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lunedì 5 dicembre 2011

Cronache dal Pianeta Anarras: Anno 2032

A piedi nella sabbia, in riva al mare
onde sempre più impetuose, vento sempre più forte
gabbiani, come aerei solari, librano nel cielo
Anno 2032
senza petrolio
senza carbone
no centrali nucleari, solo raggi solari riscaldano il pianeta
turbine eoliche ci scaraventano addosso la loro potenza energetica
luci led, auto elettriche, piste ciclabili nelle città
tapirulan solari ti portano al passante ferroviario
Il treno solare sta per arrivare, velocità 500 km orari
nessuna fermata intermedia
destinazione mare
a piedi nella sabbia in riva al mare
guardo i gabbiani volare

venerdì 2 settembre 2011

Diventa Cyber-Attivista

Non c'è necessariamente bisogno di trovare il tempo per viaggiare ed unirsi agli attivisti in giro per il mondo per aiutare Greenpeace e le sue campagne.

Puoi farlo diventando un cyberattivista, ovvero un attivista che può firmare petizioni, campagne e inviare mail di protesta grazie al suo computer, firmando i documenti di Greenpeace sul sito. Puoi poi diffondere i contenuti sui social network cui sei iscritto.

Clicca su questo collegamento per vedere la pagina dei cyberattivisti:

Greenpeace cyberattivista

giovedì 1 settembre 2011

Come mai crollano le Dolomiti ?

stralcio di un articolo de La Stampa:

Foto di Radiocodaritorta in Copyleft: Licenza Creative Commons 3.0
Come mai crollano le Dolomiti? si domanda la gente. Sarà il caldo, sarà l’effetto serra? In questo caso abbiamo delle risposte. La prima è di natura strutturale, perché le Dolomiti sono tanto belle quanto tenere e inconsistenti, delle fragili scogliere coralline proiettate provvisoriamente nel cielo. Ogni strapiombo è il risultato di un vecchio crollo, le guglie, le torri e i ricami di roccia sono fantastici effetti dell’erosione. La seconda risposta attiene all’estate che sta per finire, o meglio a quei dieci giorni roventi di agosto che probabilmente hanno intaccato il permafrost anche a tremila metri di altezza e sui versanti più freddi esposti a Settentrione. È come se, sciogliendo lo strato di ghiaccio in profondità, fosse venuto a mancare il collante che teneva insieme la struttura rocciosa.

L’intensificarsi delle frane sulle Alpi dovrebbe comunque farci riflettere sulle conseguenze del riscaldamento globale: forse la nostra civiltà è attrezzata per contrastare il freddo con la tecnologia, ma siamo drammaticamente inermi di fronte al caldo che sgretola le rocce e scioglie i ghiacciai. La Terra ha la febbre e le montagne sono i termometri che la misurano.




sabato 2 luglio 2011

La funivia urbana costa poco e non inquina

 Non inquinano, costano poco e permettono di evitare il traffico: le funivie urbane alla conquista del mondo. Da Roma a New York, i progetti realizzati e quelli da realizzare

La funiva, la nuova ricetta di architetti e ingegneri per liberare le città dal traffico e dallo smog.
Collegare poli di flusso come stazioni, porti, centri sportivi: ecco la funzione delle funivie e delle tereferiche cittadine, destinate a moltiplicarsi nel giro di pochi anni.
La teleferica di Madrid: a 40 metri di altezza, ha un percorso di tre chilometriStefano Panunzi, docente di Progettazione urbana all’Università degli studi del Molise: «La funivia è un mezzo di trasporto trascurato. Oggi potrebbe risolvere problemi chiave per la vita urbana. Ha costi ben più bassi di una metropolitana, perché non c’è bisogno di espropriare terreni. Inquina pochissimo e ha un minore impatto sull’ambiente, visto che bastano pochi piloni ogni svariate centinaia di metri. Può essere addirittura montata e smontata. Si può quindi provarla per alcuni mesi in aree speciali. Per non dire di quanto sia bello poter volare sulla città».
La funivia è più veloce dei mezzi pubblici che si muovono nel traffico cittadino. In media raggiunge i 25/27 km orari, con un moto circolare continuo, senza attese per i passeggeri.
I romani passano in media 74 minuti al giorno nel traffico per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i bimbi a scuola o altro. I napoletani 63 minuti, i torinese 62 (dati del rapporto 2011 “Cittalia” di Legambiente).
Una metropolitana di medie dimensioni trasporta 40mila persone ogni ora, il tram 7.000, la funivia urbana 6.000.
Costo per costruire 10 km:
• metropolitana: 147 milioni di euro
• tram: 90 milioni di euro
• funivia: 17 milioni di euro.
La prima funivia cittadina fu realizzata nel 1908 a Bolzano. Chiamata Kohlerer Bahan (“Funivia del Colle”), è ancora oggi attiva.
La funivia più lunga del mondo è stata inaugurata alla fine d’ottobre dello scorso anno a Tatev, in Armenia. È lunga 5.750 metri e porta al villaggio di Halidzor, dove si trova un monastero del IX secolo.
Le funuvie urbane più famose:
• New York. Collega Roosevelt Island a Manhattan. È stata realizzata nel 1976 per ovviare alla chiusura del ponte di Brooklyn. Oggi è il secondo mezzo più utilizzato per superare l’East River. Viaggia a poche decine di metri dal suolo.
• Madrid. La teleferica collega il centro al parco della Casa de Campo. Il tragitto, a 40 metri d’altezza, è lungo tre chilometri.
• Città del Capo. Inaugurata negli anni Venti, collega il centro alle cime della Table Mountain (1.085 metri). Ogni cabina ospita 65 persone e ruota su 360°, permettendo una vista integrale della città e dell’Oceano.
Un’immagine del progetto di funivia sul Tamigi che sarà pronta per le Olimpiadi del 2012 La funivia utilizza motori elettrici. A corrente alternata per impianti medio-piccoli, continua per i grandi. Ogni impianto ha due motori. Il consumo varia, a seconda della portata, tra i 500 e i 1.000 chilowatt (energia sufficiente per 330 alloggi).
Gli impianti possono essere a campata unica (con funi tese direttamente fra le due stazioni) o possono richiedere uno o più sostegni intermedi (detti piloni).
Fino a qualche anno fa una cabina saliva mentre l’altra scendeva, perché collegate alla stessa fune traente. Oggi ogni cabina può salire o scendere in modo indipendente.
Il sistema più innovativo è il “3S”, il trifune: due funi portanti e una che traina. Realizzato grazie a un progetto italiano, garantisce la stabilità anche con venti superiori a 100 chilometri orari.
Mantenere una funivia costa circa 300mila euro l’anno, tenendo conto delle revisioni obbligatorie ogni cinque anni. Tutti gli impianti devono avere, secondo le normative, tre addetti più un caposervizio e un direttore di servizio.
Il mercato mondiale è dominato da due grandi gruppi: l’italiano Leitner, con sede a Vitipeno (Bolzano) e l’austriaco Doppelmayr di Bregenz, che ha uno stabilimento anche in Alto Adige, a Lana. Fatturano ogni anno circa 600 milioni di euro ciascuno.
Per le Olimpiadi del 2012 Londra costruirà una teleferica per collegare due centri sportivi sui lati opposti del Tamigi. La struttura trasporterà 2.500 persone l’ora, pari a 40 bus.
A Berlino la zona Ovest e i nuovi quartieri saranno uniti con una funivia orizzontale di quattro chilometri, alta 35 metri. Porterà fino a 2.000 passeggeri all’ora per direzione. Costo: 15 milioni di euro.
La funivia di Bolzano, inaugurata nel 1908In Italia, oltre a Bolzano, ci sono funicolari a Perugia, Venezia, Napoli, e Capri. E molti sono i progetti in fase di realizzazione. A Roma nel 2007 è stato approvato un disegno per unire il quartiere della Magliana con l’Eur, direttamente alla stazione della metropolitana, sorvolando il Tevere. Il tragitto sarà di 650 metri a 35 metri d’altezza, con 32 cabine da 8 posti. Costo dell’operazione: 22 milioni di euro (10 milioni già finanziati dall’Ue). I lavori non sono ancora partiti. Per accelerare le operazioni e informare i cittadini è nato il sito www.funivia-roma.it
A Verona un gruppo di privati ha proposto al Comune di cofinanziare, insiema a Leitner, una funivia che colleghi l’aeroporto Catullo allo stadio Bentegodi. Il progetto, in discussione, verrebbe a costare tra i 30 e i 40 milioni di euro.
Maurizio Spina, architetto e ricercatore dell’Università di Catania, ha elaborato un progetto di funivia per il capoluogo etneo: dal comune di Trecastagni si arriverebbe fino all’aeroporto Fontanarossa, attraversando la città e sorvolando il porto.
Il sogno di Maurizio Spina è collegare dal cielo la Calabria e la Sicilia: «Basterebbero un pilone per lato a terra. Quarantaquattro cabine capaci di trasportare in sei minuti seimila persone all’ora. Il costo? Solo quattro milioni di euro».

giovedì 16 giugno 2011

Cessate il fuoco. Stop alla Guerra

Nel 2011 supereremo la soglia dei 2,2 miliardi di euro per contribuire con le nostre missioni di guerra alla distruzione del pianeta, all'incremento della violenza, all'odio tra i popoli, alla distruzione di vite umane.
Sembra che per questo i soldi ci siano, tutti i giorni gettiamo soldi dalla finestra, i nostri soldi, per combattere in nome di una falsa democrazia che invece è una prevaricazione verso altri popoli non allineati alle politiche del business e degli affari internazionali.
Se ci togliamo dalla guerra e investiamo i soldi spesi ogni giorno per far riprendere la nostra economia, per investire su fonti rinnovabili, supereremo in fretta le nazioni europeee che per passare alle rinnovabili devono spendere soldi per dismettere le loro energie sporche (nucleare).
In questo modo oltre ad avere la nostra nazione indipendente dal business dell'energia creeremo anche innumerevoli posti di lavoro puliti.

sabato 11 giugno 2011

Le Scorie Radioattive e la Guerra nel mondo

Dopo lo scandalo sullo smaltimento di scorie nucleari nelle zone rurali del Paese, scoperto da France 3 con un recente documentario, in Francia scoppia l’ennesimo scandalo nucleare, che investe direttamente lo Stato e le istituzioni pubbliche preposte alla gestione della produzione energetica nucleare. Stavolta è stata la rete televisiva Artè a scoprire, con un documentario-inchiesta intitolato “Déchets: le cauchemar du nucléaire”, dove vanno delle grosse quantità di scarti nucleari transalpini. L’inchiesta, ripresa dal quotidiano Libération, ha scoperto che la Francia ha stoccato in modo totalmente abusivo degli elevati quantitativi di scorie nucleari in Siberia.
L’inchiesta di Artè ha svelato che il 13% delle scorie radioattive francesi sarebbero attualmente stoccate nel complesso atomico russo di Tomsk-7, in Siberia e che ogni anno 108 tonnellate di uranio impoverito provenienti dalle centrali atomiche francesi verrebbero spedite in Russia e scaricate a cielo aperto. “Come e perché le scorie francesi sono arrivate in Siberia?”, si chiedono gli autori del documentario, prima di seguire le scorie. I container vengono imbarcati a Le Havre, su navi che attraversano la Manica ed il Baltico, fino a San Pietroburgo, poi sono caricati a bordo di un treno che li porta fino al complesso atomico di Tomsk-7, in Siberia. In questo impianto l’uranio viene sottoposto ad un processo di arricchimento, appena il 10% dell’uranio trattato viene così recuperato, e rispedito in Francia dove viene reintrodotto nel processo di produzione di energia.
Il resto, il 90% del materiale che arriva in Siberia, non è riutilizzabile, diventa di proprietà dell’impresa nucleare russa Tenex e rimane stoccato a cielo aperto. Gli ecologisti russi e francesi di Greenpeace accusano il governo francese di abbandonare le proprie scorie radioattive in Russia, e di non essere capaci di gestire il plutonio, una materia molto pericolosa. Naturalmente questo risultato, portato alla luce e all’attenzione dell’opinione pubblica, pone delle serie questioni. Prima di tutto, come si legge suLibération: “La scarsa sicurezza del trasporto delle scorie per ottomila chilometri, la pericolosità dell’accumulo di questi materiali e la dubbia efficacia del trattamento a cui vengono sottoposti”.


Fortissimo l’imbarazzo di Edf, un cui portavoce ha affermato che “I rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza”. Nonostante questo tentativo “a caldo” di rassicurare, restano vive le immagini dell’inchiesta condotta da Eric Guéret e Laure Noualhat, che mostrano in maniera inequivocabile e dettagliata contenitori con combustibile nucleare usato stoccati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna precauzione. Direttamente sul terreno.
In Francia, alle rassicurazioni da parte dei vertici di Edf, soprattutto dopo le fughe radioattive di Tricastin, oramai non crede quasi più nessuno, ad iniziare dall’associazione ambientalista “Sortir du nucléaire”, che dichiara: “Mentre il ministro dell’ecologia si accontenta di chiedere un’inchiesta,  con l’obiettivo evidente di guadagnare tempo perché l’affaire sparisca dall’attualità, la nostra associazione chiede il ritorno in Francia delle scorie radioattive francesi abbandonate da Edf in Russia”. In effetti, il segretario di Stato all’ecologia francese, Chantale Jouanno, ha dichiarato di essere favorevole all’apertura di un’inchiesta interna dell’azienda energetica Electricité de France (Edf) sullo stoccaggio di scorie nucleari francesi in Siberia, pur senza “trarre conclusioni affrettate”, quasi a mettere in dubbio la validità del lavoro di Artè, poi ha aggiunto: “A partire dal momento in ci sarà un dubbio, è normale che l’opinione pubblica sarà informata”.
Si tratta certamente di una forte manifestazione di imbarazzo nell’affrontare questo nuovo pasticcio, che arriva dopo anni di incidenti, fughe radioattive, ritrovamenti di scorie sepolte in zone rurali della Francia stessa. Tutti eventi che minano e screditano quel nucleare che i francesi stessi hanno sempre definito “sicuro”. Così com’é completamente ingiustificabile che l’industria nucleare francese si sbarazzi all’estero dei suoi rifiuti radioattivi. L’argomentazione ingannevole di Edf che pretende che non si tratti di scorie ma di “materiale valorizzabile”, e quindi recuperabile e riciclabile, non può essere posta: si recupera il 10% del materiale, il resto rimane in Russia, e si tratta di rifiuti nucleari.
“Bisogna che la Francia nucleare si assuma le conseguenze delle sue attività e ne renda finalmente conto davanti all’opinione pubblica”, continua il comunicato di “ortir du nucléaire”, “I cittadini francesi devono in questa occasione prendere coscienza dell’accumulazione drammatica di diverse categorie di rifiuti e  residui radioattivi prodotti dall’industria nucleare e dell’assenza di soluzioni per queste scorie. Il rimpatrio in Francia delle scorie radioattive spedite in Russia obbligherà le autorità francesi a tentare di trovare un sito di stoccaggio, pur sapendo che è più difficile trovare un sito del genere in Francia che in fondo alla Siberia. Questo permetterà di ricordare che, malgrado le manovre indegne, lo Stato francese non riesce, da molti mesi, ad imporre la realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell’Aube all’inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari”.
Gli ambientalisti francesi fanno la lista di altre scorie che la Francia ha nascosto in altri Paesi come gli “sterili”, vere montagne di residui dell’estrazione di uranio abbandonati a cielo aperto in Niger da Areva. La scoperta della discarica nucleare francese in Russia mette fortemente in dubbio quel che Edf ed Areva propagandano con una massiccia campagna sui media: “Il 96% delle scorie nucleari francesi sono riciclate”, secondo alcuni quotidiani francesi, si tratta invece di una campagna di disinformazione che Edf dovrebbe addirittura rettificare.
A dimostrazione di questo, l’inchiesta di Artè arriva appena una settimana dopo l’incidente avvenuto nell’impianto in dismissione di Cadarache vicino Marsiglia, che produceva fino al 2003 carburante MOX, incidente valutato livello 2 dal Commissario per l’energia atomica: durante la dismissione sono stati registrati livelli di radioattività decisamente oltre la soglia consentita. Analizzando l’accaduto, è stato scoperto che nei depositi c’è molto più plutonio di quanto ne fosse stato dichiarato: 39 chili al posto di 8 chili.
Un errore pericolosissimo, poichè come ricorda l’ASN (Autorité de sûreté nucléaire): “Quando vi è una massa critica di materiale nucleare e vi sono determinate condizioni ambientali, si può innescare una reazione nucleare a catena. Di certo vi è che i margini di sicurezza a questo punto si sono abbassati”, ma anche un errore grossolano e madornale, nella valutazione della quantità del materiale depositato. Un errore che un qualunque tecnico nucleare non dovrebbe mai commettere. Un errore di superficialità. Cosa che nel settore del nucleare nessuno può permettersi. L’impianto in questione, forniva carburante specialmente al mercato tedesco, era in attività dal 1961 e l’attività fu sospesa nel 2003 perché la zona si rivelò ad alto rischio sismico. Nel corso della pulizia e della dismissione di 450 contenitori di plutonio, il Commissario per energia atomica a potuto constatare che la quantità del materiale radioattivo era nettamente superiore a quello dichiarato.
Quanto accade in Francia, dove oramai l’intero sistema nucleare sta svelando i suoi scheletri nell’armadio, è l’ennesima dimostrazione del fatto che non esiste una soluzione sensata al problema delle scorie. Problema che nella nostra Italia viene addirittura affrontato con estrema superficialità, nel programma berlusconiano di rilancio del nucleare. Infatti da noi si preferisce annunciare, con la pomposità di uno spot elettorale, nuove centrali, ma mai si racconta come si prevede di smaltire i rifiuti radioattivi.
Eppure, in preda ad una follia collettiva da parte delle forze di governo italiane, mentre il resto del mondo ragiona sul come abbandonare la produzione per via atomica di energia elettrica, da noi da qualche anno si è tornati a parlare dell’energia nucleare addirittura come di “un’energia verde”. Si racconta che la filiera nucleare è chiusa, che i materiali radioattivi sono riutilizzabili, che si ridurrebbe la dipendenza dal petrolio e si attenuerebbero le emissioni di anidride carbonica. Peccato che la realtà sia quasi all’opposto.
Alessandro Iacuelli
tratto da www.altrenotizie.org

venerdì 18 febbraio 2011

17 Marzo L'italia è in festa, Calderoli NO

A Calderoli non va proprio giù che questo giorno sia un giorno di festa per celebrare i 150 anni di Unità D'Italia. A lui piace l'Italia disunita. E allora si inventa un sacco di ".....ate".
Dice:
Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo – ha detto il ministro Calderoli - un decreto legge privo di copertura in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale''

“Come ho già detto - prosegue l'esponente della Lega - sono e resto contrario alla decisione di non far lavorare il Paese il 17 di marzo, sia per il costo diretto che è insito in una festività con effetti civili che per quello indiretto, che proverrà dallo stimolo di allungare la festività in un ponte da giovedì fino a domenica. Se vogliamo rilanciare davvero il Pil di questo Paese con il decreto legge di oggi abbiamo fatto l'esatto contrario'', conclude.

E allora invito tutti a fare il ponte, per allungare le feste fino alla Domenica. Ne risentirà il PIL, ma la terra sarà felice. Sarà felice perchè meno persone useranno l'auto, le fabbriche inquinanti che creano inquinamento saranno chiuse e la natura provvederà da sola a ridurre lo smog, visto che questi nostri politici che ci governano pensano a rimettere le centrali nucleari. Ma se guardassero a quello chje succede negli altri paesi d'europa, se guardassero meno agli interessi di mafia e promuovessro con incentivi seri l'uso delle energie alternative( sole acqua vento) si creerebbero molti più posti di lavoro. L'occupazione riprenderebbe e il PIL sorriderebbe alle cazzate di Calderoli.

mercoledì 19 gennaio 2011

Il problema senza la soluzione - Greenpeace

Il problema senza la soluzione - Greenpeace: "Vuoi sapere la verità sul nucleare? Ti presentiamo la nostra campagna pubblicitaria per smentire le bugie del Governo, di Enel e del Forum nucleare. Informati e condividi. La tua partecipazione attiva è fondamentale per contrastare il bombardamento mediatico pro-atomo finanziato con milioni di euro dall’industria nucleare."

guarda il video

venerdì 13 novembre 2009

Una Bandiera per salvare il Pianeta


Una bandiera per salvare la Terra. 

L'arcobaleno con i colori della pace in campo contro la guerra più dura: quella dell'uomo contro il pianeta. Rilanciata da un blog sponsorizzato dal francese Liberation, la nuova bandiera si propone come simbolo della lotta ai cambiamenti climatici. E' la stessa che abbiamo appeso alle finestre contro la guerra in Iraq e prima ancora, nel secolo scorso, contro la proliferazione nucleare e i missili Cruise in Sicilia. La stessa bandiera, con al centro la scritta "Climat", "Climate", clima, per dire che c'è una guerra da fermare e che con il clima è in gioco la sopravvivenza del genere umano. L'idea sta correndo sul web e a riproporla è Pascal Canfin, che lo fa in vista del summit di Copenaghen del prossimo dicembre. "Purtroppo molti stati non sono all'altezza delle loro responsabilità storiche - scrive il blogger -. E' necessaria la mobilitazione dei cittadini per incidere sui risultati dei negoziati. Per segnalare il vostro sostegno agli obiettivi ambiziosi di Copenaghen esiste un nuovo simbolo". La bandiera, appunto. L'invito è a farla propria, diffonderla, cucirla in casa, farla circolare. Un passaparola "libero da diritti e accessibile a tutti". Per scaricare il logo: http//www.climateflag.com.