lunedì 4 luglio 2011

Red Rain - Peter Gabriel (new blood)



Red Rain, originariamente dall'album So, coverizzata in versione classica da Peter Gabriel.
E' vero Gabriel riesce benissimo a reinterpretare se stesso.

Aumento benzina: e se andassimo tutti in bicicletta?

Il prezzo della benzina torna a salire... la soluzione potrebbe essere quella di lasciare la nostra amata autovettura parcheggiata e di prendere finalmente - dove possibile - i mezzi pubblici e considerare la possibilità di muoversi in bici, visti i benefici che andare in bicicletta apporta al nostro fisico.

 

Andare in bici è salutare per l'organismo:
  • Innanzitutto tonifica i muscoli, soprattutto quelli di gambe e glutei.
  • Aiuta a dimagrire, in quanto implica un elevato consumo calorico senza il rischio di traumi ai legamenti o alle articolazioni, come può essere per altre attività, come lo jogging.
  • Favorisce la circolazione con una maggiore ossigenazione dei tessuti.
  • Il cuore si "irrobustisce" rallentando la frequenza cardiaca e aumentando la gittata sistolica.
  • Aiuta a contrastare l'ipertensione e ad abbassare colesterolo e glicemia.
  • Aumenta la capacità polmonare.
  • Favorisce il ritorno del sangue al cuore, combattendo così i gonfiori e le vene varicose.

sabato 2 luglio 2011

I popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi







 I popoli NON dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei propri popoli.

La scena è tratta da un meraviglioso film di grande attualità nello scenario politico e sociale italiano: sembra una parodia dell'attuale governo e della nostra malata e strumentalizzata informazione. Il monologo mette in risalto quanto e come in una dittatura, il controllo mediatico sia fondamentale per controllare le masse.
"..il manganello non può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato...."
Evidenzia come in un sistema corrotto e marcio, come quello del nostro paese, certe crisi non possono essere risolte per vie istituzionali, ma necessitano di colpi di stato! Saddler presenta delle spaventose analogie col nostro presidente del consiglio. La V di vendetta è un idea, e come tale è un delitto strumentalizzarla, chi capisce il suo significato ha capito il senso del film!
"...la libertà, la giustizia, la solidarietà, sono più che parole: sono PROSPETTIVE...."
A tutti i lettori del blog consiglio la visione del film e la lettura del fumetto da cui è tratto, anzi dovrebbe essere trasmesso a reti unificate in prima serata e fatto vedere nelle scuole. Il film non è una visione di un non lontano futuro della nostra società, per le leggi che questo governo sta legiferando potremmo essere privati della nostra parola in cambio del silenzio e se ciò succedesse il popolo italiano non avrà il suo V che lo salverà!
"..se cercherete un colpevole non ci sarà che da guardarsi allo specchio.."

 





La7 chiude le porte a Santoro

La7 chiude le porte a Santoro e in cambio il governo salva Telecom
Martedì nella manovra compare una norma che toglie all'azienda editrice della tv il controllo della rete telefonica. Due giorni dopo salta l'accordo con il giornalista. E l'articolo viene cancellato. Ora il conduttore prepara il progetto di un nuovo network che metta insieme tv locali e Internet.
L'accordo tra il conduttore di Annozero e la tv di proprietà Telecom era quasi fatto. Ma sul più bello, come sostiene il giornalista, si è materializzato il conflitto d'interessi (intervista di Travaglio e Truzzi). Palazzo Chigi ha infilato nella bozza della manovra il “piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet”. Secondo il governo, la compagnia avrebbe dovuto ammodernare la rete telefonica per poi metterla a disposizione dei concorrenti. L'ipotesi dura solo 48 ore, finché accadono due fatti che forse sono collegati: La7 annuncia la fine di qualsiasi negoziato con Michele Santoro e il governo cancella il nuovo piano per le telecomunicazioni. Così l'ex monopolista non rischia più la propria stabilità patrimoniale. E Berlusconi non vede rafforzata dall'arrivo della squadra di Annozero la tv concorrente della sua Mediaset (articolo di Meletti e Tecce). Intanto il giornalista, dopo il successo di 'Tutti in piedi', prepara un nuovo progetto: se non riuscirà a restare in Rai o ad approdare a La7, l'anno prossimo un programma come Annozero potrebbe andare in onda su una multipiattaforma indipendente. Che coinvolga il patron di Telelombardia Sandro Parenzo e la concessionaria Publishare (articolo di Giorgio Meletti)

Anche l’Italia, come la Cina, censura Internet

Tutti sanno che in Cina vige una durissima (ma tolleratissima) dittatura. Quasi tutti sanno che in Cina Internet è censurato perché il regime non vuole che si diffonda il pensiero libero e critico. Ma la Cina rischia di esserci un po’ troppo vicina se, il 6 luglio prossimo, l’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) varerà la nuova regolamentazione per la tutela del diritto d’autore in Rete. Facciamo un esempio per capire la portata del cambiamento. Francesco, un militante di sinistra, ha un blog in cui parla di politica e critica il governo Berlusconi. A sostegno delle sue tesi, Francesco mette ogni tanto nei suoi post alcuni spezzoni video, tratti dai telegiornali Mediaset, accostando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio di oggi con quelle di una settimana o un mese prima, per dimostrare che egli ha, ad esempio, mentito su alcuni scandali.
Secondo Mediaset, Francesco sta violando il suo copyright. L’azienda di Berlusconi a quel punto può ricorrere ad un giudice, il quale valuterà, legge alla mano, se si tratti di espressione del diritto di critica, oppure del tentativo di sfruttare il lavoro altrui senza riconoscere un giusto compenso. Francesco avrà tutte le garanzie di un normale procedimento giudiziario, avrà tutto il tempo di ribattere alle accuse, portare prove a sua discolpa, ma soprattutto sarà innocente fino a prova contraria.
Dopo il 6 luglio non funzionerà più così. Francesco avrà solo 5 giorni di tempo per discolparsi. A giudicarlo non saranno dei magistrati indipendenti, ma un organismo amministrativo, la stessa AGCOM, di nomina politica, senza tutte le garanzie che ho esposto in precedenza e soprattutto con l’acqua alla gola. Se Francesco si rifiuterà di ottemperare alla rimozione del contenuto, invocando il suo diritto di critica, l’AGCOM potrà obbligare – ripeto, obbligare – l’azienda che fa hosting del suo blog a rimuovere il video. Se l’azienda è straniera e quindi non sottoposta al controllo di AGCOM, la stessa Autorità potrà obbligare – ripeto, obbligare – tutti i provider Internet italiani a inibire l’accesso all’intero blog di Francesco oppure a ispezionare i pacchetti di dati provenienti da esso per filtrare quelli relativi al video in questione, in modo che nessun italiano possa vederlo. Un intervento censorio talmente invasivo che nessuno prima si era mai azzardato a proporre.
E’ in gioco insomma la libertà della Rete come la conosciamo ora. E in pochi giorni Internet si è mobilitata per difendersi: oltre 130 mila adesione alla petizione di Avaaz nel momento in cui scriviamo, altre migliaia a quella promossa da Adiconsum, Agorà digitale, Assoconsumo, Assoprovider, Altroconsumo e Studio legale Sarzana. Un numero enorme di post su Facebook, Twitter e altri social network. In fondo all’articolo trovate i link per firmare ed entrare a far parte della mobilitazione.
L’idea che il diritto d’autore vada usato come un manganello contro la critica non è nuova: è quello che Mediaset fa ogni giorno, spulciando Youtube alla ricerca di filmati come quelli di Francesco e riuscendo a volte a farli rimuovere, grazie anche alla causa miliardaria promossa dalle tv di Berlusconi contro Google. Ma qui siamo di fronte ad un salto di qualità senza precedenti che permette di attaccare ogni singolo utente, persino se usa un proprio spazio web e non si affida a contenitori e social network, ai quali persino tecnicamente viene tolta ogni possibilità di fare da filtro contro richieste pretestuose, come spesso avviene. E’ l’idea stessa di Internet che viene messa in discussione, trasformando i provider in poliziotti e secondini (provider che infatti si sono ribellati) e mettendo delle palizzate a certi luoghi telematici.
Come dicevo il diritto d’autore è solo una scusa. E però è importante rimarcare che la sua tutela, pur importante, deve adeguarsi ai nuovi modi di produrre la conoscenza che la Rete ha creato: fondato sull’orizzontalità, sul remix, sulla costruzione di nuovo sapere partendo da mattoncini che già esistono. Internet ha portato tutti ad essere produttori di sapere, ha sconfitto la vecchia idea di una trasmissione dall’alto verso il basso della conoscenza: basti pensare a Wikipedia che rende tutti redattori della più grande enciclopedia del mondo; o a Youtube che trasforma ragazzi ventenni in registi e produttori di film e serie di successo (anche qui in Italia); o persino il motore di ricerca Google che classifica i risultati in base a quanti link puntano ad un certo sito, rendendo la Rete stessa responsabile del suo funzionamento.
E’ di questo, in fondo, che hanno paura coloro che solo rimasti nell’era dell’analogico e vogliono perpetuarne le divisioni così ormai obsolete. Hanno paura della Rete come luogo e strumento di produzione del senso comune, dove il bambino che grida che il Re è nudo può avere abbastanza forza da farsi sentire da milioni di persone. Si sono accorti che il loro ruolo di selezionatori delle notizie, delle conoscenze, delle visioni, è ormai superfluo in Rete.
Ma – è questo il punto – se cambiano i modi di produzione, non si può lasciare allo sfollagente telematico della “polizia” di una Autority e di leggi concepite per un mondo che non c’è più, il compito di ipotecare presente e futuro. Non è la prima volta che le tecnologie cambiano la storia dell’uomo, ma ogni volta c’è stato progresso solo quando il vecchio è morto e ha lasciato il passo al nuovo.
Il diritto d’autore va tutelato, ma ci sono mezzi rispettosi dei diritti, mezzi dolci, che non trasformano un giusto riconoscimento in una gabbia dove rinchiudere la creatività e la critica.
E’ da qui che dobbiamo ripartire. La sinistra può essere quella forza che, se sarà capace di abbandonare davvero gli schemi del passato, può promuovere quella grande riforma del copyright in senso aperto e libertario che la Rete ha già prefigurato da tempo con il suo stesso agire.
Guido Iodice
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Eolico in Autostrada

generatori energia eolica autostrada
L’Idea è venuta ad uno studente americano anche se a dirla tutta ci sono state altre proposte simili anche in Italia. La proposta è di sfruttare le turbolenze create dal passaggio dei veicoli in autostrada per produrre energia eolica.
Ogni turbina eolica sarebbe capace di generare 9.600 Kwh l’anno, che potrebbero coprire i consumi elettrici di 2 o 3 famiglie. La produzione potenziale è calcolata sui liniti di velocità americani (circa 110 kmh in questo caso) e potrebbe quindi aumentare sulle nostre autostrade, con condizioni di traffico più intenso e limiti di velocità più alti.

La funivia urbana costa poco e non inquina

 Non inquinano, costano poco e permettono di evitare il traffico: le funivie urbane alla conquista del mondo. Da Roma a New York, i progetti realizzati e quelli da realizzare

La funiva, la nuova ricetta di architetti e ingegneri per liberare le città dal traffico e dallo smog.
Collegare poli di flusso come stazioni, porti, centri sportivi: ecco la funzione delle funivie e delle tereferiche cittadine, destinate a moltiplicarsi nel giro di pochi anni.
La teleferica di Madrid: a 40 metri di altezza, ha un percorso di tre chilometriStefano Panunzi, docente di Progettazione urbana all’Università degli studi del Molise: «La funivia è un mezzo di trasporto trascurato. Oggi potrebbe risolvere problemi chiave per la vita urbana. Ha costi ben più bassi di una metropolitana, perché non c’è bisogno di espropriare terreni. Inquina pochissimo e ha un minore impatto sull’ambiente, visto che bastano pochi piloni ogni svariate centinaia di metri. Può essere addirittura montata e smontata. Si può quindi provarla per alcuni mesi in aree speciali. Per non dire di quanto sia bello poter volare sulla città».
La funivia è più veloce dei mezzi pubblici che si muovono nel traffico cittadino. In media raggiunge i 25/27 km orari, con un moto circolare continuo, senza attese per i passeggeri.
I romani passano in media 74 minuti al giorno nel traffico per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i bimbi a scuola o altro. I napoletani 63 minuti, i torinese 62 (dati del rapporto 2011 “Cittalia” di Legambiente).
Una metropolitana di medie dimensioni trasporta 40mila persone ogni ora, il tram 7.000, la funivia urbana 6.000.
Costo per costruire 10 km:
• metropolitana: 147 milioni di euro
• tram: 90 milioni di euro
• funivia: 17 milioni di euro.
La prima funivia cittadina fu realizzata nel 1908 a Bolzano. Chiamata Kohlerer Bahan (“Funivia del Colle”), è ancora oggi attiva.
La funivia più lunga del mondo è stata inaugurata alla fine d’ottobre dello scorso anno a Tatev, in Armenia. È lunga 5.750 metri e porta al villaggio di Halidzor, dove si trova un monastero del IX secolo.
Le funuvie urbane più famose:
• New York. Collega Roosevelt Island a Manhattan. È stata realizzata nel 1976 per ovviare alla chiusura del ponte di Brooklyn. Oggi è il secondo mezzo più utilizzato per superare l’East River. Viaggia a poche decine di metri dal suolo.
• Madrid. La teleferica collega il centro al parco della Casa de Campo. Il tragitto, a 40 metri d’altezza, è lungo tre chilometri.
• Città del Capo. Inaugurata negli anni Venti, collega il centro alle cime della Table Mountain (1.085 metri). Ogni cabina ospita 65 persone e ruota su 360°, permettendo una vista integrale della città e dell’Oceano.
Un’immagine del progetto di funivia sul Tamigi che sarà pronta per le Olimpiadi del 2012 La funivia utilizza motori elettrici. A corrente alternata per impianti medio-piccoli, continua per i grandi. Ogni impianto ha due motori. Il consumo varia, a seconda della portata, tra i 500 e i 1.000 chilowatt (energia sufficiente per 330 alloggi).
Gli impianti possono essere a campata unica (con funi tese direttamente fra le due stazioni) o possono richiedere uno o più sostegni intermedi (detti piloni).
Fino a qualche anno fa una cabina saliva mentre l’altra scendeva, perché collegate alla stessa fune traente. Oggi ogni cabina può salire o scendere in modo indipendente.
Il sistema più innovativo è il “3S”, il trifune: due funi portanti e una che traina. Realizzato grazie a un progetto italiano, garantisce la stabilità anche con venti superiori a 100 chilometri orari.
Mantenere una funivia costa circa 300mila euro l’anno, tenendo conto delle revisioni obbligatorie ogni cinque anni. Tutti gli impianti devono avere, secondo le normative, tre addetti più un caposervizio e un direttore di servizio.
Il mercato mondiale è dominato da due grandi gruppi: l’italiano Leitner, con sede a Vitipeno (Bolzano) e l’austriaco Doppelmayr di Bregenz, che ha uno stabilimento anche in Alto Adige, a Lana. Fatturano ogni anno circa 600 milioni di euro ciascuno.
Per le Olimpiadi del 2012 Londra costruirà una teleferica per collegare due centri sportivi sui lati opposti del Tamigi. La struttura trasporterà 2.500 persone l’ora, pari a 40 bus.
A Berlino la zona Ovest e i nuovi quartieri saranno uniti con una funivia orizzontale di quattro chilometri, alta 35 metri. Porterà fino a 2.000 passeggeri all’ora per direzione. Costo: 15 milioni di euro.
La funivia di Bolzano, inaugurata nel 1908In Italia, oltre a Bolzano, ci sono funicolari a Perugia, Venezia, Napoli, e Capri. E molti sono i progetti in fase di realizzazione. A Roma nel 2007 è stato approvato un disegno per unire il quartiere della Magliana con l’Eur, direttamente alla stazione della metropolitana, sorvolando il Tevere. Il tragitto sarà di 650 metri a 35 metri d’altezza, con 32 cabine da 8 posti. Costo dell’operazione: 22 milioni di euro (10 milioni già finanziati dall’Ue). I lavori non sono ancora partiti. Per accelerare le operazioni e informare i cittadini è nato il sito www.funivia-roma.it
A Verona un gruppo di privati ha proposto al Comune di cofinanziare, insiema a Leitner, una funivia che colleghi l’aeroporto Catullo allo stadio Bentegodi. Il progetto, in discussione, verrebbe a costare tra i 30 e i 40 milioni di euro.
Maurizio Spina, architetto e ricercatore dell’Università di Catania, ha elaborato un progetto di funivia per il capoluogo etneo: dal comune di Trecastagni si arriverebbe fino all’aeroporto Fontanarossa, attraversando la città e sorvolando il porto.
Il sogno di Maurizio Spina è collegare dal cielo la Calabria e la Sicilia: «Basterebbero un pilone per lato a terra. Quarantaquattro cabine capaci di trasportare in sei minuti seimila persone all’ora. Il costo? Solo quattro milioni di euro».