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venerdì 1 aprile 2016

La bicicletta

Sin dalle sue origini la bicicletta fu ampiamente usata dagli strati popolari, non soltanto per motivi di lavoro, ma anche in funzione politica e, nel corso della lotta di Liberazione, per compiere azioni di vario tipo, contro i nazifascisti.
In Italia la paura della bicicletta da parte dei reazionari ha una data certa e molto antica e una firma tanto famosa quanto odiata dalle forze popolari: quella del generale Fiorenzo Bava Beccaris, nelle vesti di Regio Commissario Straordinario, durante i moti del maggio del 1898 a Milano. Oltre ad ordinare una sanguinosa repressione, il generale fece affiggere un manifesto che decretava il divieto nell'intera provincia di Milano della «circolazione delle Biciclette, Tricicli e Tandem e simili mezzi di locomozione».
Più o meno con gli stessi termini, oltre alla minaccia della fucilazione, le forze dell'Asse proibirono durante la loro occupazione del territorio italiano, in funzione anti-partigiana, l'uso della bicicletta. Quel divieto, però, avrebbe significato in città come Milano o Torino, il blocco della produzione, giacché la maggior parte degli operai la usava per recarsi al lavoro e così il provvedimento fu ritirato.
Nell'immediato dopoguerra, la bicicletta fu molto diffusa, specialmente nelle campagne. Per i braccianti era l'unico mezzo di locomozione, usato, oltre che per il lavoro, in occasione di grandi manifestazioni o degli scioperi indetti dalla Lega dei braccianti. In quelle giornate di lotta, masse imponenti si radunavano per impedire ai crumiri di recarsi nei posti di lavoro. Contro le biciclette, appoggiate nelle sponde dei fiumi, si accanivano con particolare durezza, schiacciandole e rendendole inutilizzabili, le camionette della "Celere" di Mario Scelba, una polizia di pronto intervento, utilizzata soprattutto in occasione degli scioperi operai. Questa furia devastatrice non arrestò però lo svilupparsi di grandi battaglie per ottenere migliori condizioni di vita.

venerdì 2 novembre 2012

Guerrilla Gardening 4 Novembre

Tremate spazi degradati, aiuole luride e quartieri abbandonati: Domenica 4 Novembre sara’ la seconda giornata nazionale del Guerrilla Gardening Italiano, durante la quale tutti i gruppi di Guerrilla Gardening di Italia svolgeranno, come l’anno scorso, un intervento verde di lotta al degrado nella propria città. Guerrilla Gardening significa interagire positivamente con lo spazio urbano, opponendosi attivamente al degrado e all’incuria delle aree verdi. L’attività principale del gruppo è, infatti, quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città.
La data (ironica e provocatoria) è stata scelta per un motivo ben preciso: mostrare, parallelamente ai militari nel giorno della “Festa dell’Unità nazionale e delle Forze Armate”, tutto un altro tipo di armi (gli attacchi con le zappe, i rastrelli, le bombe di semi), nella speranza di dare un segnale molto forte che riporti l’attenzione al verde urbano e rilanciando, al tempo stesso, il significato di Unità Nazionale.
I Giardinieri Guerriglieri, infatti, ormai sono tantissimi e continuano a nascere gruppi in tutte le regioni, città e quartieri d’Italia: ognuno combatte diverse battaglie.
L’idea lanciata per celebrare la giornata del 4 Novembre è quella di piantare più alberi possibile, in modo da lasciare un segno più vistoso, prezioso e duraturo negli anni.
Per chi non avrà la possibilità di mettere a dimora un albero non importa, l’importante è lasciare un segno di speranza, di colore, di profumo, di bellezza.
“Ovunque si narra di nuovi giardini condivisi, aiuole profumate, orti urbani e fantasiose lotte al degrado … oramai la rivolta del verde sta dilagando come una pianta infestante e con radici sempre più fitte e forti.
Noi giardinieri guerriglieri di questo folle paese uniremo le nostre zappe, i nostri fiori, i nostri pollici (verdi e non), per combattere un’unica Guerra al Degrado…agendo tutti insieme e simultaneamente da tutte le nostre città sarà come lanciare un’enorme bomba nucleare di semi per sconfiggere il nemico!”
I guerriglieri verdi che aderiscono all’iniziativa si ritrovano su Facebook nel gruppo Guerrilla Gardening Italia, aperto a chiunque voglia partecipare.
E la tua zappa farà parte di questa Storia?

martedì 8 maggio 2012

#volevo-comprare-un'auto

L'altra faccia del mondo
Volevo comprare un'auto 
e ho comprato invece una bicicletta
Volevo incontrarmi con più amici contemporanamente
e invece ho creato un luogo virtuale dove dialogare
Quando questo luogo a volte mi stava stretto
ho esteso la socializzazione sui gruppi 
nei social network
Mi sentivo un ragno e ho iniziato a costruire una ragnatela
Sapevo di sapere delle cose e le ho messe a disposizione degli altri
umilmente, senza diritti, diffondendo una cultura del creative commons, 
non protestando contro i diritti d'autore.
Volevo cambiare il mondo, ma non potevo cambiarlo se non lentamente, 
L'unico modo  era proponendo altre culture al posto di quelle esistenti, altri modi di rapportarsi.
Volevo cambiare il mondo, e non mi accorgevo che il mondo stava cambiando.
E più rincorrevo il mondo e più non capivo il comportamento della gente nel mondo.
Volevo cambiarlo con la rabbia e la protesta, l'arroganza e invece un giorno tutto diventò più facile, scelsi di cambiarlo con la pace e l'amore, scrivendo a raffica sulle falsità della guerra, sull'odio della razza.

mercoledì 18 aprile 2012

In piazza per l’energia pulita

Oggi il nostro Reparto Investigazioni Climatiche era in piazza, davanti al Parlamento, al fianco di chi produce energia pulita in Italia.
Il settore delle fonti rinnovabili è a rischio. Sul suo potenziale di sviluppo si sta per abbattere l’ennesima insensata manovra contabile: tagli agli incentivi per la produzione sostenibile di energia. Tagli a incentivi che pesano sulle bollette degli italiani solo per l’8% dei costi totali, che costano a una famiglia tipo circa 10 centesimi di euro al giorno. E che sono, di tutte le tasse che i cittadini pagano quotidianamente, l’unica forma di imposta che ha garantito sviluppo, occupazione, tutela dell’ambiente.
Le fonti rinnovabili oggi costituiscono più dell’1% del Prodotto Interno Lordo nazionale, e occupano circa 130.000 persone. Far fuori questo settore vorrebbe dire mettere un segno “meno” davanti ai numeri dell’andamento della nostra economia. Farebbe risalire i costi dell’elettricità nelle ore di picco diurno e aggraverebbe la dipendenza energetica del Paese dall’estero. Ma allora perchè procedere in direzione sbagliata, come sta facendo il nostro Governo, contro il benessere di tutti e la possibilità di ripresa del Paese?
Dietro questa strategia sbagliata c’è lo scontro tra due modelli di futuro contrastanti: uno fatto di energia pulita, sviluppo, salvaguardia del clima e dell’ambiente, occupazione; l’altro fondato sullo sfruttamento delle energie fossili, sulla distruzione di clima e ambiente, sul privilegio e sul potere di poche grandi multinazionali, sulla dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero.
Questo secondo futuro, il futuro che rifiutiamo, è il futuro secondo Enel. Un’azienda controllata dal Ministero del Tesoro, che privatizza i profitti realizzati distruggendo ambiente, clima, salute pubblica. E che scarica su noi tutti i costi delle sue scelte disastrose, prima fra tutte quella del carbone, con cui in Italia fa il 41% della sua produzione elettrica. Il carbone è una scelta che Enel rivendica, che ha fatto in passato e che è pronta a confermare, costruendo due nuove centrali che si andrebbero ad aggiungere alle otto che già possiede. Per procedere su questa strada ha bisogno di frenare la sua concorrenza. La concorrenza che Enel teme è quella delle energie pulite. Per questo Enel è il primo “suggeritore” di questa manovra sbagliata.

domenica 25 dicembre 2011

Impianto Solare Galleggiante

Se uno dei principi dell’ecologia è sfruttare tutto ciò che è inutilizzato, un gruppo di tecnici trentini e toscani ha fatto molto di più: ha sfruttato bacini inutilizzati per produrre energia pulita. Ci sono riusciti la Koiné Multimedia e la Enertec, due compagnie italiane, che hanno realizzato un impianto fotovoltaico galleggiante nel bacino di Colignola, vicino Pisa. Questa tecnologia permette di produrre energia pulita in quantità maggiori rispetto ai pannelli tradizionali a costi inferiori, e soprattutto senza occupare il suolo.

Attualmente l’impianto, che occupa circa 300 metri quadri, è in grado di fornire elettricità sufficiente per alimentare 10 abitazioni. La sua caratteristica, oltre al fatto di non occupare della terra che potrebbe essere usata per altri scopi, ma soltanto acqua non sfruttabile, è la capacità di “inseguire” il sole. Il pannello infatti è montato su una sorta di zattera che sfrutta la cosiddetta tecnologia del Floating Tracking Cooling Concentrator inventata dalla Società Industria Tecnologia di Pisa.
Questo pannello costa appena 500 euro per kw installato, circa la metà di un pannello tradizionale dotato della funzione di inseguimento solare, ed ha come peculiarità quella di potersi spostare, all’interno dei confini del bacino, a seconda di come arrivano i raggi solari. Inoltre il pannello è dotato dei riflettori, ormai presenti in quasi tutti gli impianti di ultimissima generazione, che aumentano la produzione energetica.

Secondo i dati forniti dall’azienda, in questo modo la produzione elettrica aumenta del 75% rispetto agli impianti a terra, e costa un quinto in meno. Inoltre la spesa sarebbe coperta in parte dagli incentivi statali. Ma il vantaggio principale è che questi non occupano del terreno prezioso, che finora ha limitato le possibilità di sviluppo dei campi fotovoltaici, ed anzi, va ad occupare proprio quelle parti inutilizzabili come bacini naturali e artificiali, cave o zone abbandonate che altrimenti starebbero lì senza una destinazione d’uso.

mercoledì 21 dicembre 2011

Google investe nelle rinnovabili pensando al futuro

Google e l'energia rinnovabile
Google continua a investire nella ricerca e nello sviluppo di fonti alternative di energia: l'ultimo investimento vale 94 milioni di dollari ed è nuovamente diretto all'energia solare.

Mountain View ha profuso un certo impegno rispetto alle energie rinnovabili: in passato ha già siglato un accordo in base al quale sta investendo 168 milioni di dollari in una centrale di energia solare nel deserto del Mojave, stanziato 100 milioni di dollari per la realizzazione di una centrale eolica e altri 208 milioni per finanziare un'azienda statunitense leader nel settore dell'energia solare.

Con quest'ultimo investimento Google continua a guardare all'energia solare e decide di partecipare con il fondo di investimenti KKR e Recurrent Energy a quattro progetti fotovoltaici che puntano a produrre energia in collegamento con le reti elettriche statunitensi.

lunedì 5 dicembre 2011

Cronache dal Pianeta Anarras: Anno 2032

A piedi nella sabbia, in riva al mare
onde sempre più impetuose, vento sempre più forte
gabbiani, come aerei solari, librano nel cielo
Anno 2032
senza petrolio
senza carbone
no centrali nucleari, solo raggi solari riscaldano il pianeta
turbine eoliche ci scaraventano addosso la loro potenza energetica
luci led, auto elettriche, piste ciclabili nelle città
tapirulan solari ti portano al passante ferroviario
Il treno solare sta per arrivare, velocità 500 km orari
nessuna fermata intermedia
destinazione mare
a piedi nella sabbia in riva al mare
guardo i gabbiani volare

domenica 27 novembre 2011

Cronache dal Pianeta Anarras - Anno 0 d.d.m.

Sognavo un' Europa Unita, un'unica moneta di scambio e tutto si è trasformato alla realtà.
Immagino un Mondo Unito con un'unica moneta di scambio, un luogo universale dove non sia il capitalismo a farla da padrone, ma un commercio equo-solidale, una società nuova dove ogni individuo è responsabile.

Ora siete ancora immaturi per questo, ma un giorno crescerete.
Trasformeremo la vostra immaginazione in realtà .


Da Cronache dal Pianeta Anarras - Anno Zero, d.d.m. (dopo la divisione del mondo)


sabato 12 novembre 2011

.... e che sia un invisible touch del cambiamento




Oggi è, si può dire un nuovo giorno per la Storia d'Italia. E' finito quel governo mafioso, pidusita che ci ha portato alla rovina. Ora sarà faticoso riprenderci, ma l'Italia è un grande paese. E allora con grande speranza, mi auguro un invisible touch che ci guidi verso la strada del rinnovamento. Una crescita orientata al turismo, alle rinnovabili, alle piste ciclabili, alle auto elettriche, all'energia solare all'energia del vento .... e che sia un invisible touch del cambiamento

giovedì 15 settembre 2011

RadioCodaRitorta, un sogno in evoluzione

RadioCodaRitorta è una radio che pochi possono ascoltare, perchè è energia tra l'universo e la mente. RadioCodaRitorta è un blog, è un libro, è il contatto con il mondo, privilegiando la natura e l'ecosostenibilità. E' ad impatto zero, è un modo di socializzare, ma soprattutto è un progetto radiofonico esteso. Una radio che non necessarimante deve farsi sentire nelle forme in cui si è abituati a sentire una radio. Il progetto RadioCodaRitorta inizia a prendere piede, uscendo dal cassetto nel lontano 1995 sbarcando sulla BBS RecSando, anche se giaceva addormentato, ma vivo dal 1977. Cosa si era pensato in quel lontano 1977. Si era pensato ad un mezzo tecnologico che potesse arrivare ovunque nel pianeta, per consigliare buona musica, per dare notizie che i media ufficiali censuravano. Notizie intorno al mondo documentate con immagini e filmati, perchè in questo modo non si sarebbe potuto dire che quello che era stato "immortalato" non era accaduto. Da sempre il progetto aperto RadioCodaRitorta ha sostenuto il videoattivismo, il fotoattivismo e tutte le forme artistiche di espressione. Oggi nel 2011 RadioCodaRitorta si arricchisce sbarcando sulla piattaforma sociale di facebook. Continua inoltre la crescita dell'immensa ragnatela di collaborazioni con altri blog insieme al nuovo progetto RadioWaze, una pagina di completamento su facebook, di interazioine con il navigatore sociale WAZE. RadioWaze è quindi anche un gruppo di interazione mentre si è in automobile, per comunicare situazioni e informare gli automobilisti sui problemi del traffico in Italia.

venerdì 2 settembre 2011

Il pannello fotovoltaico installato sull’asfalto potrebbe produrre circa 7,6 kwh al giorno.

L'Italia si sa è un paese governato da persone di merda che dicono che l'Italia è un paese di merda. Sembra un gioco di parole, ma invece il nostro paese ha SOLE da vendere, i tedeschi vengono da noi in vacanza sul lago,nei nostri mari, per prendere la tintarella e noi siamo fermi,immobili, arretrati, primitivi, non investiamo nella ricerca e nelle innovazioni tecnologiche per colpa di gente di merda che ci governa. Dobbiamo svegliarci e cacciarli via, oppure chissà un giorno ce li mangeremo :-)

Nel frattempo nel resto del mondo, sia in Europa che in America succede che si è pensato di sfruttare l'energia solare per usarla sull'asfalto.

L’asfalto, si sa, nelle giornate di sole si riscalda fino a diventare bollente, e rilascia nell’aria il calore che assorbe. Tanto che in Spagna hanno pensato di recuperare l’energia solare immagazzinata negli strati di asfalto, trasformandola in calore da utilizzare per riscaldare gli ambienti e produrre acqua calda.
Il progetto, che si chiama Pavener, è promosso dalle società Tecnalia e Campezo, che nei prossimi due anni collaboreranno alla ricerca di un sistema per sfruttare in modo efficiente il calore assorbito dalla pavimentazione stradale. L’idea è quella di trasferire l’energia termica a un fluido dinamico, che, una volta riscaldato, potrebbe essere usato per riscaldare gli edifici o produrre acqua calda.
L’obiettivo finale della sperimentazione, però, è quello di riuscire a progettare un “sensore solare” che possa essere utilizzato non solo nell’asfalto, ma su qualsiasi superficie pavimentata esposta ai raggi del sole. Non solo strade, piazze e parcheggi, dunque, ma anche aeroporti, palestre, piscine, etc.
Lo speciale sistema, infine, potrebbe rivelare importanti applicazioni sul piano della sicurezza. Nei mesi invernali, infatti, il sensore potrebbe essere utilizzato per mantenere la temperatura dell’asfalto al di sopra del punto di congelamento, impedendo la formazione di ghiaccio sulle strade e prevenendo tutti i pericoli a essa legati.

L'asfalto fotovoltaico sarà usato anche sulle strade e autostrade statunitensi. Il progetto dell’asfalto solare fotovoltaico (Solar Road Panels) ha ottenuto un importante finanziamento da parte dell’ente che gestisce le autostrade degli Stati Uniti.
La Solar Roadways ha pensato di realizzare pannelli fotovoltaici di forma quadrata, di larghezza pari a 3,7 metri (cioè la larghezza standard delle corsie americane). Stimando un’insolazione media di 4 ore giornaliere e ipotizzando un’efficienza del 15%, ogni pannello fotovoltaico installato sull’asfalto potrebbe produrre circa 7,6 kwh al giorno. E siccome negli USA la superficie totale occupata da strade, autostrade e parcheggi all’aperto è di oltre 100.000 chilometri quadrati, la quantità di energia elettrica prodotta sarebbe notevole.
Tutta questa energia potrebbe poi essere utilizzata per delle centraline di ricarica per le auto elettriche, da porre lungo le autostrade, oppure potrebbe essere immessa nella rete nazionale.
I pannelli fotovoltaici da installare al posto dell’asfalto dovrebbero inoltre avere determinate caratteristiche: dovrebbero essere resistenti al peso e all’usura dovuta al passaggio delle auto e non dovrebbero essere lisci, per garantire un migliore attrito delle ruote sull’asfalto.





giovedì 1 settembre 2011

Come mai crollano le Dolomiti ?

stralcio di un articolo de La Stampa:

Foto di Radiocodaritorta in Copyleft: Licenza Creative Commons 3.0
Come mai crollano le Dolomiti? si domanda la gente. Sarà il caldo, sarà l’effetto serra? In questo caso abbiamo delle risposte. La prima è di natura strutturale, perché le Dolomiti sono tanto belle quanto tenere e inconsistenti, delle fragili scogliere coralline proiettate provvisoriamente nel cielo. Ogni strapiombo è il risultato di un vecchio crollo, le guglie, le torri e i ricami di roccia sono fantastici effetti dell’erosione. La seconda risposta attiene all’estate che sta per finire, o meglio a quei dieci giorni roventi di agosto che probabilmente hanno intaccato il permafrost anche a tremila metri di altezza e sui versanti più freddi esposti a Settentrione. È come se, sciogliendo lo strato di ghiaccio in profondità, fosse venuto a mancare il collante che teneva insieme la struttura rocciosa.

L’intensificarsi delle frane sulle Alpi dovrebbe comunque farci riflettere sulle conseguenze del riscaldamento globale: forse la nostra civiltà è attrezzata per contrastare il freddo con la tecnologia, ma siamo drammaticamente inermi di fronte al caldo che sgretola le rocce e scioglie i ghiacciai. La Terra ha la febbre e le montagne sono i termometri che la misurano.




mercoledì 31 agosto 2011

due angeli della montagna hanno dato la vita nel tentativo di salvarla a persone in difficoltà

Monte Pelmo visto da Rifugio Aquileia
Altri due angeli della montagna hanno dato la vita nel tentativo di salvarla a persone in difficoltà.  E' così che questa mattina la montagna che più amo al mondo, il mio amico Monte Pelmo è franato alle 5.17  a circa 2.900 metri di altezza.
Sono stati investiti da pietre e sassi precipitati dalle pareti., due soccorritori, 2 tecnici del soccorso alpino della stazione di San Vito di Cadore che erano partiti per andare in aiuto a due alpinisti tedeschi rimasti feriti.
Sono morti, Alberto Bonafede di 43 anni e Aldo Giustina di 42 anni
Mentre erano in soccorso, ad un certo punto improvvisa come tutte le cose che avvengono in montagna, la frana ha tranciato i cavi di sicurezza e i 2 sono precipitati per 700 metri. Sarà colpa del caldo ma in questi giorni sono numerosi i distacchi di pezzi di roccia  sulle Alpi. C’è chi li attribuisce al riscaldamento globale e forse è vero, stiamo rovinando tutto.
Il Monte Pelmo ha dato il suo segnale, qualche giorno fa l'uragano Irene, poco tempo fa lo Tsunami in Giappone...  se vogliamo capirlo in tempo, forse riusciremo a frenare questo inarrestabile e sempre più frequente ribellione della natura sull'uomo e invertire la rotta con le energie sostenibili.

giovedì 18 agosto 2011

Luglio Agosto Settembre Nero e il Caimano se ne va

Quando il sole stava tramontando e il caldo a poco a poco si smorzava, la temperatura della notte quest'anno diventava sempre più spesso fresca, intorno allo zero termico. Tutto questo era la montagna e chi ci viveva raccontava che se la temperatura di notte, in estate, scendeva sotto i 5 gradi, allora il giorno dopo c'era sicuramente bellissimo tempo. Guarando dalla mia finestra, osservavo il misuratore di gradi appeso al capanno e già sapevo come sarebbe stato l'indomani, senza scoprirlo dalla televisione o dai giornali, che molto spesso sbagliavano. La natura invece non sbagliava mai.
Il giornali non sanno, prima che la cosa accada, raccontano quello che è già successo e non sanno che in Italia l'autunno politico sarà molto caldo, e Berlusconi perderà ulteriormente la sua popolarità fino a crollare. Quando Luglio e Agosto sono caldi, c'è sempre un Settembre nero, un settembre tutto italiano che farà cadere in picchiata il Caimano. Non sapeva che, non poteva prevedere che accendo il fuoco vicino ad una fonte di ghiaccio, il ghiaccio "massa" addormentato in tutti questi anni da spettacoli di varietà e di talk show addormenta cervello, questa massa si sarebbe sciolta generando un'onda enorme di fluido pensante "simile all'acqua" che lo avrebbe travolto


Vorrei dirlo anche con una canzone sempre attuale: Luglio Agosto Settembre (Nero) degli Area






Giocare col mondo facendolo a pezzi
bambini che il sole ha ridotto già vecchi

Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all'omertà.
Forse un dì sapremo quello che vuol dire
affogare nel sangue con l'umanità.

Gente scolorata quasi tutta uguale
la mia rabbia legge sopra i quotidiani.
Legge nella storia tutto il mio dolore
canta la mia gente che non vuol morire.

Quando guardi il mondo senza aver problemi
cerca nelle cose l'essenzialità
Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all'umanità. 


September is the NO B MOUNTH


venerdì 15 luglio 2011

Arriveranno anche a casa tua

Pensavano di averli sconfitti, di averli uccisi a colpi di pistola, di alcool e di religione, ed invece alcuni sono riusciti a mimetizzarsi, arrivando fino ai nostri giorni. Non li vedi ora,  ma sono tra noi, sommessamente senza dare nell'occhio stanno insegnando alle persone un nuovo linguaggio, un nuovo modo di rapportarsi col pianeta.
Arriveranno anche a casa tua ... e il mondo cambierà.

lunedì 11 luglio 2011

L'era degli Stupidi - The Age Of Stupid

The age of stupid, la locandina del filmDiventa anche tu un volontario per l'ambiente collaborando con gli altri volontari WWF del tuo territorio ad organizzare la proiezione del film: è necessario reperire una sala, organizzare la proiezione e promuoverla...
ECCO LE PROIEZIONI PROGRAMMATE O IN CORSO DI ORGANIZZAZIONE, COME AIUTARE  >>

The Age of Stupid (L'Era degli Stupidi) comprende il periodo che va dall'ascesa dei motori a combustione interna fino al superamento del limite di 2 C° nella corsa al riscaldamento globale (all'incirca 1850 - 2020)". Così è scritto in un libro di storia del futuro...

Il protagonista, Pete Postelethwite è un anziano signore nel mondo devastato del 2055, guardando un archivio fotografico del 2008 si chiede "Perchè non abbiamo arrestato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?"

Il film, frutto dell'impegno di produttori indipendenti inglesi, è stato lanciato in prima mondiale martedì 22 settembre.  Non perdere l'occasione, vai a vedere Age of Stupid e promuovine la diffusione, con il passaparola, con i social network... Il film infatti non è supportato da una tradizionale struttura di distribuzione.
 

Il film è sostenuto anche da Greenpeace e WWF

Libro di storia del 2055...per il suo messaggio coinvolgente in vista del Summit sul clima di Copenhagen che si svolgerà a dicembre. Il film è stato proiettato contemporaneamente in centinaia di cinema in più di 40 paesi dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa.  Adesso la diffusione del film è affidato soprattutto ai volontari.

WWF e Greenpeace:

"Invitiamo tutti ad andare a vedere questo nuovo film, coinvolgente e capace di creare le connessioni tra la nostra vita quotidiana e il  problema dei cambiamenti climatici. Invitiamo gli spettatori ad accostarsi all'opera con la forza dell'ottimismo della volontà: il clima che cambia è certamente un tema drammatico, e il nostro modo di vivere spesso è illogico e stupido, ma abbiamo l'occasione di fermarci in tempo, evitare gli effetti più drammatici e incontrollabili del riscaldamento globale e correggere le grandi storture della nostra epoca. Altrimenti la nostra sarà inevitabilmente ricordata come l’Era degli Stupidi, che sapevano e hanno fatto finta di niente".

The Age of Stupid è una produzione collettiva, nel senso che il budget del film, di 450.000 dollari, è stato finanziato da 223 individui e gruppi preoccupati per i mutamenti climatici..

Si tratta di gruppi di ogni tipo, da una squadra di hockey a un centro benessere femminile, e ciascuno di loro possiede una percentuale del film. L’anteprima di The Age of Stupid nel Regno Unito non ha richiesto la connessione alla rete elettrica principale, essendo alimentata con successo soltanto da pannelli solari e producendo soltanto l’1% delle emissioni di anidride carbonica di una normale anteprima in stile hollywoodiano. Con 62 proiezioni in simultanea del film, l’anteprima nel Regno Unito è entrata nel Guinness dei primati come la più grande anteprima cinematografica in simultanea. Nella prima settimana di apertura, Stupid è risultato il primo film sugli schermi, battendo Duplicity, con Julia Roberts, e The Millionaire.

Franny Armstrong, regista del film:

"La nostra risposta al mutamento climatico definirà la nostra generazione, allo stesso modo in cui finire l’apartheid, bandire la schiavitù o raggiungere la luna ha definito le generazioni passate. Al momento, stiamo vivendo nell’era della stupidità, The Age of Stupid, ma siamo ancora appena in tempo per cambiare le cose".
Il sito ufficiale di The Age of Stupid >>

E tu cosa fai? Decidi di "non essere stupido"...

Sgarbi contro le rinnovabili

 Sgarbi attacca le rinnovabili a Polignano a Mare .... Ebbene, anche durante la sua presentazione del suo libro, non perde l’occasione di scatenarsi contro le pale eoliche. Per Sgarbi le pale eoliche oltre a rappresentare uno stupro per il paesaggio significano affari della mafia. E da questo assioma i pugliesi si sono sentiti offesi. Perciò hanno risposto e la battaglia è divenuta insulto finché è degenerata, secondo quanto riferiscono le cronache, nel lancio di oggetti.

Fabiano Amati assessore regionale all’ambiente commenta:
E’ stupefacente che in piena crisi ambientale ci sia qualcuno che aggredisca le politiche innovative di economia verde, sull’infondato argomento dello sfregio paesaggistico, non accorgendosi che senza rinnovabili tra un po’ di decenni toccherà alla terra nel suo complesso la sorte distruttiva, altro che paesaggio.
E consiglia la visione di The age of stupid.

Certa gente non perde mai l'occasione di mostrarsi stupida nei confronti del mondo.

Pannelli Solari Ultraleggeri Verniciabili

Sono ultraleggeri ed efficientissimi. Per dare un'idea pesano quanto un foglio di carta. Sono i nuovi pannelli solari progettati in Australia, presso l'Università di Melbourne, da un team di esperti coordinato da Brandon MacDonald, con il sostegno dell'ente nazionale di ricerca Csiro.

La loro particolarità risiede nel fatto che possono essere pitturati o stampati su una superficie, evitando così l'installazione di strutture ingombranti sugli edifici. Le celle solari infatti sono talmente piccole da poter essere sospese in un liquido. Dimensioni infinitesimali, visto che i pannelli messi a punto dai ricercatori australiani, sono fatti da nanocristalli del diametro di pochi milionesimi di millimetro e utilizzano solo l'1% dei materiali che solitamente si utilizzano per costruire i classici pannelli.
Il segreto starebbe dunque nella nuova tecnologia, già brevettata, che si basa su inchiostri contenenti nanocristalli. Basta applicarli su un materiale, dal vetro alla plastica fino al metallo scegliendo la giusta combinazione di inchiostro per ricreare pannelli solari efficienti e al tempo stesso limitando al massimo l'uso di materiali.

In tal modo anche i costi delle energie rinnovabili, sarebbero notevolmente ridotti. Lo assicura MacDonald, a capo della ricerca che ha dato vita alle nuove celle solari. "I pannelli possono essere integrati negli edifici durante la costruzione e diventare parte delle finestre o del tetto".

Un altro passo avanti nella ricerca sulle energie pulite.

domenica 10 luglio 2011

Greenpeace: «Nel 2030, le rinnovabili possono arrivare al 68% in Europa»

L'associazione ambientalista ha pubblicato un dossier in cui vengono ipotizzati due differenti scenari per il futuro delle politiche energetiche internazionali. Nel primo, gli investimenti consentono uno sviluppo notevole delle fonti “verdi”, mentre nel secondo sono le smart grid ad essere implementate maggiormente

Nel 2030 le fonti rinnovabili potrebbero arrivare a coprire il 68% del fabbisogno energetico europeo, ma perché questo accada è necessario un impegno finanziario maggiore da parte dei governi. Lo rivela l'ultimo rapporto di Greenpeace, intitolato “Revolution: battle of the grids” (vedi allegato), che traccia due possibili scenari per lo sviluppo delle fonti energetiche “pulite” da qui a vent'anni. Il primo, appunto, prevede che gli Stati investano massicciamente nel settore e nel miglioramento della rete di distribuzione, destinando complessivamente almeno 74 miliardi di euro allo sviluppo delle rinnovabili per il ventennio successivo (2030-2050). In questo caso, l'energia “low-carbon potrebbe raggiungere un livello significativo, considerando che già negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti in questa direzione. «In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell'elettricità, in Danimarca superano il 28%, l'Italia è oltre il 23%, in Germania il parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell'energia fornita dal sole e dal vento – ha dichiarato il direttore di Greenpeace, Giuseppe Onufrio - Nel complesso dell'Europa è ipotizzabile che le rinnovabili arrivino fino al 68% nell'arco di vent'anni».



Una prospettiva di certo allettante. Il rapporto pubblicato dall'associazione ambientalista, però, traccia anche un altro scenario, meno incentrato sulle rinnovabili ma più favorevole allo sviluppo delle cosiddette “smart grid”, ovvero le reti intelligenti in grado di trasferire l'energia dal luogo di produzione ad altri siti. In questo caso, il numero dei nuovi impianti installati ogni anno potrebbe iniziare a diminuire, ma allargando la rete fino al Nord Africa, si potrebbe ad esempio trasportare in Europa l'energia prodotta e accumulata nei deserti. Per arrivare a un risultato del genere, comunque, occorrerebbero investimenti ancora più cospicui, che Greenpeace stima in oltre 580 miliardi di euro. La smart grid, tra l'altro, risultano particolarmente adatte alla trasmissione dell'energia a basso tenore di carbonio, mentre si prestano meno a lavorare con le fonti fossili e con l'energia atomica. «Il vero punto debole del sistema delle smart grid sono carbone e nucleare, perché hanno una produzione poco flessibile – ha precisato Onufrio a questo proposito - Se la loro quota dovesse rimanere al livello attuale, in Europa si rischiano di perdere 32 miliardi l'anno di energia prodotta dal sole e dal vento, che non potrebbe essere utilizzata. Invece usando come stabilizzatori del sistema gas, geotermia, biomasse, cioè fonti flessibili, si può ottenere il massimo della convenienza economica in uno scenario di rinnovabili molto avanzato».