venerdì 2 settembre 2011

Il pannello fotovoltaico installato sull’asfalto potrebbe produrre circa 7,6 kwh al giorno.

L'Italia si sa è un paese governato da persone di merda che dicono che l'Italia è un paese di merda. Sembra un gioco di parole, ma invece il nostro paese ha SOLE da vendere, i tedeschi vengono da noi in vacanza sul lago,nei nostri mari, per prendere la tintarella e noi siamo fermi,immobili, arretrati, primitivi, non investiamo nella ricerca e nelle innovazioni tecnologiche per colpa di gente di merda che ci governa. Dobbiamo svegliarci e cacciarli via, oppure chissà un giorno ce li mangeremo :-)

Nel frattempo nel resto del mondo, sia in Europa che in America succede che si è pensato di sfruttare l'energia solare per usarla sull'asfalto.

L’asfalto, si sa, nelle giornate di sole si riscalda fino a diventare bollente, e rilascia nell’aria il calore che assorbe. Tanto che in Spagna hanno pensato di recuperare l’energia solare immagazzinata negli strati di asfalto, trasformandola in calore da utilizzare per riscaldare gli ambienti e produrre acqua calda.
Il progetto, che si chiama Pavener, è promosso dalle società Tecnalia e Campezo, che nei prossimi due anni collaboreranno alla ricerca di un sistema per sfruttare in modo efficiente il calore assorbito dalla pavimentazione stradale. L’idea è quella di trasferire l’energia termica a un fluido dinamico, che, una volta riscaldato, potrebbe essere usato per riscaldare gli edifici o produrre acqua calda.
L’obiettivo finale della sperimentazione, però, è quello di riuscire a progettare un “sensore solare” che possa essere utilizzato non solo nell’asfalto, ma su qualsiasi superficie pavimentata esposta ai raggi del sole. Non solo strade, piazze e parcheggi, dunque, ma anche aeroporti, palestre, piscine, etc.
Lo speciale sistema, infine, potrebbe rivelare importanti applicazioni sul piano della sicurezza. Nei mesi invernali, infatti, il sensore potrebbe essere utilizzato per mantenere la temperatura dell’asfalto al di sopra del punto di congelamento, impedendo la formazione di ghiaccio sulle strade e prevenendo tutti i pericoli a essa legati.

L'asfalto fotovoltaico sarà usato anche sulle strade e autostrade statunitensi. Il progetto dell’asfalto solare fotovoltaico (Solar Road Panels) ha ottenuto un importante finanziamento da parte dell’ente che gestisce le autostrade degli Stati Uniti.
La Solar Roadways ha pensato di realizzare pannelli fotovoltaici di forma quadrata, di larghezza pari a 3,7 metri (cioè la larghezza standard delle corsie americane). Stimando un’insolazione media di 4 ore giornaliere e ipotizzando un’efficienza del 15%, ogni pannello fotovoltaico installato sull’asfalto potrebbe produrre circa 7,6 kwh al giorno. E siccome negli USA la superficie totale occupata da strade, autostrade e parcheggi all’aperto è di oltre 100.000 chilometri quadrati, la quantità di energia elettrica prodotta sarebbe notevole.
Tutta questa energia potrebbe poi essere utilizzata per delle centraline di ricarica per le auto elettriche, da porre lungo le autostrade, oppure potrebbe essere immessa nella rete nazionale.
I pannelli fotovoltaici da installare al posto dell’asfalto dovrebbero inoltre avere determinate caratteristiche: dovrebbero essere resistenti al peso e all’usura dovuta al passaggio delle auto e non dovrebbero essere lisci, per garantire un migliore attrito delle ruote sull’asfalto.





Diventa Cyber-Attivista

Non c'è necessariamente bisogno di trovare il tempo per viaggiare ed unirsi agli attivisti in giro per il mondo per aiutare Greenpeace e le sue campagne.

Puoi farlo diventando un cyberattivista, ovvero un attivista che può firmare petizioni, campagne e inviare mail di protesta grazie al suo computer, firmando i documenti di Greenpeace sul sito. Puoi poi diffondere i contenuti sui social network cui sei iscritto.

Clicca su questo collegamento per vedere la pagina dei cyberattivisti:

Greenpeace cyberattivista

l'area dello stretto di Bonifacio è stata designata come Area Marina particolarmente sensibile

Ultime notizie dal Santuario dei Cetacei: l'area dello stretto di Bonifacio è stata designata come Area Marina particolarmente Sensibile (PSSA) dall'Organizzazione Marittima Internazionale, in seguito alle richieste avanzate da Italia e Francia. Si tratta della prima area di questo tipo nel Mediterraneo, e con la sua istituzione potranno essere prese delle misure speciali sul traffico di navi che passa nello stretto.

Dopo la lunga campagna di Greenpeace, portata avanti insieme alle comunità locali della Sardegna, finalmente qualcosa si muove. Ma facciamo un passo indietro.

È il 15 giugno 2010, siamo a Palau. Greenpeace e le comunità locali sarde che hanno aderito alla campagna per la tutela delle Bocche di Bonifacio e del Santuario dei Cetacei festeggiano una prima, importante vittoria. Francia e Italia firmano un Accordo storico con cui si impegnano a tutelare lo stretto delle Bocche di Bonifacio.

Le Bocche di Bonifacio sono uno dei punti di maggior valore ambientale e paesaggistico del Santuario dei Cetacei, purtroppo a rischio quotidiano di tragedia ambientale. In questo tratto di mare dalla difficile navigazione dovuta alle forti correnti e ai fortissimi venti, transitano ogni anno 130 mila tonnellate di merci pericolose.

È il 15 giugno 2011. Dopo un anno di silenzio, in occasione dell'anniversario della firma di Palau, Greenpeace chiede al Ministro dell'Ambiente, On. Prestigiacomo, di mantenere fede alle promesse fatte e di essere informata sulle misure portate a termine. Insieme a noi 10 comuni del Nord della Sardegna, il presidente della Provincia Olbia-Tempio e l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici, Sannitu, presenti alla cerimonia per la firma dell'Accordo.

Che fine aveva fatto l'impegno a fermare il passaggio di navi pericolose nello stretto? E quello di creare un Parco Marino Internazionale per tutelare l'area?

Finalmente, a fine luglio arriva la notizia dell'istituzione dell' Area Marina particolarmente Sensibile (PSSA) nello stretto di Bonifacio. È un primo passo per mantenere fede all'impegno preso dal nostro Ministro dell'Ambiente, ma non basta.

Nella comunicazione del Ministero si legge che come misura di protezione associata a tale area si avrà un pilotaggio raccomandato, probabilmente in vigore dal 2012. Non si tratta quindi di un totale divieto di transito come da noi richiesto e auspicato dall'On. Prestigiacomo ma comunque è una prima misura che ridurrà il rischio rappresentato dal passaggio delle navi. Staremo a vedere se a questa ne seguiranno altre e se l'Italia si impegnerà concretamente nella tutela di tutta l'area del Santuario.

Lo Stretto di Bonifacio si trova all'interno del Santuario dei Cetacei Pelagos, un'area protetta istituita nel lontano 1999 proprio da Francia e Italia, insieme a Monaco, per tutelare la biodiversità di tutto il Nord Tirreno. In tutti questi anni però, nulla è stato fatto e l'area è rimasta priva di ogni misura di tutela.

Il Ministero deve adesso dimostrare di voler fare sul serio e andare avanti nella difesa di questo fragile ecosistema marino tenendo fede all'impegno preso. Il prossimo mese saranno passati dieci anni dalla legge con cui l'Italia sanciva la creazione del Santuario dei Cetacei. Anche per questo Accordo alle parole devono seguire i fatti. 
fonte: Greenpeace Italia

Diamogli un bel 2 di picche

dice Berlusconi: L'Italia è un paese di merda

Dovremo aiutarlo il nostro premier ad uscire fuori dal paese.
Un pò come successe a Craxi.
Il problema è che ogni cosa su cui mette le mani, diventa una merda.
Meglio isolarlo :-)
Facciamo ritornare il nostro Paese Normale, cacciamo la MERDA fuori dal paese, diamogli un bel  ...







giovedì 1 settembre 2011

Pace è ... La Pace è di +


La pace non è soltanto il contrario di guerra:
pace è di più.
Pace è la legge della vita umana.
Pace è quando noi agiamo in modo giusto.
è quando tra ogni singolo essere umano
regna la giustizia.

Nohawh
(indiani Irochesi)

Come mai crollano le Dolomiti ?

stralcio di un articolo de La Stampa:

Foto di Radiocodaritorta in Copyleft: Licenza Creative Commons 3.0
Come mai crollano le Dolomiti? si domanda la gente. Sarà il caldo, sarà l’effetto serra? In questo caso abbiamo delle risposte. La prima è di natura strutturale, perché le Dolomiti sono tanto belle quanto tenere e inconsistenti, delle fragili scogliere coralline proiettate provvisoriamente nel cielo. Ogni strapiombo è il risultato di un vecchio crollo, le guglie, le torri e i ricami di roccia sono fantastici effetti dell’erosione. La seconda risposta attiene all’estate che sta per finire, o meglio a quei dieci giorni roventi di agosto che probabilmente hanno intaccato il permafrost anche a tremila metri di altezza e sui versanti più freddi esposti a Settentrione. È come se, sciogliendo lo strato di ghiaccio in profondità, fosse venuto a mancare il collante che teneva insieme la struttura rocciosa.

L’intensificarsi delle frane sulle Alpi dovrebbe comunque farci riflettere sulle conseguenze del riscaldamento globale: forse la nostra civiltà è attrezzata per contrastare il freddo con la tecnologia, ma siamo drammaticamente inermi di fronte al caldo che sgretola le rocce e scioglie i ghiacciai. La Terra ha la febbre e le montagne sono i termometri che la misurano.




La Fine del Mondo Storto

La fine del mondo storto, romanzo di Mauro Corona edito da Mondadori.
 Vi consiglio la lettura di questo libro:

Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica.
È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro, hanno occhi smarriti e il terrore stringe i loro cuori. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini si accorgono che tutto il benessere conquistato, fatto di oggetti meravigliosi e tecnologia all'avanguardia, è perfettamente inutile. Circondati dal superfluo e privi del necessario, intuiscono che una salvezza esiste, ma si nasconde in un sapere antico, da tempo dimenticato. Capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura,"l'inverno della morte bianca e nera", devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali costruendo trappole con i rami più teneri, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Segnati dalla fatica e dalla paura, i superstiti si faranno più forti e insieme anche più saggi. La fine del mondo storto raddrizzerà gli animi, cancellerà la supponenza del ricco e punirà l'arroganza del povero, che si ritiene l'unico depositario di coraggio e resistenza. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... Facendo un passo indietro per trovare la voce più pura e poetica della natura imperiosa, e balzando in avanti con la forza di un'immaginazione visionaria e insieme intensamente realistica, Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.