto: la certificazione ufficiale del Guinness World Record!
Le batterie alcaline Panasonic Evolta sono le pile più durature che esistano!
Di questa linea esiste anche la versione ricaricabile che riesce, udite udite, ad effettuare fino a 1600 ricariche… se ci fosse anche in questo ambito una gara del Guinness World Record, non abbiamo dubbi sul vincitore!
Cosa aspetti? Aiuta Mr. Evolta a creare la più grande città ecologica!
Per partecipare visita subito il sito www.panasonic-batteries.com e iscriviti gratuitamente.
Se vuoi, puoi seguire le avventure del simpatico robottino anche sulla sua personale pagina Facebook http://www.facebook.com/MrEvolta

venerdì 22 aprile 2011

Il Giorno della Terra



La giornata è stata istituita il 22 aprile 1970 dopo il disastro petrolifero di Santa Barbara

Il Giorno della Terra
L’ecologia del vivere

Tra gli obiettivi dell’Earth Day, aiutare le persone, le aziende e le strutture pubbliche a essere consapevoli dell’impatto che i nostri rifiuti e tutto ciò che produciamo ogni giorno hanno sul pianeta. È stata lanciata una campagna intitolata: "Azioni del buon senso" per fornire suggerimenti da applicare nel quotidiano. Il sito italiano 

Era il 22 aprile 1970 quando il senatore statunitense Gaylord Nelson, scosso dal disastro petrolifero di Santa Barbara, riuscì a unire 20 milioni di cittadini americani in un appello vigoroso e insieme angosciato per la salvezza del nostro pianeta. Da quel giorno, ogni 22 aprile si celebra l'Earth Day - la Giornata Mondiale della Terra, un evento internazionale che coinvolge 174 paesi del mondo.
Quest'appuntamento annuale, ha lo scopo di sensibilizzare le persone sulla necessità di una maggior tutela del mondo in cui viviamo ed è diventata un'occasione per riflettere e agire concretamente identificando i problemi, cercando soluzioni concrete, anche nei microcosmi in cui trascorriamo la nostra quotidianità. Associazioni ed esperti portano continuamente all'attenzione della gente comune i fattori di rischio ambientale, i suggerimenti utili a proteggere la nostra terra e a migliorarne il difficile rapporto con gli esseri umani che la popolano e non sempre ne rispettano gli equilibri.
In vista della Giornata, sul sito ufficiale italiano (www.giornatamondialedellaterra.it) è stata lanciata una bellissima campagna  intitolata: "Azioni del buon senso", nata per raccogliere spunti dagli utenti. Piccoli suggerimenti, dettati appunto dal buon senso, da applicare nella propria vita quotidiana per salvaguardare l'integrità e l'equilibrio del pianeta terra e, di conseguenza, la sua vivibilità.
E a New York, Times Square si veste di verde per l'Earth Day del 2011. E sarà una sfumatura piuttosto tecnologica: per un'ora, tra mezzogiorno e l'una, gli enormi schermi della piazza più celebre di New York manderanno immagini di foglie, rami e alberi. Una grande foresta per ricordare l'emergenza ecologica del pianeta, e per invitare turisti e cittadini a contribuire a piantare alberi in varie aree del mondo inviando un sms. L'iniziativa "Re-Green the World" manderà in onda in tempo reale il numero di alberi piantati grazie ai messaggi. Un sms da 5 dollari garantirà cinque nuovi alberi in zone che vanno dal Kenya al Messico.