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domenica 12 giugno 2011
Tu puoi essere un SuperEroe. Il futuro dipende da te
sabato 11 giugno 2011
MEGLIO ATTIVI OGGI CHE RADIOATTIVI DOMANI
Le Scorie Radioattive e la Guerra nel mondo
Dopo lo scandalo sullo smaltimento di scorie nucleari nelle zone rurali del Paese, scoperto da France 3 con un recente documentario,
in Francia scoppia l’ennesimo scandalo nucleare, che investe
direttamente lo Stato e le istituzioni pubbliche preposte alla gestione
della produzione energetica nucleare. Stavolta è stata la rete
televisiva Artè a scoprire, con un documentario-inchiesta intitolato
“Déchets: le cauchemar du nucléaire”, dove vanno delle grosse quantità
di scarti nucleari transalpini. L’inchiesta, ripresa dal quotidiano Libération, ha scoperto che la Francia ha stoccato in modo totalmente abusivo degli elevati quantitativi di scorie nucleari in Siberia.
L’inchiesta di Artè ha svelato che il 13% delle scorie radioattive francesi sarebbero attualmente stoccate nel complesso atomico russo di Tomsk-7, in Siberia e che ogni anno 108 tonnellate di uranio impoverito provenienti dalle centrali atomiche francesi verrebbero spedite in Russia e scaricate a cielo aperto. “Come e perché le scorie francesi sono arrivate in Siberia?”, si chiedono gli autori del documentario, prima di seguire le scorie. I container vengono imbarcati a Le Havre, su navi che attraversano la Manica ed il Baltico, fino a San Pietroburgo, poi sono caricati a bordo di un treno che li porta fino al complesso atomico di Tomsk-7, in Siberia. In questo impianto l’uranio viene sottoposto ad un processo di arricchimento, appena il 10% dell’uranio trattato viene così recuperato, e rispedito in Francia dove viene reintrodotto nel processo di produzione di energia.
Il resto, il 90% del materiale che arriva in Siberia, non è riutilizzabile, diventa di proprietà dell’impresa nucleare russa Tenex e rimane stoccato a cielo aperto. Gli ecologisti russi e francesi di Greenpeace accusano il governo francese di abbandonare le proprie scorie radioattive in Russia, e di non essere capaci di gestire il plutonio, una materia molto pericolosa. Naturalmente questo risultato, portato alla luce e all’attenzione dell’opinione pubblica, pone delle serie questioni. Prima di tutto, come si legge suLibération: “La scarsa sicurezza del trasporto delle scorie per ottomila chilometri, la pericolosità dell’accumulo di questi materiali e la dubbia efficacia del trattamento a cui vengono sottoposti”.
Fortissimo l’imbarazzo di Edf, un cui portavoce ha affermato che “I rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza”. Nonostante questo tentativo “a caldo” di rassicurare, restano vive le immagini dell’inchiesta condotta da Eric Guéret e Laure Noualhat, che mostrano in maniera inequivocabile e dettagliata contenitori con combustibile nucleare usato stoccati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna precauzione. Direttamente sul terreno.
In Francia, alle rassicurazioni da parte dei vertici di Edf, soprattutto dopo le fughe radioattive di Tricastin, oramai non crede quasi più nessuno, ad iniziare dall’associazione ambientalista “Sortir du nucléaire”, che dichiara: “Mentre il ministro dell’ecologia si accontenta di chiedere un’inchiesta, con l’obiettivo evidente di guadagnare tempo perché l’affaire sparisca dall’attualità, la nostra associazione chiede il ritorno in Francia delle scorie radioattive francesi abbandonate da Edf in Russia”. In effetti, il segretario di Stato all’ecologia francese, Chantale Jouanno, ha dichiarato di essere favorevole all’apertura di un’inchiesta interna dell’azienda energetica Electricité de France (Edf) sullo stoccaggio di scorie nucleari francesi in Siberia, pur senza “trarre conclusioni affrettate”, quasi a mettere in dubbio la validità del lavoro di Artè, poi ha aggiunto: “A partire dal momento in ci sarà un dubbio, è normale che l’opinione pubblica sarà informata”.
Si tratta certamente di una forte manifestazione di imbarazzo nell’affrontare questo nuovo pasticcio, che arriva dopo anni di incidenti, fughe radioattive, ritrovamenti di scorie sepolte in zone rurali della Francia stessa. Tutti eventi che minano e screditano quel nucleare che i francesi stessi hanno sempre definito “sicuro”. Così com’é completamente ingiustificabile che l’industria nucleare francese si sbarazzi all’estero dei suoi rifiuti radioattivi. L’argomentazione ingannevole di Edf che pretende che non si tratti di scorie ma di “materiale valorizzabile”, e quindi recuperabile e riciclabile, non può essere posta: si recupera il 10% del materiale, il resto rimane in Russia, e si tratta di rifiuti nucleari.
“Bisogna che la Francia nucleare si assuma le conseguenze delle sue attività e ne renda finalmente conto davanti all’opinione pubblica”, continua il comunicato di “ortir du nucléaire”, “I cittadini francesi devono in questa occasione prendere coscienza dell’accumulazione drammatica di diverse categorie di rifiuti e residui radioattivi prodotti dall’industria nucleare e dell’assenza di soluzioni per queste scorie. Il rimpatrio in Francia delle scorie radioattive spedite in Russia obbligherà le autorità francesi a tentare di trovare un sito di stoccaggio, pur sapendo che è più difficile trovare un sito del genere in Francia che in fondo alla Siberia. Questo permetterà di ricordare che, malgrado le manovre indegne, lo Stato francese non riesce, da molti mesi, ad imporre la realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell’Aube all’inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari”.
Gli ambientalisti francesi fanno la lista di altre scorie che la Francia ha nascosto in altri Paesi come gli “sterili”, vere montagne di residui dell’estrazione di uranio abbandonati a cielo aperto in Niger da Areva. La scoperta della discarica nucleare francese in Russia mette fortemente in dubbio quel che Edf ed Areva propagandano con una massiccia campagna sui media: “Il 96% delle scorie nucleari francesi sono riciclate”, secondo alcuni quotidiani francesi, si tratta invece di una campagna di disinformazione che Edf dovrebbe addirittura rettificare.
A dimostrazione di questo, l’inchiesta di Artè arriva appena una settimana dopo l’incidente avvenuto nell’impianto in dismissione di Cadarache vicino Marsiglia, che produceva fino al 2003 carburante MOX, incidente valutato livello 2 dal Commissario per l’energia atomica: durante la dismissione sono stati registrati livelli di radioattività decisamente oltre la soglia consentita. Analizzando l’accaduto, è stato scoperto che nei depositi c’è molto più plutonio di quanto ne fosse stato dichiarato: 39 chili al posto di 8 chili.
Un errore pericolosissimo, poichè come ricorda l’ASN (Autorité de sûreté nucléaire): “Quando vi è una massa critica di materiale nucleare e vi sono determinate condizioni ambientali, si può innescare una reazione nucleare a catena. Di certo vi è che i margini di sicurezza a questo punto si sono abbassati”, ma anche un errore grossolano e madornale, nella valutazione della quantità del materiale depositato. Un errore che un qualunque tecnico nucleare non dovrebbe mai commettere. Un errore di superficialità. Cosa che nel settore del nucleare nessuno può permettersi. L’impianto in questione, forniva carburante specialmente al mercato tedesco, era in attività dal 1961 e l’attività fu sospesa nel 2003 perché la zona si rivelò ad alto rischio sismico. Nel corso della pulizia e della dismissione di 450 contenitori di plutonio, il Commissario per energia atomica a potuto constatare che la quantità del materiale radioattivo era nettamente superiore a quello dichiarato.
Quanto accade in Francia, dove oramai l’intero sistema nucleare sta svelando i suoi scheletri nell’armadio, è l’ennesima dimostrazione del fatto che non esiste una soluzione sensata al problema delle scorie. Problema che nella nostra Italia viene addirittura affrontato con estrema superficialità, nel programma berlusconiano di rilancio del nucleare. Infatti da noi si preferisce annunciare, con la pomposità di uno spot elettorale, nuove centrali, ma mai si racconta come si prevede di smaltire i rifiuti radioattivi.
Eppure, in preda ad una follia collettiva da parte delle forze di governo italiane, mentre il resto del mondo ragiona sul come abbandonare la produzione per via atomica di energia elettrica, da noi da qualche anno si è tornati a parlare dell’energia nucleare addirittura come di “un’energia verde”. Si racconta che la filiera nucleare è chiusa, che i materiali radioattivi sono riutilizzabili, che si ridurrebbe la dipendenza dal petrolio e si attenuerebbero le emissioni di anidride carbonica. Peccato che la realtà sia quasi all’opposto.
Alessandro Iacuelli
tratto da www.altrenotizie.org
L’inchiesta di Artè ha svelato che il 13% delle scorie radioattive francesi sarebbero attualmente stoccate nel complesso atomico russo di Tomsk-7, in Siberia e che ogni anno 108 tonnellate di uranio impoverito provenienti dalle centrali atomiche francesi verrebbero spedite in Russia e scaricate a cielo aperto. “Come e perché le scorie francesi sono arrivate in Siberia?”, si chiedono gli autori del documentario, prima di seguire le scorie. I container vengono imbarcati a Le Havre, su navi che attraversano la Manica ed il Baltico, fino a San Pietroburgo, poi sono caricati a bordo di un treno che li porta fino al complesso atomico di Tomsk-7, in Siberia. In questo impianto l’uranio viene sottoposto ad un processo di arricchimento, appena il 10% dell’uranio trattato viene così recuperato, e rispedito in Francia dove viene reintrodotto nel processo di produzione di energia.
Il resto, il 90% del materiale che arriva in Siberia, non è riutilizzabile, diventa di proprietà dell’impresa nucleare russa Tenex e rimane stoccato a cielo aperto. Gli ecologisti russi e francesi di Greenpeace accusano il governo francese di abbandonare le proprie scorie radioattive in Russia, e di non essere capaci di gestire il plutonio, una materia molto pericolosa. Naturalmente questo risultato, portato alla luce e all’attenzione dell’opinione pubblica, pone delle serie questioni. Prima di tutto, come si legge suLibération: “La scarsa sicurezza del trasporto delle scorie per ottomila chilometri, la pericolosità dell’accumulo di questi materiali e la dubbia efficacia del trattamento a cui vengono sottoposti”.
Fortissimo l’imbarazzo di Edf, un cui portavoce ha affermato che “I rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza”. Nonostante questo tentativo “a caldo” di rassicurare, restano vive le immagini dell’inchiesta condotta da Eric Guéret e Laure Noualhat, che mostrano in maniera inequivocabile e dettagliata contenitori con combustibile nucleare usato stoccati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna precauzione. Direttamente sul terreno.
In Francia, alle rassicurazioni da parte dei vertici di Edf, soprattutto dopo le fughe radioattive di Tricastin, oramai non crede quasi più nessuno, ad iniziare dall’associazione ambientalista “Sortir du nucléaire”, che dichiara: “Mentre il ministro dell’ecologia si accontenta di chiedere un’inchiesta, con l’obiettivo evidente di guadagnare tempo perché l’affaire sparisca dall’attualità, la nostra associazione chiede il ritorno in Francia delle scorie radioattive francesi abbandonate da Edf in Russia”. In effetti, il segretario di Stato all’ecologia francese, Chantale Jouanno, ha dichiarato di essere favorevole all’apertura di un’inchiesta interna dell’azienda energetica Electricité de France (Edf) sullo stoccaggio di scorie nucleari francesi in Siberia, pur senza “trarre conclusioni affrettate”, quasi a mettere in dubbio la validità del lavoro di Artè, poi ha aggiunto: “A partire dal momento in ci sarà un dubbio, è normale che l’opinione pubblica sarà informata”.
Si tratta certamente di una forte manifestazione di imbarazzo nell’affrontare questo nuovo pasticcio, che arriva dopo anni di incidenti, fughe radioattive, ritrovamenti di scorie sepolte in zone rurali della Francia stessa. Tutti eventi che minano e screditano quel nucleare che i francesi stessi hanno sempre definito “sicuro”. Così com’é completamente ingiustificabile che l’industria nucleare francese si sbarazzi all’estero dei suoi rifiuti radioattivi. L’argomentazione ingannevole di Edf che pretende che non si tratti di scorie ma di “materiale valorizzabile”, e quindi recuperabile e riciclabile, non può essere posta: si recupera il 10% del materiale, il resto rimane in Russia, e si tratta di rifiuti nucleari.
“Bisogna che la Francia nucleare si assuma le conseguenze delle sue attività e ne renda finalmente conto davanti all’opinione pubblica”, continua il comunicato di “ortir du nucléaire”, “I cittadini francesi devono in questa occasione prendere coscienza dell’accumulazione drammatica di diverse categorie di rifiuti e residui radioattivi prodotti dall’industria nucleare e dell’assenza di soluzioni per queste scorie. Il rimpatrio in Francia delle scorie radioattive spedite in Russia obbligherà le autorità francesi a tentare di trovare un sito di stoccaggio, pur sapendo che è più difficile trovare un sito del genere in Francia che in fondo alla Siberia. Questo permetterà di ricordare che, malgrado le manovre indegne, lo Stato francese non riesce, da molti mesi, ad imporre la realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell’Aube all’inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari”.
Gli ambientalisti francesi fanno la lista di altre scorie che la Francia ha nascosto in altri Paesi come gli “sterili”, vere montagne di residui dell’estrazione di uranio abbandonati a cielo aperto in Niger da Areva. La scoperta della discarica nucleare francese in Russia mette fortemente in dubbio quel che Edf ed Areva propagandano con una massiccia campagna sui media: “Il 96% delle scorie nucleari francesi sono riciclate”, secondo alcuni quotidiani francesi, si tratta invece di una campagna di disinformazione che Edf dovrebbe addirittura rettificare.
A dimostrazione di questo, l’inchiesta di Artè arriva appena una settimana dopo l’incidente avvenuto nell’impianto in dismissione di Cadarache vicino Marsiglia, che produceva fino al 2003 carburante MOX, incidente valutato livello 2 dal Commissario per l’energia atomica: durante la dismissione sono stati registrati livelli di radioattività decisamente oltre la soglia consentita. Analizzando l’accaduto, è stato scoperto che nei depositi c’è molto più plutonio di quanto ne fosse stato dichiarato: 39 chili al posto di 8 chili.
Un errore pericolosissimo, poichè come ricorda l’ASN (Autorité de sûreté nucléaire): “Quando vi è una massa critica di materiale nucleare e vi sono determinate condizioni ambientali, si può innescare una reazione nucleare a catena. Di certo vi è che i margini di sicurezza a questo punto si sono abbassati”, ma anche un errore grossolano e madornale, nella valutazione della quantità del materiale depositato. Un errore che un qualunque tecnico nucleare non dovrebbe mai commettere. Un errore di superficialità. Cosa che nel settore del nucleare nessuno può permettersi. L’impianto in questione, forniva carburante specialmente al mercato tedesco, era in attività dal 1961 e l’attività fu sospesa nel 2003 perché la zona si rivelò ad alto rischio sismico. Nel corso della pulizia e della dismissione di 450 contenitori di plutonio, il Commissario per energia atomica a potuto constatare che la quantità del materiale radioattivo era nettamente superiore a quello dichiarato.
Quanto accade in Francia, dove oramai l’intero sistema nucleare sta svelando i suoi scheletri nell’armadio, è l’ennesima dimostrazione del fatto che non esiste una soluzione sensata al problema delle scorie. Problema che nella nostra Italia viene addirittura affrontato con estrema superficialità, nel programma berlusconiano di rilancio del nucleare. Infatti da noi si preferisce annunciare, con la pomposità di uno spot elettorale, nuove centrali, ma mai si racconta come si prevede di smaltire i rifiuti radioattivi.
Eppure, in preda ad una follia collettiva da parte delle forze di governo italiane, mentre il resto del mondo ragiona sul come abbandonare la produzione per via atomica di energia elettrica, da noi da qualche anno si è tornati a parlare dell’energia nucleare addirittura come di “un’energia verde”. Si racconta che la filiera nucleare è chiusa, che i materiali radioattivi sono riutilizzabili, che si ridurrebbe la dipendenza dal petrolio e si attenuerebbero le emissioni di anidride carbonica. Peccato che la realtà sia quasi all’opposto.
Alessandro Iacuelli
tratto da www.altrenotizie.org
mercoledì 8 giugno 2011
Ascolta i consigli della Madonna
domenica 5 giugno 2011
Crea l'effetto domino
REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO
VOTA SI PER DIRE NO
- SI CONTRO IL NUCLEARE
- SI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA
- SI CONTRO IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
sabato 4 giugno 2011
Passaparola 12 giugno Referendum
Passaparola!
Dobbiamo portare al voto almeno 25 milioni di Italiani. Visto
l'oscuramento dei referendum nelle reti televisive il mezzo più forte
che possiamo mettere in campo è il passaparola. Il messaggio che deve
arrivare a tutti gli italiani è “Il 12 e il 13 giugno vai a votare Sì ai
referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Fai girare”.
Scrivetelo sui vostri profili Facebook, condividetelo nelle bacheche
altrui, scrivete mail, sms, fate telefonate. Dobbiamo raggiungere tutte e
tutti, anche chi non usa internet! Tutti insieme ce la possiamo fare.
Passaparola!
venerdì 3 giugno 2011
Si scrive ACQUA si legge DEMOCRAZIA
Oggi nel mondo 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua
potabile e 2,5 miliardi sono prive di servizi igienicosanitari. Secondo
l'Undp, il programma Onu per lo sviluppo, nei prossimi venti anni, a
causa del cambiamento climatico, agli ordinari fenomeni di migrazione si
aggiungeranno 500 milioni di profughi idrici, ovvero persone che
dovranno abbandonare il luogo in cui vivono perché non avranno più
accesso all'acqua. Nel frattempo, nel mondo sono in corso più di 50
conflitti internazionali legati alla proprietà, alla spartizione e
all'uso dell'acqua.
Basterebbero questi dati per restituire significato all'importante battaglia per l'acqua in corso sul pianeta: una vera e propria battaglia di civiltà e per il diritto al futuro di questa e delle prossime generazioni.
L'acqua, bene essenziale alla vita, è oggi un bene sempre più scarso. L'aumento della popolazione mondiale, i fenomeni di urbanizzazione forzata, l'esplosione dei consumi di acqua pro capite nelle ricche nazioni industrializzate, le massicce deforestazioni in corso, i rischi climatici (in particolare per le zone umide costiere), la progressiva cementificazione dei territori, gli inquinamenti prodotti dalle attività industriali, dall'agricoltura intensiva e dai grandi agglomerati urbani, hanno reso l'approvvigionamento dell'acqua un problema drammatico per molte fasce della popolazione.
Ma è proprio il binomio essenzialità/ scarsità ad aver calamitato sull'acqua gli interessi di un modello economico e finanziario che, essendo basato sul profitto, ha visto in questo elemento la possibilità di un business garantito. Perché, se per far comprare una nuova automobile ogni due anni o un nuovo telefono cellulare ogni sei mesi sono necessarie ingenti spese di pubblicità che inducano all'acquisto, non c'è bisogno di nessuna campagna di comunicazione per convincere le persone a consumare acqua: sono semplicemente necessitate a farlo, tutti i giorni e per sempre. Quello dell'acqua può diventare, di conseguenza, un mercato che gli economisti chiamano "a domanda rigida", ovvero con garanzia permanente di profitto.
Sono queste le motivazioni che hanno avviato, negli ultimi tre decenni, una forte pressione delle grandi multinazionali e dei capitali finanziari verso politiche che, contemporaneamente, hanno visto moltiplicarsi le mobilitazioni e le rivolte popolari in difesa del diritto all'acqua, per l'affermazione dell'acqua bene comune e per la sua gestione pubblica e partecipativa.
Mercificazione
In Italia, i processi di privatizzazione sono iniziati con l'approvazione della legge n. 36/94, che, pur avendo positivamente deciso l'accorpamento delle gestioni in Ambiti territoriali ottimali, superando la frammentazione delle stesse, ha introdotto una gestione dei servizi idrici improntata a una concezione aziendalista e orientata al raggiungimento del profitto, prevedendo, tra l'altro, che l'intero costo del servizio fosse coperto dalla sola tariffa e introducendo, fra le voci di questa, anche l'adeguata remunerazione del capitale investito, ovvero la garanzia del profitto per i soggetti gestori.
Si è determinata da allora la trasformazione delle precedenti aziende municipalizzate - che per oltre 60 anni avevano gestito il servizio idrico - in società per azioni (Spa), ovvero enti di diritto privato il cui unico scopo è la produzione di dividendi per gli azionisti.
Da allora la privatizzazione del servizio idrico ha iniziato la sua marcia, con gestioni totalmente privatizzate, o a capitale misto pubblico-privato collocate in Borsa, o con gestioni a totale capitale pubblico. Tutte accomunate dall'idea dell'acqua come bene economico e orientate alla mercificazione del bene comune; tutte accomunate da un consenso trasversale di gran parte delle forze politiche e legate a una sostanziale riduzione degli spazi di democrazia.
Perché, con la privatizzazione del servizio idrico, non solo le popolazioni perdono tutte le possibilità di controllo del ciclo dell'acqua, ma persino gli stessi organismi elettivi come i consigli comunali vengono espropriati di tutte le decisioni, da quel momento affidate ai consigli di amministrazione delle Spa.
Comparando i dati prodotti dalla Commissione di vigilanza sulle reti idriche (organismo ministeriale) e dalla Fondazione Civicum di Mediobanca, si scopre come in 15 anni di privatizzazione del servizio idrico le tariffe siano aumentate del 60% (quattro volte l'inflazione), l'occupazione sia diminuita del 15%, gli investimenti siano crollati di due terzi, e i consumi lievitati oltre il 20%.
Nonostante questo quadro, nell'attuale legislatura il governo ha tentato con l'approvazione dell'art. 15 d. l. 135/09 (cosiddetto "Decreto Ronchi"), che ha modificato l'art. 23bis della L. 133/08, la definitiva accelerazione della consegna al mercato di tutte le gestioni dei servizi idrici.
Nel frattempo, da ormai diversi anni, in decine di territori del paese sono nate fortissime resistenze popolari alle privatizzazioni in atto: si tratta di mobilitazioni di comitati e di cittadini che hanno sperimentato gli effetti delle privatizzazioni in corso, con esponenziali aumenti delle tariffe e drastica riduzione della qualità del servizio.
Nel 2006, tutte queste esperienze territoriali, assieme a molte organizzazioni associative e sindacali, hanno costituito il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, una rete che ha permesso il confronto e lo scambio delle esperienze, l'intreccio dei saperi e l'avvio di una forte vertenza nazionale per l'affermazione dell'acqua bene comune, per la sua sottrazione al mercato e la sua restituzione alla gestione delle comunità locali consorziate.
Nell'anno successivo una legge d'iniziativa popolare, con oltre 400.000 firme di cittadini, è stata consegnata al parlamento, la cui indifferenza ha mostrato, una volta di più, la separazione tra la società e le istituzioni rappresentative e il degrado progressivo della democrazia.
Reazione dal basso
È maturata allora l'idea che la cittadinanza dal basso doveva riappropriarsi del bene comune acqua e della democrazia, cercando di cambiare, con la mobilitazione sociale diffusa e reticolare, l'agenda politica del paese: quando il parlamento ha approvato il Decreto Ronchi, l'indignazione sociale ha prodotto la proposta di arrivare al referendum, con una campagna di raccolta firme straordinaria, auto-organizzata dal basso, inclusiva e orizzontale, capace di raggiungere il record di 1,4 milioni di firme in due mesi, senza contare su nessuna sponsorizzazione politica, con pochissimi soldi e nel più totale silenzio dei grandi mass media.
Quella campagna è stata la più grande dimostrazione dell'esistenza di un anticorpo sociale diffuso, fatto di donne e uomini molto diversi tra loro per storia personale, appartenenza religiosa, culturale e politica, ma accomunati dal rifiuto dell'idea malsana di consegnare al mercato l'intera vita delle persone e dalla speranza di una nuova idea di democrazia e di società basata sulla riappropriazione sociale dei beni comuni.
Ed è proprio questo uno dei motivi che rende la scadenza referendaria del 12 e 13 giugno prossimi un appuntamento fondamentale. In quelle date, per la prima volta dopo decenni, le politiche liberiste possono essere sanzionate da un voto democratico dell'intero popolo italiano. Sarebbe una vittoria epocale, capace, oltre che di aprire la strada alla ripubblicizzazione dell'acqua, di rimettere in discussione un modello sociale e di sviluppo divenuto per i più insostenibile.
Sono due i referendum su cui ci si dovrà pronunciare. Con il primo "sì", si abrogherà il Decreto Ronchi e si farà uscire il servizio idrico dalle logiche del mercato. Con il secondo "sì", si faranno uscire i profitti dalla gestione dell'acqua. Aprendo così la strada a un nuovo modello di pubblico, che può essere tale solo se fondato sulla partecipazione sociale dei cittadini alla gestione dell'intero ciclo dell'acqua.
La vittoria dei "sì" ai referendum porrebbe il nostro paese sulla scia delle esperienze latino-americane (Bolivia, Ecuador, Uruguay), ma anche europee (Olanda, Parigi, Berlino), che hanno scelto la strada della riappropriazione dell'acqua come paradigma di un nuovo modello sociale partecipativo.
Una grande occasione per ridistribuire speranza alle persone, riaffermando l'indisponibilità dei diritti universali e la difesa dei beni comuni.
Basterebbero questi dati per restituire significato all'importante battaglia per l'acqua in corso sul pianeta: una vera e propria battaglia di civiltà e per il diritto al futuro di questa e delle prossime generazioni.
L'acqua, bene essenziale alla vita, è oggi un bene sempre più scarso. L'aumento della popolazione mondiale, i fenomeni di urbanizzazione forzata, l'esplosione dei consumi di acqua pro capite nelle ricche nazioni industrializzate, le massicce deforestazioni in corso, i rischi climatici (in particolare per le zone umide costiere), la progressiva cementificazione dei territori, gli inquinamenti prodotti dalle attività industriali, dall'agricoltura intensiva e dai grandi agglomerati urbani, hanno reso l'approvvigionamento dell'acqua un problema drammatico per molte fasce della popolazione.
Ma è proprio il binomio essenzialità/ scarsità ad aver calamitato sull'acqua gli interessi di un modello economico e finanziario che, essendo basato sul profitto, ha visto in questo elemento la possibilità di un business garantito. Perché, se per far comprare una nuova automobile ogni due anni o un nuovo telefono cellulare ogni sei mesi sono necessarie ingenti spese di pubblicità che inducano all'acquisto, non c'è bisogno di nessuna campagna di comunicazione per convincere le persone a consumare acqua: sono semplicemente necessitate a farlo, tutti i giorni e per sempre. Quello dell'acqua può diventare, di conseguenza, un mercato che gli economisti chiamano "a domanda rigida", ovvero con garanzia permanente di profitto.
Sono queste le motivazioni che hanno avviato, negli ultimi tre decenni, una forte pressione delle grandi multinazionali e dei capitali finanziari verso politiche che, contemporaneamente, hanno visto moltiplicarsi le mobilitazioni e le rivolte popolari in difesa del diritto all'acqua, per l'affermazione dell'acqua bene comune e per la sua gestione pubblica e partecipativa.
Mercificazione
In Italia, i processi di privatizzazione sono iniziati con l'approvazione della legge n. 36/94, che, pur avendo positivamente deciso l'accorpamento delle gestioni in Ambiti territoriali ottimali, superando la frammentazione delle stesse, ha introdotto una gestione dei servizi idrici improntata a una concezione aziendalista e orientata al raggiungimento del profitto, prevedendo, tra l'altro, che l'intero costo del servizio fosse coperto dalla sola tariffa e introducendo, fra le voci di questa, anche l'adeguata remunerazione del capitale investito, ovvero la garanzia del profitto per i soggetti gestori.
Si è determinata da allora la trasformazione delle precedenti aziende municipalizzate - che per oltre 60 anni avevano gestito il servizio idrico - in società per azioni (Spa), ovvero enti di diritto privato il cui unico scopo è la produzione di dividendi per gli azionisti.
Da allora la privatizzazione del servizio idrico ha iniziato la sua marcia, con gestioni totalmente privatizzate, o a capitale misto pubblico-privato collocate in Borsa, o con gestioni a totale capitale pubblico. Tutte accomunate dall'idea dell'acqua come bene economico e orientate alla mercificazione del bene comune; tutte accomunate da un consenso trasversale di gran parte delle forze politiche e legate a una sostanziale riduzione degli spazi di democrazia.
Perché, con la privatizzazione del servizio idrico, non solo le popolazioni perdono tutte le possibilità di controllo del ciclo dell'acqua, ma persino gli stessi organismi elettivi come i consigli comunali vengono espropriati di tutte le decisioni, da quel momento affidate ai consigli di amministrazione delle Spa.
Comparando i dati prodotti dalla Commissione di vigilanza sulle reti idriche (organismo ministeriale) e dalla Fondazione Civicum di Mediobanca, si scopre come in 15 anni di privatizzazione del servizio idrico le tariffe siano aumentate del 60% (quattro volte l'inflazione), l'occupazione sia diminuita del 15%, gli investimenti siano crollati di due terzi, e i consumi lievitati oltre il 20%.
Nonostante questo quadro, nell'attuale legislatura il governo ha tentato con l'approvazione dell'art. 15 d. l. 135/09 (cosiddetto "Decreto Ronchi"), che ha modificato l'art. 23bis della L. 133/08, la definitiva accelerazione della consegna al mercato di tutte le gestioni dei servizi idrici.
Nel frattempo, da ormai diversi anni, in decine di territori del paese sono nate fortissime resistenze popolari alle privatizzazioni in atto: si tratta di mobilitazioni di comitati e di cittadini che hanno sperimentato gli effetti delle privatizzazioni in corso, con esponenziali aumenti delle tariffe e drastica riduzione della qualità del servizio.
Nel 2006, tutte queste esperienze territoriali, assieme a molte organizzazioni associative e sindacali, hanno costituito il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, una rete che ha permesso il confronto e lo scambio delle esperienze, l'intreccio dei saperi e l'avvio di una forte vertenza nazionale per l'affermazione dell'acqua bene comune, per la sua sottrazione al mercato e la sua restituzione alla gestione delle comunità locali consorziate.
Nell'anno successivo una legge d'iniziativa popolare, con oltre 400.000 firme di cittadini, è stata consegnata al parlamento, la cui indifferenza ha mostrato, una volta di più, la separazione tra la società e le istituzioni rappresentative e il degrado progressivo della democrazia.
Reazione dal basso
È maturata allora l'idea che la cittadinanza dal basso doveva riappropriarsi del bene comune acqua e della democrazia, cercando di cambiare, con la mobilitazione sociale diffusa e reticolare, l'agenda politica del paese: quando il parlamento ha approvato il Decreto Ronchi, l'indignazione sociale ha prodotto la proposta di arrivare al referendum, con una campagna di raccolta firme straordinaria, auto-organizzata dal basso, inclusiva e orizzontale, capace di raggiungere il record di 1,4 milioni di firme in due mesi, senza contare su nessuna sponsorizzazione politica, con pochissimi soldi e nel più totale silenzio dei grandi mass media.
Quella campagna è stata la più grande dimostrazione dell'esistenza di un anticorpo sociale diffuso, fatto di donne e uomini molto diversi tra loro per storia personale, appartenenza religiosa, culturale e politica, ma accomunati dal rifiuto dell'idea malsana di consegnare al mercato l'intera vita delle persone e dalla speranza di una nuova idea di democrazia e di società basata sulla riappropriazione sociale dei beni comuni.
Ed è proprio questo uno dei motivi che rende la scadenza referendaria del 12 e 13 giugno prossimi un appuntamento fondamentale. In quelle date, per la prima volta dopo decenni, le politiche liberiste possono essere sanzionate da un voto democratico dell'intero popolo italiano. Sarebbe una vittoria epocale, capace, oltre che di aprire la strada alla ripubblicizzazione dell'acqua, di rimettere in discussione un modello sociale e di sviluppo divenuto per i più insostenibile.
Sono due i referendum su cui ci si dovrà pronunciare. Con il primo "sì", si abrogherà il Decreto Ronchi e si farà uscire il servizio idrico dalle logiche del mercato. Con il secondo "sì", si faranno uscire i profitti dalla gestione dell'acqua. Aprendo così la strada a un nuovo modello di pubblico, che può essere tale solo se fondato sulla partecipazione sociale dei cittadini alla gestione dell'intero ciclo dell'acqua.
La vittoria dei "sì" ai referendum porrebbe il nostro paese sulla scia delle esperienze latino-americane (Bolivia, Ecuador, Uruguay), ma anche europee (Olanda, Parigi, Berlino), che hanno scelto la strada della riappropriazione dell'acqua come paradigma di un nuovo modello sociale partecipativo.
Una grande occasione per ridistribuire speranza alle persone, riaffermando l'indisponibilità dei diritti universali e la difesa dei beni comuni.
Perché si scrive acqua e si legge democrazia. Perché solo la partecipazione è libertà.
giovedì 2 giugno 2011
Il ciclista il vento e il mulino
Nessuno più di un ciclista conosce la forza e
l'energia del vento.
Il ciclista l'avverte tutta questa energia
quando si oppone al suo cammino, sui pedali che si inceppano il
busto che si inarca, la pelle che si screpola.
Solo il ciclista
può gustare il soffio a favore che lo sospinge, lo alleggerisce
come una foglia, lo rianima e incoraggia sulla lunga strada del
ritorno.
Il vento, forza naturale che rende possibile la vita,
le stagioni il volo degli uccelli.
Con il vento si produce energia pulita. E non ditemi che i mulini a vento sono brutti da vedere, i mulini a vento sono poetici, sono il futuro; casomai sono i tralicci che hanno invaso l'Italia, cosi statitici, cosi metallici, ci sono ovunque da un traliccio all'altro corrono i fili dell'elettricità che rovinano tutto il paesaggio. Avete mai fatto una foto ad un traliccio ? Invece guardate quante foto ci sono in giro che riprendono mulini a vento in movimento, che ruotano con le loro pale eoliche appena soffia un alito di vento.
L'energia eolica è il prodotto della conversione dell'energia cinetica del vento in altre forme di energia (elettrica o meccanica). Oggi viene per lo più convertita in energia elettrica tramite una centrale eolica,
mentre in passato l'energia del vento veniva utilizzata immediatamente
sul posto come energia motrice per applicazioni industriali e
pre-industriali (come, ad esempio, nei mulini a vento). Di fatto è stata la prima forma di energia rinnovabile scoperta dall'uomo dopo il fuoco (si pensi alla vele delle navi) ed una tra quelle a sostegno della cosiddetta economia verde nella società moderna.
Alla fine del 2009, la capacità di generazione mondiale degli aerogeneratori era di 157,9 gigawatt, pari a circa il 2% dell'elettricità consumata nel mondo
e sta crescendo rapidamente, notandosi un raddoppio nei tre anni tra il
2005 e il 2008. Alcuni paesi hanno raggiunto un coefficiente di
penetrazione della potenza eolica molto elevato (a volte con incentivi
governativi); ad esempio, nel 2008, il 19% della produzione elettricità
di base raggiunto dalla Danimarca, il 13% della produzione in Spagna e in Portogallo, il 7% in Germania e nella Repubblica d'Irlanda. Nel maggio del 2009, otto paesi del mondo avevano parchi eolici che vendevano energia elettrica aerogenerata a scopi commerciali raggiungendo profitti.
I parchi eolici sono connessi alle reti elettriche;
le installazioni più piccole sono usate per fornire elettricità a
luoghi isolati. Le compagnie elettriche stanno utilizzando sempre più
spesso il sistema del conto energia
che consiste nel comprare l'energia in eccesso prodotta dai piccoli
aerogeneratori domestici. Per alcuni aspetti l'energia eolica è una
fonte attraente, come alternativa al combustibile fossile, dal momento che è abbondante, rinnovabile, ampiamente distribuita, pulita e praticamente non produce gas a effetto serra (se non durante la produzione di componenti base, come le pale in alluminio). Comunque, la costruzione di "fattorie eoliche" non riceve unanime consenso a causa del loro impatto paesaggistico e altre problematiche, come la rumorosità e la pericolosità degli impianti per i volatili.
Ripeto l'uomo è proprio strano, non dice nulla per i tralicci che sono obbrobriosi da vedere e fa resistenza contro i mulini a vento. anche i tralicci sono pericolosi per i volatili, sono che con l'energia sporca ci guadagnano gli affaristi malavitosi, con l'energia pulita, dopo il costo iniziale, tutti possiamo usufruirne.
Ora le nuove tecnologie, la ricerca scientifica hanno trasformato il vecchio mulino in un sistema avanzato di produzione di energia.... continua qui
mercoledì 1 giugno 2011
ecco i 4 quesiti referendari del 12 giugno
Adesso è ufficiale: il 12 e 13 giugno saranno 4 i referendum su cui si
potrà votare. Anche quello sul nucleare. L'ufficio elettorale della
Corte di Cassazione ha stabilito, infatti, che le modifiche apportate
dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della
consultazione popolare.
La Cassazione ha quindi confermato che i cittadini potranno esprimersi sul quesito depositato a suo tempo dall'Idv, che va ad aggiungersi agli altri tre su acqua e legittimo impedimento.
Eccovi, quindi, i 4 quesiti referendari.

In particolare, si chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008, secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato; in entrambi i casi il privato detiene almeno il 40% del capitale.
La preferenza dei SI terrebbe lontani i privati dalla gestione pubblica del servizio idrico.
In base alla normativa vigente, un gestore può caricare sulla bolletta fino al 7% in più senza che questo venga investito per migliorie sull’infrastruttura.
Dopo la marcia indietro del Governo, a seguito del disastro a Fukushima, è la consultazione più a rischio.
Salvo contrordini dell’ultima ora, il quesito chiede l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera d (realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare) contenuto nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Votando SI si impedisce di fatto la realizzazione di nuovi impianti sull’intero territorio nazionale.
La Cassazione ha quindi confermato che i cittadini potranno esprimersi sul quesito depositato a suo tempo dall'Idv, che va ad aggiungersi agli altri tre su acqua e legittimo impedimento.
Eccovi, quindi, i 4 quesiti referendari.
Il quesito sulla scheda rossa
Il quesito della scheda rossa (referendum n. 1) è inerente alle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica.In particolare, si chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008, secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato; in entrambi i casi il privato detiene almeno il 40% del capitale.
La preferenza dei SI terrebbe lontani i privati dalla gestione pubblica del servizio idrico.
Il quesito della scheda gialla
Abrogazione parziale invece per il referendum n. 2 sull’acqua pubblica contenuto nella scheda gialla, con cui si chiede l'abrogazione dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, per quel che riguarda la parte che sostiene la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato “in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”.In base alla normativa vigente, un gestore può caricare sulla bolletta fino al 7% in più senza che questo venga investito per migliorie sull’infrastruttura.
Le centrali nucleari sulla scheda grigia
Referendum n. 3, scheda grigia, costruzione di nuove centrali per la produzione di energia nucleare, promosso dall’Italia dei Valori.Dopo la marcia indietro del Governo, a seguito del disastro a Fukushima, è la consultazione più a rischio.
Salvo contrordini dell’ultima ora, il quesito chiede l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera d (realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare) contenuto nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Votando SI si impedisce di fatto la realizzazione di nuovi impianti sull’intero territorio nazionale.
Sulla scheda verde il "legittimo impedimento"
Scheda verde chiaro per la quarta e ultima consultazione popolare, anch’essa sostenuta dall’Italia dei Valori, tocca il tema della giustizia. Meglio conosciuto come “legittimo impedimento”, si esprimono sull’abrogazione di una delle leggi ad personam, in particolare l'articolo 1 (commi 1, 2, 3, 5, 6) della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante "disposizioni in materia di impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri a comparire in udienza penale".
Quorum più facile
E ci sono più speranze ora di raggiungere il quorum, dopo molti
anni che questo tipo di consultazione elettorale è vanificata per la
mancanza di partecipazione da parte del 50% più uno di elettori che
servono a farne valere l'esito.
Infatti, il vento è cambiato dopo le amministrative e, a giudicare
dall’entusiasmo che si respira in giro, c’è da credere che continuerà a
tirare aria di svolta ancora per i prossimi 15 giorni.
Comunque, fino al 12 e 13 giugno saranno giorni da battiquorum.
Acqua, legittimo impedimento, nucleare
martedì 24 maggio 2011
Referendum 12-13 giugno 2011: successo per le catene umane tra i possibili siti nucleari
Un vero e proprio successo quello delle catene umane a favore del referendum sul nucleare. Un weekend antinucleare, che da nord a sud ha coinvolto i cittadini italiani riguardo al problema di tornare all'atomo. Organizzata dal Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’, l'iniziativa è stata molto seguita: “Un altro messaggio forte e chiaro contro il nucleare e contro i trucchetti per tappare la bocca agli italiani sabotando il referendum. Gli italiani non abboccano” hanno commentato dal Comitato.
Una voce unanime si è levata contro il nucleare nel nostro paese. I primi a partire sono stati gli agrigentini di Palma di Montechiaro dove dalle 10.30 di sabato è stata realizzata la prima catena umana, mentre l'abbraccio si è virtualmente concluso ieri mattina a Montalto di Castro. Ma analizziamo città per città cosa sarebbe in programma nel caso in cui fossero davvero reali i progetti nucleari, secondo quanto riferisce il Comitato.
- Palma di Montechiaro. La zona è oggetto di studio per la localizzazione di una centrale nucleare, in virtù della disponibilità di acqua e della relativa stabilità sismica della zona.
- Caorso (Piacenza). La centrale nucleare di Caorso, entrata in funzione nel 1978 con 860 MW di potenza, è la più grande e più recente delle centrali nucleari italiane in funzione prima del referendum del 1987. Attualmente ospita ancora 8.700 fusti di rifiuti radioattivi di 1a e 2a categoria. È tra i siti più probabili per la costruzione di una nuova centrale nucleare.
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- Saluggia (Vercelli). Nel comprensorio nucleare di Saluggia hanno sede l'ex impianto di riprocessamento Eurex-SO.G.I.N e il deposito nucleare Avogadro di combustibile irraggiato. In questo sito sono conservate 164 barre di combustibile nucleare provenienti dalle varie centrali Italiane, 230 m3 di scorie liquide e 5 kg di plutonio. Il tutto a breve distanza dalla Dora Baltea e dal Po in piena zona ad elevato rischio di alluvioni (eventualità già verificatasi nel 1994 e nel 2000). Nello stesso sito é stata inoltre da poco autorizzata la costruzione di due nuovi depositi nucleari.
- Monfalcone. Il territorio del comune di Monfalcone è uno dei siti papabili per la realizzazione di un impianto nucleare.
- Scanzano Jonico (Matera). Nel 2003 il Governo Berlusconi ha identificato Scanzano Ionico come luogo per la costruzione del deposito definitivo delle scorie nucleari italiane, con un processo decisionale che non ha visto il coinvolgimento delle autorità locali. La zona in realtà non risulta idonea, per ragioni geologiche, ad ospitare un deposito. Il progetto è stato accantonato in seguito alle forti proteste della popolazione.
- Chioggia (Venezia). Il Veneto è una regione fortemente interessata dai progetti di costruzione di nuove centrali nucleari e dal deposito di rifiuti radioattivi. Chioggia è uno dei comuni di maggiore interesse per il ritorno dell'atomo, insieme a Legnago e la zona del delta del Po.
- Termoli (Campobasso). Tra Termoli e Campomarino, presso la foce del fiume Biferno, è stata individuata una zona potenzialmente adatta ad ospitare una centrale nucleare.
- Foce del fiume Sele (Salerno). Stando a un documento del Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare) risalente al 1979, l’incrocio di vari parametri di rischio porterebbe ad identificare la Foce del Sele, tra i Comuni di Eboli e Capaccio-Paestum, come uno dei siti considerati idonei ad accogliere una nuova centrale atomica.
- Nardò (Lecce). La costa tra Manduria e Nardò è stata identificata fin dal 1979 come zona idonea ad ospitare un impianto nucleare. Nel 2008 il Comune di Nardò si è dichiarato “territorio denuclearizzato”, come molti altri territori nella regione Puglia.
- Montalto di Castro (Viterbo). Qui era in costruzione la quinta centrale nucleare italiana con due reattori di 982MW di potenza. Il cantiere è stato fermato nel 1988 a seguito del referendum e ai danni riportati nell'alluvione nel 1987. L'impianto è stato poi convertito in unacentrale termoelettrica. Il nuovo programma nucleare italiano potrebbe ripartire dal vecchio progetto di costruire qui due reattori. AMontalto è presente una delle centrali fotovoltaiche più grandi d'Europa.
Un successo sperato e raggiunto quello delle catene. Un serpentone di oltre 2 chilometri e mezzo
ha collegato il centro di Caorso con gli impianti dell’ex centrale.
Simile la situazione anche a Chioggia, dove la catena umana ha colorato
con le bandiere gialle del comitato quasi 4 chilometri di spiaggia. “L’adesione alle catene umane è stata molto buona: un serpentone complessivo di 10 chilometri per chiudere il nucleare italiano”, ha sottolineato il Comitato 'Vota sì per fermare il nucleare'. “Segno
che nonostante la disinformazione e la censura che si è abbattuta sui
referendum, e il tentativo in corso alla Camera di farlo saltare senza
dare l’addio al programma atomico, gli italiani non abboccano”.
E il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, presente a Caorso, ha fatto eco: “Gli
italiani non vogliono il nucleare e la partecipazione alle
manifestazioni di oggi ne è stata l’ennesima, chiara dimostrazione, che
conferma il segnale arrivato dalla Sardegna lunedì scorso. Nella
consultazione sul nucleare in Sardegna,
infatti, il 97% degli elettori si è pronunciato nettamente contro
l’installazione di centrali atomiche nell’isola e contro l’allestimento
di depositi di scorie nucleari. La maggioranza di governo ha paura di
dare la parola ai cittadini, perché sa bene che la maggioranza degli
italiani la pensa come i cittadini sardi”.
“I cittadini faranno sentire la loro voce
contro la censura che cerca di nascondere i referendum agli italiani e
contro i tentativi di sabotare il voto del 12 e 13 giugno”. Parola del Comitato. Nessuna resa all'atomo. Ne sono un'ulteriore dimostrazione i ragazzi di "I pazzi siete voi" sostenuti da Greenpeace rinchiusi dentro casa nelle stesse condizioni estreme di un incidente nucleare in attesa del referendum.
Francesca Mancuso
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domenica 22 maggio 2011
Nucleare si deve votare ancora e si vota il 12 giugno
In questo momento di confusione politica, le principali testate giornalistiche hanno titolato “Il Governo cancella il nucleare. Cambia la legge, stop alle centrali” e molti ora si chiedono se sia vero e se si debba ancora andare a votare il referendum sul nucleare
Nucleare si deve votare ancora
Si dovrà andare a votare il referendum sul nucleare? Per ora la risposta è SI. Lo scorso 20 aprile il Governo ha iniziato al Senato, l’iter legislativo per sospendere il nucleare allo scopo di evitare il referendum. Ad oggi sono ancora in vigore tutte le norme sul ritorno al nucleare poichè il decreto dovrà prima essere votato alla Camera e successivamente essere convertito in legge per produrre i suoi effetti.
Una volta attivo, la Corte di Cassazione dovrà pronunciarsi in merito e decidere se il nuovo emendamento è in linea con lo spirito delle richieste dei promotori del referendum e se quindi cancellare il quesito sul nucleare. La decisione dovrebbe arrivare tra il 20 e 30 maggio 2011 ed il risultato non è per niente scontato.
Quindi si, dovremo andare a votare il referendum.
Nucleare si deve votare ancora
Si dovrà andare a votare il referendum sul nucleare? Per ora la risposta è SI. Lo scorso 20 aprile il Governo ha iniziato al Senato, l’iter legislativo per sospendere il nucleare allo scopo di evitare il referendum. Ad oggi sono ancora in vigore tutte le norme sul ritorno al nucleare poichè il decreto dovrà prima essere votato alla Camera e successivamente essere convertito in legge per produrre i suoi effetti.
Una volta attivo, la Corte di Cassazione dovrà pronunciarsi in merito e decidere se il nuovo emendamento è in linea con lo spirito delle richieste dei promotori del referendum e se quindi cancellare il quesito sul nucleare. La decisione dovrebbe arrivare tra il 20 e 30 maggio 2011 ed il risultato non è per niente scontato.
Quindi si, dovremo andare a votare il referendum.
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| Referendum sull'acqua ( 2 quesiti), sul nucleare, sul legittimo impedimento |
Il bluff
Il Governo il 20 aprile 2011 con l’emendamento n. 5800 all’art. 5 del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34 (decreto legge “omnibus“), ha iniziato l’iter legislativo per la sospensione del programma nucleare.
L’emendamento recita: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare“.
Se l’emendamento può essere considerato di fatto uno stop,il referendum avrebbe abrogato tutte le norme a riguardo. Se la Corte di Cassazione dovesse decidere di non effettuare il referendum, il Governo teoricamente potrebbe ripristinare quando vuole il decreto sul nucleare. In sostanza se ne riparlerebbe dopo il referendum sugli altri due temi: acqua e legittimo impedimento.
Il ministro Paolo Romani commenta così le ultime vicende: “Abbiamo rivisto l’impostazione sul nucleare data nel 2009 e rinviamo una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede Europea“. “Il rientro nel programma nucleare” deciso dal governo nel 2009 “era coerente con un quadro ché è drammaticamente cambiato” dopo l’incidente in Giappone. “Coerenza vuole che la riflessione si trasformi nella revisione di quel programma”. Ed aggiunge “I cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull’ onda d’emozione assolutamente legittima ma senza motivi chiarezza”.
Il presidente Berlusconi invece dichiara: “L’accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un’opinione pubblica conscia della necessità nucleare. Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo. L’energia nucleare è sempre la più sicura.”.
Con questa dichiarazione, si svelano forse i veri intenti del Governo: il recente emendamento mascherato come “ripensamento” sul ritorno al nucleare ha l’unico scopo di boicottare il referendum, riprendendo la scelta del nucleare dopo giugno.
Il Governo afferma che le recenti vicende Giapponesi hanno scosso profondamente l’animo del popolo italiano, non consentendogli di effettuare una scelta consapevole e lungimirante su di un tema così importante. E’ anche vero però che le firme contro il Nucleare sono state raccolte circa un anno prima delle vicende giapponesi per cui questa decisione vanificherebbe le decisioni dei cittadini firmatari e potrebbe essere inteso come un vero e proprio colpo di mano istituzionale alla decisione popolare.
Secondo l’opposizione il decreto camuffa anche una seconda verità: tolto il nucleare, il referendum perderebbe attrattiva. Senza ombra di dubbio questo quesito è più di tutti quello che tocca il cuore e l’anime degli italiani e muoverebbe moltissime persone alle urne, allontanando il pericolo del mancato raggiungimento del quorum (il 50%+1 dei votanti per considerare valido il referendum). Grazie alla cancellazione del quesito, potrebbero non esserci abbastanza italiani a votare il referendum, facendo così decadere i risultati sul Legittimo Impedimento e sulla Gestione dell’acqua.
Secondo noi di votoil12giugno.it, a prescindere dalla decisione della Corte di Cassazione, dovrebbero scegliere e quindi recarsi alle urne a votare tutti i temi referendari.
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venerdì 6 maggio 2011
Censura in Raimediaset sui Referendum
RICEVO E PUBBLICO QUESTO APPELLO INVITANDO TUTTI A DARSI DA FARE. L’ACQUA NON SI TOCCA E GIà CHE CI SIAMO OGGI NEMMENO LE SPIAGGE.
Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
‘E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!
Mariachiara Alberton
========================================================
RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne’ in Rai ne’ a Mediaset. Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani: Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone
========================================================
Il referendum non sarà pubblicizzato in TV. I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno. QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?
Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti. Passaparola!
Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
‘E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!
Mariachiara Alberton
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RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne’ in Rai ne’ a Mediaset. Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani: Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone
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Il referendum non sarà pubblicizzato in TV. I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno. QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?
Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti. Passaparola!
domenica 1 maggio 2011
12 e 13 Giugno si vota, dillo a tutti, perchè i mediaTV non lo dicono
L’appello di Adriano Celentano è arrivato forte e
chiaro al popolo dei referendari, che ha manifestato a più riprese a
Roma, sotto la sede Rai, sotto Montecitorio e sotto gli uffici
dell’Enel. Alla tv pubblica i comitati che si battono “per l’acqua bene
comune” e per fermare il nucleare chiedono “informazione”, affiancati
in questa battaglia anche dalla Federazione Nazionale della Stampa. Per
adesso i tg delle reti nazionali hanno trattato l’argomento solo per dar
conto delle mosse dilatorie del governo, mentre la Commissione
parlamentare di Vigilanza ancora non ha approvato il “regolamento” per
dar conto dei temi referendari, e il rischio è che per informare i
cittadini resti la stretta finestra tra il secondo turno delle
amministrative fissato a fine giugno e la data del nuovo richiamo alle
urne, il 12-13 giugno. Antonio Di Pietro ha scritto una lettera al presidente Rai Paolo Galimberti
rammentando come “dal 4 aprile scorso, inizio ufficiale della campagna
referendaria, la Rai, con la sola eccezione della puntata di Annozero
andata in onda il 28 aprile, non ha ancora iniziato a diffondere sulle
sue reti, radiofoniche e televisive, programmi di comunicazione politica
sui quesiti referendari sui quali gli italiani saranno chiamati a
votare il prossimo 12 e 13 giugno.
Fino ad oggi sono stati sottratti ai cittadini italiani ben 25 giorni di campagna referendaria”. È un tema che il leader Idv ha voluto condividere anche con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, segnalando anche “il rischio che gli elettori e le elettrici italiane residenti all’estero, non ricevano per tempo tutte le schede sulle quali esprimere il proprio voto”. Attivissimi anche i Verdi, che ieri presidiavano le piazze romane con sit-in di protesta. “Sono state sospese le libertà democratiche ad opera di Berlusconi che ha definito i cittadini italiani incapaci di esprimere un voto al referendum di giugno”, tuona Angelo Bonelli, leader del Sole che ride, ieri in sit-in prima a Montecitorio e poi alla sede Enel di viale Regina Margherita, a Roma. Contro quella che definisce “moratoria-truffa”, Bonelli rilancia un’idea che aveva espresso già il 20 aprile passato. Quella di creare, in caso di “scippo” del voto sul nucleare, una sorta di “referendum laterale” per portare comunque al voto gli italiani che si dicono contrari al nucleare. La voce del popolo referendario, confinata dagli schermi di stato, sta prendendo coscienza. Anche grazie all’ultimo urlo di Adriano Celentano. Ecco le adesioni raccolte dal Fatto Quotidiano:
CARLO VERDONE – Non votiamo “contro” qualcuno
Io andrò ai seggi, ma a prescindere dal premier. Quando si decide di andare a esprimersi contro Berlusconi ci si vota di solito a una sconfitta. Io invece andrò a votare per avere l’acqua pubblica e tenere lontano il nucleare dall’Italia. Ma avete visto il Giappone? Territori contaminati per 30 mila anni. La gente deve andare a votare per questo, non perché c’è Berlusconi dall’altra parte. Certo se, come stanno facendo, provano a togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi su queste materie, sarebbe proprio un brutto trucco. Anche tipico di una certa brutta Italia, che è la stessa Italia del “legittimo impedimento”. Ma perché se un comune cittadino viene chiamato dalla Guardia di Finanza ci deve correre, e se fa il presidente del Consiglio può dire di no? Il primo tra i cittadini deve dare l’esempio. Ma quello buono.
GIOBBE COVATTA – Tutti ai seggi anche per B.
Il referendum? Certo che vado a votare. E spero sia davvero un voto su Berlusconi . Perché se uno va a votare, una volta che ci togliessero i quesiti su acqua e nucleare, è chiaro che va per quello sul legittimo impedimento. E a chi serve questo legittimo impedimento se non a Berlusconi? A me, ad esempio, non è che serve. Però, se quello sul legittimo impedimento è un quesito “etico”, quelli su acqua e nucleare sono anche “pratici”. Perché è poco etico che ci sia un legittimo impedimento che salvi uno solo, ma diciamo che non ha una valenza sulla sopravvivenza dei miei nipoti (certo tutto può essere). Diciamo che i quesiti su acqua e nucleare li andrei a votare volentieri. Quello che è certo è che andrò ai seggi il 12 e 13 giugno.
FRANKIE HI NRG – Condivido pienamente
Io ci andrò alle urne. Ho letto la lettera di Celentano e l’ho trovata condivisibile in tutto. Sublime lo stile che manifesta nel rivolgersi a “Silvia”, la coscienza di Berlusconi. E mi trovo perfettamente d’accordo anche con l’idea di rivolgersi a tutti, “studenti, comunisti, fascisti, leghisti…” e con quella di andare comunque, il 12 e 13 giugno, davanti ai seggi ad esprimere il nostro voto, a costo di coprire le strade di 40 milioni di bigliettini. Ancora una volta, Adriano Celentano ha dimostrato di essere un grande politico, e come tutti i grandi politici che sono in giro spero non si candidi mai. Adesso siamo con lui in questa battaglia. E speriamo almeno che se non Silvio, almeno Silvia ci ascolti.
MONICA GUERRITORE – Basta pigrizia ora tocca a voi
L’italiano ha il vizio di aspettare sempre l’ultimo minuto per tutto. Bene. Adesso è il momento di abbandonare la nostra pigrizia e fare una cosa semplice: dire la verità. Andare a mettere quella x e far capire a chi ci governa che non possiamo più restare in balìa di un uomo evidentemente instabile, in preda a comportamenti che vanno dalla barzelletta sconcia alla modifica costituzionale. Io spero soprattutto in Napolitano. È un uomo autorevole che sta assumendo su di sé il ruolo di guida per un Paese ormai allo sbando. Facciamogli capire che siamo al suo fianco nel proteggere la Costituzione. E soprattutto andiamo a votare. Voterei qualsiasi cosa, anche un quesito per stabilire se i gatti possano dormire sul letto o no. Ci serve una dose di democrazia.
FIORELLA MANNOIA – Guardare il Giappone
Certo che vado a votare. Bisogna sempre andare a votare, perché è un diritto conquistato con le lotte di chi ci ha preceduto. Alla luce di quello che è successo in Giappone, poi, non vedo perché i cittadini non possano correggere la rotta di chi non fa i loro interessi. Se in Giappone è successo quello che è successo cosa può accadere con questa Armata Brancaleone alle prese con l’atomo? Spero che la Cassazione fermi lo scippo dei quesiti da parte del governo, e spero che Napolitano, per quello che è nelle sue competenze, possa fare qualcosa. Ormai ogni dissenso che il popolo italiano prova è un segnale contro Berlusconi e il suo governo delle barzellette. Non è più questione di destra e di sinistra, ma di buon senso. Prima di ogni cosa, ormai, dobbiamo riuscire a sbarazzarci di tutto questo.
EMILIO SOLFRIZZI – Il pericolo è la disinformazione
Votare non è solo un diritto, ma un dovere. Ogni volta che ci si presenta l’occasione è un’opportunità per ribadire il senso della democrazia, che si conquista giorno per giorno. Sono molto curioso di capire qual è l’umore popolare. L’esito sembra incerto, ma non andare a votare lascerebbe aperta un’incomprensione. Sarebbe utile per tutti capire cosa vuole davvero la gente su materie di basilare importanza. Non è solo un’operazione contro il premier, non faccio mio in toto l’appello di Celentano, ma questo deve essere esercizio di democrazia. Più che altro non so quanto la gente sia informata, e questo mi spaventa. La gente è distratta da mille cose, chi non andrà a votare lo farà perché non sa cosa c’è davvero in ballo, o ne sa poco.
GIULIANO PISAPIA – Ripartiamo da Milano
Caro Adriano, ho letto la tua lettera pubblicata su Il Fatto e ho colto tutta la tua amarezza e la tua incazzatura. Certo, lo spettacolo al quale abbiamo appena assistito con il tentativo di sottrarre la questione del nucleare al giudizio dei cittadini, è un vero e proprio inaccettabile scippo di democrazia. Questo è comune sentire di molti cittadini. Ma se ho deciso di scriverti, non è solo per darti ragione e per accodarmi al tuo pessimismo profondo: è perché ho qualcosa di bello da dirti. Vedi, Adriano, a Milano sta accadendo un miracolo. Come sai, il 15 maggio i milanesi – i tuoi milanesi! – saranno chiamati a eleggere il nuovo sindaco della città. E come sai, io sono tra i candidati. A partire da giugno, ho girato la città in lungo e in largo e quello che ho toccato con mano è stata una rinascita progressiva delle energie. È come se la città si fosse risvegliata. Sono nati centinaia di comitati, i vicini si trovano nei bar sotto casa per parlare del bene comune e per inventare iniziative. Ecco, allora volevo dirti che il 12 giugno è certamente un appuntamento importante che vede e vedrà tutto il mio impegno. Ma per costruire un’onda alta anche a favore del 12 giugno e per cambiare tutto ciò che tu dici, c’è, prima, un’altra grande occasione: il 15 maggio. Cominciamo da Milano a far rinascere l’Italia.
FRANCO BATTIATO – Non c’è niente da discutere
Non c’è da discutere. Sono contro il nucleare, contro la semiprivatizzazione dell’acqua e contro il legittimo impedimento. E trovo indecente il dibattito su questi temi, oggettivamente indiscutibili. E’ come se un cannibale avanzasse il diritto sulla sua condizione.
PIETRO SERMONTI – Lasciateci decidere
Dalla mia finestra sventola la bandiera pro acqua pubblica , appiccico adesivi sui referendum ovunque mi capiti e perseguito la gente perché vada alle urne. Sulle risorse pubbliche devono decidere i cittadini, semplice. Su questo signore che non vuole rispettare le regole, idem. Preciso: avrei lo stesso atteggiamento con chiunque, destra o sinistra conta zero quando c’è di mezzo il rispetto delle istituzioni. Quelle servono per il futuro, gli uomini politici passano e non devono devastare il patrimonio collettivo. Voglio continuare a parlare di tutto ciò. E poco m’importa se mi prendono per fanatico, o poco furbo. In ballo c’è la democrazia. Scusate se è poco.
BEATRICE LUZZI – Non sono popolari e lo sanno bene
Sono a Bologna per una manifestazione a favore dei referendum, poi andrò a Rimini per partecipare a un’altra iniziativa su questo tema. Credo sia legittimo impedire a Berlusconi di governare, non solo per quella serie coloratissima di reati che si porta dietro. Raccontano davanti a ogni telecamera di quanto siano popolari, di come il voto li legittimi per fare questo e quell’altro. Ma in verità sono i primi a temere le urne. Spendono 350 milioni di euro per separare i referendum dalle amministrative, poi provano a sabotarli facendo retromarcia su nucleare e acqua. Se davvero si compisse l’ennesimo atto illegale con lo scippo di questo voto, non andrei con un bigliettino, ma con dodici. Ne farei aeroplani di carta da portare ad Arcore.
LEO GULLOTTA – Non ne posso più di tutti loro
Come si fa a non essere d’accordo con la lettera di Celentano? Ve lo dico da cittadino: non ne posso più. Non sopporto più le offese dei giornali di destra che si permettono di dargli dell’imbecille. Non sopporto di vedere un ministro della Repubblica urlare, scalciare, abbandonare una conferenza per una domanda che non gli piace. L’Italia non può essere una Repubblica fondata su Scilipoti. Ma veramente credono che gli italiani siano stupidi? Adriano Celentano ha profondamente ragione anche su un altro punto: i cittadini si devono riunire, devono stare compatti, andare avanti come nel quadro del Terzo Stato. Andiamo a votare. È un nostro diritto e non possono levarcelo.
PIF – Mi impegno e vigilo assai
Da quando non fa più bunga bunga, il nostro è appannato. Dice la verità e non chiede rettifiche: cari italiani, vi ho fregato il referendum. Adesso il minimo è riprendercelo scheda per scheda il diritto alla democrazia. Perché ci sarei andato comunque a votare, ma adesso andrò molto più incazzato. E più Berlusconi gioca sul qualunquismo dell’italiano medio, più mi convinco a mettere la faccia su questa storia. Da giovane, a Palermo, ho vissuto un momento particolare. Le stragi di mafia del ‘92, la rinascita della città, i ragazzi per strada che volevano cambiare il mondo, o almeno la Sicilia. Poi sono arrivati Cuffaro e Cammarata. Quindi ora vigilo. Mi impegno, e vigilo moltissimo.
Da Il Fatto Quotidiano del 30 aprile e del 1 maggio 2011
Fino ad oggi sono stati sottratti ai cittadini italiani ben 25 giorni di campagna referendaria”. È un tema che il leader Idv ha voluto condividere anche con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, segnalando anche “il rischio che gli elettori e le elettrici italiane residenti all’estero, non ricevano per tempo tutte le schede sulle quali esprimere il proprio voto”. Attivissimi anche i Verdi, che ieri presidiavano le piazze romane con sit-in di protesta. “Sono state sospese le libertà democratiche ad opera di Berlusconi che ha definito i cittadini italiani incapaci di esprimere un voto al referendum di giugno”, tuona Angelo Bonelli, leader del Sole che ride, ieri in sit-in prima a Montecitorio e poi alla sede Enel di viale Regina Margherita, a Roma. Contro quella che definisce “moratoria-truffa”, Bonelli rilancia un’idea che aveva espresso già il 20 aprile passato. Quella di creare, in caso di “scippo” del voto sul nucleare, una sorta di “referendum laterale” per portare comunque al voto gli italiani che si dicono contrari al nucleare. La voce del popolo referendario, confinata dagli schermi di stato, sta prendendo coscienza. Anche grazie all’ultimo urlo di Adriano Celentano. Ecco le adesioni raccolte dal Fatto Quotidiano:
CARLO VERDONE – Non votiamo “contro” qualcuno
Io andrò ai seggi, ma a prescindere dal premier. Quando si decide di andare a esprimersi contro Berlusconi ci si vota di solito a una sconfitta. Io invece andrò a votare per avere l’acqua pubblica e tenere lontano il nucleare dall’Italia. Ma avete visto il Giappone? Territori contaminati per 30 mila anni. La gente deve andare a votare per questo, non perché c’è Berlusconi dall’altra parte. Certo se, come stanno facendo, provano a togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi su queste materie, sarebbe proprio un brutto trucco. Anche tipico di una certa brutta Italia, che è la stessa Italia del “legittimo impedimento”. Ma perché se un comune cittadino viene chiamato dalla Guardia di Finanza ci deve correre, e se fa il presidente del Consiglio può dire di no? Il primo tra i cittadini deve dare l’esempio. Ma quello buono.
GIOBBE COVATTA – Tutti ai seggi anche per B.
Il referendum? Certo che vado a votare. E spero sia davvero un voto su Berlusconi . Perché se uno va a votare, una volta che ci togliessero i quesiti su acqua e nucleare, è chiaro che va per quello sul legittimo impedimento. E a chi serve questo legittimo impedimento se non a Berlusconi? A me, ad esempio, non è che serve. Però, se quello sul legittimo impedimento è un quesito “etico”, quelli su acqua e nucleare sono anche “pratici”. Perché è poco etico che ci sia un legittimo impedimento che salvi uno solo, ma diciamo che non ha una valenza sulla sopravvivenza dei miei nipoti (certo tutto può essere). Diciamo che i quesiti su acqua e nucleare li andrei a votare volentieri. Quello che è certo è che andrò ai seggi il 12 e 13 giugno.
FRANKIE HI NRG – Condivido pienamente
Io ci andrò alle urne. Ho letto la lettera di Celentano e l’ho trovata condivisibile in tutto. Sublime lo stile che manifesta nel rivolgersi a “Silvia”, la coscienza di Berlusconi. E mi trovo perfettamente d’accordo anche con l’idea di rivolgersi a tutti, “studenti, comunisti, fascisti, leghisti…” e con quella di andare comunque, il 12 e 13 giugno, davanti ai seggi ad esprimere il nostro voto, a costo di coprire le strade di 40 milioni di bigliettini. Ancora una volta, Adriano Celentano ha dimostrato di essere un grande politico, e come tutti i grandi politici che sono in giro spero non si candidi mai. Adesso siamo con lui in questa battaglia. E speriamo almeno che se non Silvio, almeno Silvia ci ascolti.
MONICA GUERRITORE – Basta pigrizia ora tocca a voi
L’italiano ha il vizio di aspettare sempre l’ultimo minuto per tutto. Bene. Adesso è il momento di abbandonare la nostra pigrizia e fare una cosa semplice: dire la verità. Andare a mettere quella x e far capire a chi ci governa che non possiamo più restare in balìa di un uomo evidentemente instabile, in preda a comportamenti che vanno dalla barzelletta sconcia alla modifica costituzionale. Io spero soprattutto in Napolitano. È un uomo autorevole che sta assumendo su di sé il ruolo di guida per un Paese ormai allo sbando. Facciamogli capire che siamo al suo fianco nel proteggere la Costituzione. E soprattutto andiamo a votare. Voterei qualsiasi cosa, anche un quesito per stabilire se i gatti possano dormire sul letto o no. Ci serve una dose di democrazia.
FIORELLA MANNOIA – Guardare il Giappone
Certo che vado a votare. Bisogna sempre andare a votare, perché è un diritto conquistato con le lotte di chi ci ha preceduto. Alla luce di quello che è successo in Giappone, poi, non vedo perché i cittadini non possano correggere la rotta di chi non fa i loro interessi. Se in Giappone è successo quello che è successo cosa può accadere con questa Armata Brancaleone alle prese con l’atomo? Spero che la Cassazione fermi lo scippo dei quesiti da parte del governo, e spero che Napolitano, per quello che è nelle sue competenze, possa fare qualcosa. Ormai ogni dissenso che il popolo italiano prova è un segnale contro Berlusconi e il suo governo delle barzellette. Non è più questione di destra e di sinistra, ma di buon senso. Prima di ogni cosa, ormai, dobbiamo riuscire a sbarazzarci di tutto questo.
EMILIO SOLFRIZZI – Il pericolo è la disinformazione
Votare non è solo un diritto, ma un dovere. Ogni volta che ci si presenta l’occasione è un’opportunità per ribadire il senso della democrazia, che si conquista giorno per giorno. Sono molto curioso di capire qual è l’umore popolare. L’esito sembra incerto, ma non andare a votare lascerebbe aperta un’incomprensione. Sarebbe utile per tutti capire cosa vuole davvero la gente su materie di basilare importanza. Non è solo un’operazione contro il premier, non faccio mio in toto l’appello di Celentano, ma questo deve essere esercizio di democrazia. Più che altro non so quanto la gente sia informata, e questo mi spaventa. La gente è distratta da mille cose, chi non andrà a votare lo farà perché non sa cosa c’è davvero in ballo, o ne sa poco.
GIULIANO PISAPIA – Ripartiamo da Milano
Caro Adriano, ho letto la tua lettera pubblicata su Il Fatto e ho colto tutta la tua amarezza e la tua incazzatura. Certo, lo spettacolo al quale abbiamo appena assistito con il tentativo di sottrarre la questione del nucleare al giudizio dei cittadini, è un vero e proprio inaccettabile scippo di democrazia. Questo è comune sentire di molti cittadini. Ma se ho deciso di scriverti, non è solo per darti ragione e per accodarmi al tuo pessimismo profondo: è perché ho qualcosa di bello da dirti. Vedi, Adriano, a Milano sta accadendo un miracolo. Come sai, il 15 maggio i milanesi – i tuoi milanesi! – saranno chiamati a eleggere il nuovo sindaco della città. E come sai, io sono tra i candidati. A partire da giugno, ho girato la città in lungo e in largo e quello che ho toccato con mano è stata una rinascita progressiva delle energie. È come se la città si fosse risvegliata. Sono nati centinaia di comitati, i vicini si trovano nei bar sotto casa per parlare del bene comune e per inventare iniziative. Ecco, allora volevo dirti che il 12 giugno è certamente un appuntamento importante che vede e vedrà tutto il mio impegno. Ma per costruire un’onda alta anche a favore del 12 giugno e per cambiare tutto ciò che tu dici, c’è, prima, un’altra grande occasione: il 15 maggio. Cominciamo da Milano a far rinascere l’Italia.
FRANCO BATTIATO – Non c’è niente da discutere
Non c’è da discutere. Sono contro il nucleare, contro la semiprivatizzazione dell’acqua e contro il legittimo impedimento. E trovo indecente il dibattito su questi temi, oggettivamente indiscutibili. E’ come se un cannibale avanzasse il diritto sulla sua condizione.
PIETRO SERMONTI – Lasciateci decidere
Dalla mia finestra sventola la bandiera pro acqua pubblica , appiccico adesivi sui referendum ovunque mi capiti e perseguito la gente perché vada alle urne. Sulle risorse pubbliche devono decidere i cittadini, semplice. Su questo signore che non vuole rispettare le regole, idem. Preciso: avrei lo stesso atteggiamento con chiunque, destra o sinistra conta zero quando c’è di mezzo il rispetto delle istituzioni. Quelle servono per il futuro, gli uomini politici passano e non devono devastare il patrimonio collettivo. Voglio continuare a parlare di tutto ciò. E poco m’importa se mi prendono per fanatico, o poco furbo. In ballo c’è la democrazia. Scusate se è poco.
BEATRICE LUZZI – Non sono popolari e lo sanno bene
Sono a Bologna per una manifestazione a favore dei referendum, poi andrò a Rimini per partecipare a un’altra iniziativa su questo tema. Credo sia legittimo impedire a Berlusconi di governare, non solo per quella serie coloratissima di reati che si porta dietro. Raccontano davanti a ogni telecamera di quanto siano popolari, di come il voto li legittimi per fare questo e quell’altro. Ma in verità sono i primi a temere le urne. Spendono 350 milioni di euro per separare i referendum dalle amministrative, poi provano a sabotarli facendo retromarcia su nucleare e acqua. Se davvero si compisse l’ennesimo atto illegale con lo scippo di questo voto, non andrei con un bigliettino, ma con dodici. Ne farei aeroplani di carta da portare ad Arcore.
LEO GULLOTTA – Non ne posso più di tutti loro
Come si fa a non essere d’accordo con la lettera di Celentano? Ve lo dico da cittadino: non ne posso più. Non sopporto più le offese dei giornali di destra che si permettono di dargli dell’imbecille. Non sopporto di vedere un ministro della Repubblica urlare, scalciare, abbandonare una conferenza per una domanda che non gli piace. L’Italia non può essere una Repubblica fondata su Scilipoti. Ma veramente credono che gli italiani siano stupidi? Adriano Celentano ha profondamente ragione anche su un altro punto: i cittadini si devono riunire, devono stare compatti, andare avanti come nel quadro del Terzo Stato. Andiamo a votare. È un nostro diritto e non possono levarcelo.
PIF – Mi impegno e vigilo assai
Da quando non fa più bunga bunga, il nostro è appannato. Dice la verità e non chiede rettifiche: cari italiani, vi ho fregato il referendum. Adesso il minimo è riprendercelo scheda per scheda il diritto alla democrazia. Perché ci sarei andato comunque a votare, ma adesso andrò molto più incazzato. E più Berlusconi gioca sul qualunquismo dell’italiano medio, più mi convinco a mettere la faccia su questa storia. Da giovane, a Palermo, ho vissuto un momento particolare. Le stragi di mafia del ‘92, la rinascita della città, i ragazzi per strada che volevano cambiare il mondo, o almeno la Sicilia. Poi sono arrivati Cuffaro e Cammarata. Quindi ora vigilo. Mi impegno, e vigilo moltissimo.
Da Il Fatto Quotidiano del 30 aprile e del 1 maggio 2011
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sabato 23 aprile 2011
Il Referendum c'è, dillo anche a Peppè !
'Hanno paura. Hanno paura di essere bocciati dagli italiani', 'Vogliono soltanto svoltare l'angolo per poi tornare a scegliere
nucleare, privatizzazione dell'acqua ed affarismo. Occorre impedire questo scippo di democrazia. E bisogna seppellire il
governo Berlusconi con una valanga di democrazia nel referendum del 12
giugno'. .
Il Referendum non è stato cancellato come vogliono farci credere, è solo la Corte Costituzionale che può sciogliere un questito referendario, se la legge che viene fatta nel frattempo soddisfa tutti i quesiti menzionati nei quesiti referendari.
Il 12 e 13 Giugno, spargi la voce, SI VOTA, sarà una valanga di democrazia che seppellirà il governo dei mafiosi.
Fuori la Mafia dallo Stato
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