domenica 20 febbraio 2005
INDICAZIONI STRADALI SPARSE PER TERRA
Era un anno fertile per il grano come mai in passato, era tutto in abbondanza… Quelli che erano malati cronici e che tanto desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l’anima a dio.
Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso. La pioggia portava con sé la polvere dei deserti d’oltre mare.
I vecchi dissero: ci sarà la guerra! Nessuno prestò credito alle loro parole. E nessuno fece nulla.
Giacché, cosa si poteva fare contro la profezia! Solo cantammo per intere giornate, fino a restare senza voce, per poter consumare tutte le vecchie canzoni, perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo.
1. Quando intravedono il primo cadavere per la strada, le persone voltano la testa, vomitano e perdono i sensi. Senti il tremore per primo nelle ginocchia, poi ti manca l’aria, ti gira l testa. Sono di aiuto in questi casi l’acqua fredda, leggeri schiaffi. Se lo svenuto non rinviene, sdraialo sulla schiena e sollevagli le gambe in aria. Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un vicino, non permettergli di avvicinarsi e di guardarlo. Le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo
svenimento. E non si ha tanto tempo a disposizione. È raccomandabile piangere, fa bene al cuore. Ma neppure per questo c’è tanto tempo a disposizione.
2. Se la città è in stato d’assedio, occorre mandare i più coraggiosi a tentare di portare i sacchi di plastica opachi per i cadaveri. Se questi non tornano, bisogna avvolgere i morti in lenzuoli bianchi. Non è raccomandabile seppellirli senza. Ciò fa diffondere il panico e la paura della morte diventa facilmente la
paura di finire sepolti allo stesso modo.
3. La sepoltura si svolge di notte, per motivi di sicurezza. Perciò, prima della sepoltura, bisogna accertarsi per bene dell’identità del defunto. Nel caso di corpi dilaniati, bisogna stabilire con precisione i pezzi che appartengono a ciascun corpo. Se si verificano ugualmente degli errori, è meglio evitare di
ammetterlo successivamente. Tanto per i morti è lo stesso. Se vicino alla persona che è stata sepolta, sul posto dell’uccisione, si trovano altre parti di corpo, e si è però già provveduto alla sepoltura, non bisogna gettare i resti nella spazzatura, poiché in genere si radunano i cani affamati. La cosa migliore, se si ha tempo e voglia, è di raccogliere in un sacchetto tutto quello che è rimasto e di seppellirlo in superficie vicino alla tomba. Bisogna stare attenti che non se ne accorgano i familiari, perché loro
concepiscono il cadavere come un tutt’uno e tale frammentazione rappresenterebbe per loro una ulteriore dolorosa frustrazione.
4. In guerra nessuno è matto. O almeno ciò non si può asserire nei confronti di nessuno. Molti di quelli che erano matti prima della guerra, in guerra si mettono in mostra molto bene. Come combattenti coraggiosi, convinti delle idee dei loro capi.
5. In guerra nessuno è intelligente. Non devi credere alla verità di nessuno. Le lunghe disquisizioni sull’insensatezza della guerra del professore di una volta, in un batter d’occhio si trasformano in un selvaggio grido di guerra, appena egli viene a conoscenza del fatto che il suo bambino gli è morto per la strada.
6. Non ricordarti di nulla. Prova a dormire senza sonno. Devi ornarti di amuleti e abbi fede nel fatto che ti aiuteranno. Abbi fede in qualsiasi segno. Ascolta attentamente il tuo ventre. Agisci secondo le tue sensazioni. Se pensi che non bisogna camminare per quella strada, allora vai per un’altra.
7. Non avere paura di niente. La paura genera nuova paura. Ti blocca. Devi credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo.
8. Non lasciare lavori compiuti a metà. Salda i debiti. Devi essere pulito. Non fare nuove amicizie. Già con quelle vecchie avrai abbastanza preoccupazioni.
9. Proteggi i ricordi, le fotografie, le prove scritte del fatto che sei esistito. Se tutto brucia, se perdi tutto, se ti prendono tutto… dovrai dimostrare anche a te stesso che una volta eri. Ammassa tutto nei sacchi di plastica, seppellisci nella terra, mura nelle pareti, nascondi, e solo ai tuoi più cari svela la mappa
per raggiungere il tesoro.
10. Non ti legare alle cose, alla terra, ai muri, alle case, ai gioielli, alle automobili, agli oggetti d’arte, alle biblioteche… Trasforma in denaro tutto ciò che ha ancora un prezzo. E tuttavia, non legarti in alcun modo al denaro. Appena puoi scambialo con la tua libertà.
11. Adoperati per il bene delle persone. Sempre. Il più delle volte non lo meritano, ma tu fallo ugualmente. Non aspettarti alcuna riconoscenza. Non chiedere per chi fai il bene. Non legarti alle tue azioni.
12. Non dire ciò che pensi. Non essere così stupido a tal punto. Perché appena pensi non appartieni più a loro. Non tacere, perché non possano pensare che pensi a qualcosa. Parla, così, giusto per parlare.
13. Se ti imbatti nel pericolo, non essere coraggioso, anche spinto dalla disperazione. Tenta di sopravvivere. Fai tutto quanto è nelle tue possibilità. Soltanto devi stare attento a non mettere altri in
pericolo con i tuoi tentativi. Finché non sei morto sei vivo. Sembra comprensibile. Non togliertelo mai dalla testa. Se devi sacrificarti, fallo per le persone cui vuoi bene, for farlo mai, in nessun modo, per delle idee. Il tuo sacrificio verrà giudicato dagli altri sempre in maniera scorretta, a seconda della loro
coscienza e della loro prospettiva. Le idee passeranno, si rovineranno, diventeranno comiche. Se resti vivo, vedrai quanto sarà difficile continuare a credere in loro.
14. Non supplicare per nessun motivo. Non supplicare nessuno. Neanche se c’è di mezzo la vita. È una questione di buon gusto. Pensa solo cosa vuol dire vivere sullo stesso pianeta con una persona che ti ha risparmiato la vita.
15. Non devi metterti a capo di nessuno. Per nessuna ragione. Quando ti volti a cercare aiuto, dietro a te non ci sarà nessuno. Non fare affidamento su nessuno, ma non sottrarti al fatto che quelli che ami fanno affidamento su di te. Questo è salutare anche per te. Devi sapere: perché? Gli obiettivi non devono essere
grandi, in nessun modo di carattere generale. Conoscevo una persona che per tutto il tempo ha desiderato bere una birra. È vero: non ci è riuscito, ma era splendido vivere desiderandolo.
16. Non devi stupirti di nulla. Di ogni possibile prodigio. Non devi farti deprimere da nessuna cosa. Anche prima erano tutti fatti così, solo che le condizioni erano diverse da quelle di adesso. Questa è la prima occasione per mettersi alla prova. Così tanti sono delusi da se stessi che in confronto la tua delusione è
un nonnulla. Se qualcuno ti tradisce una volta, non lasciargli la possibilità di farlo un’altra volta.
17. Cerca di essere sempre prudente. Se hai bisogno di una buca in cui ripararti, scavatela da solo. Se qualcun altro lo fa per te, la buca potrebbe rivelarsi troppo piccola.
18. Non hai il diritto di adirarti con nessuno. E tuttavia, non devi dimenticare nulla. Quando tutto è finito, decidi di cosa non vuoi più ricordarti. Se tutto è passato. Non dimenticare gli esami che alcuni non hanno superato.
19. E però non fondarti su questo. Non aspettare l’occasione per poterti rivalere. La vendetta ti deve essere estranea. Una questione che appartiene ad altri. Se sopravvivi, vivi per te e quelli che sono sopravvissuti insieme a te.
20. E ancora, non vedere mai di essere il Signore della Verità. Nessuno lo é. A te è sembrata in questo modo. A un altro è sembrata diversamente. Mantieni per te il pezzetto della tua verità. Servirà soltanto a te. Rinuncia al diritto di scrivere la storia dell’assedio. Non contrapporti ai nomi di quei morti che sono
stati scelti come eroi. Non sperare di riuscire a mettere a posto qualcosa, neanche una ingiustizia rimasta in sospeso. In quel momento, quando hai intravisto il primo cadavere sulla strada, la storia del dopoguerra era già stata scritta. Poi ci metteranno solo i nomi delle persone, delle città, delle montagne, i baluardi
che si sono gloriosamente difesi e i baluardi che sono gloriosamente caduti. Non c’è posto qui per la tua verità.
Ora che sai tutto questo, prova a proteggere te stesso e forse a salvarti la testa. Se non ti riesce, almeno non ti annoierai.
Nedzad Maksumic
Poeta bosniaco e regista del Lik Teatar
(trad. a cura di Igor Pellicciari)
tratto dal libretto del cd “materiale resistente”
titolo della canzone "Nessuno fece nulla"
[interpretazione dei C.S.I. - Consorzio Suonatori Indipendenti]
giovedì 17 febbraio 2005
Ah, che respiro pulito :-)
Ciao a tutti,
dopo questa settimana di circolazione a singhiozzo sono ritornato a respirare bene.
Voglio precisare che è pura ironia. Secondo me questa soluzione è un danno per i lavoratori. La vera soluzione sarebbe quella che ci ritirano le auto del petrolio e della guerra e ci regalano a costi ultraagevolati macchine elettriche.
Invece di darci incentivi per l'acquisto del digitale terrestre che sembra solo servire per far entrare nuovi soldi nelle tasche delle televisioni private, potrebbero sovvenzionare il nostro cambio auto.
Andremmo tutti piu' piano, non avremmo inquinamento e forse meno guerre.
Ma è scandaloso che in Italia paese d' o sole mio, non abbiamo pannelli solari sui tetti, non abbiamo mulini a vento, abbiamo ancora Milano città d'europa con case che sono riscaldate con riscaldamento a nafta.
Poi ci permettiamo anche di tagliare gli alberi e di cementificare, come se gli alberi non fossero la nostra salvezza.
...comunque buona giornata pari.
a me le dispari vanno sempre bene
sabato 22 gennaio 2005
Metti un alga nel motore
| UN PROGETTO ITALIANO METTE UN’ALGA NEL MOTORE | |
| Ecco la ricerca per produrre energia davvero pulita dalla fauna marina | |
| di Marcello Adam | |
| È una corsa contro il tempo, per battere la concorrenza dei ricercatori americani; una sfida che non spaventa il professore Giorgio Giacometti, ordinario di Biochimica dell’Università di Padova, capo di un progetto ambizioso nel campo della ricerca di fonti di energia alternative che potrebbe rivoluzionare e risolvere annosi e impellenti problemi ambientali. Lo scopo e l’obbiettivo del progetto è quello di produrre e sfruttare l’idrogeno che alcune tipi di alghe, quelle verdi, in determinate condizioni (e precisamente in carenza di zolfo) sviluppano stabilmente e in quantità notevole. E come molti sanno, questo elemento viene considerato dalla maggior parte degli scienziati la fonte di energia del futuro, valida alternativa all’inquinante petrolio. Alcuni dati sperimentali dimostrano che 10 litri di coltura di alghe possono produrre da 1 a 2 litri di idrogeno sostanzialmente puro. Ma per ottenerne di più, diciamo mille litri al giorno, bisogna modificare geneticamente queste alghe. Ed è quello che il professore Giacometti e i suoi collaboratori intendono fare. La pista dell’Idrogeno è già da qualche anno una vera propria ossessione scientifica che ha fatto proliferare studi e ricerche in tutto il mondo e ha portato alla ribalta in questo campo i biologi. Non a caso Giacometti è un “fotosintetico”, cioè un esperto di fotosintesi, quel meraviglioso processo della natura che consente a noi di respirare e alle piante (alghe e certi tipi di batteri) di vivere e crescere. Ed è esclusivamente merito suo se per la prima volta una ricerca del genere viene fatta in Italia e ottiene un finanziamenti di ben sette milioni di Euro, una cifra consistente e in un certo senso clamorosa, considerando la precaria situazione del settore nel nostro paese. Nella progettazione del gruppo di lavoro il nostro scienziato ha cercato di utilizzare tutte le competenza che erano note e presenti nel nostro paese e che potevano essere utili al progetto. Così sono nate le collaborazioni con l’università di Firenze, l’Enea e con gli importanti istituti di Napoli e di Firenze del Centro Nazionale delle Ricerche, lasciando però il centro di coordinamento all’Università di Padova. La ricerca in realtà durerà circa tre anni e si svilupperà sostanzialmente in tre parti. La prima, la meno ambiziosa ma anche la più redditizia, avrà come scopo l’utilizzo di microorganismi per ottenere idrogeno da biomassa. La biomassa si può ottenere dai residui di lavorazione degli allevamenti, ma anche nelle acque reflue cittadine; e attualmente da essa si ricava metano, ma solo in base a processi che hanno lo svantaggio di dover usare energia elettrica. Lo studio servirà a costruire una tecnologia in grado di produrre impianti in grado di sviluppare idrogeno. La seconda linea di ricerca sarà forse la più difficile a ambiziosa, cioè quella che ha attirato l’attenzione di tutti: modificare geneticamente alghe o altri tipi di batteri per produrre in quantità industriale idrogeno. La terza sarà la più ingegneristica: sfruttare i risultati delle prime due per realizzare un impianto pilota in cui realizzare il frutto di questi processi. E sarà questo il momento in cui sarà possibile valutare il costo, l’economicità e la possibilità di questa innovazione. Attualmente ci sono già alcuni progetti che hanno dato dei risultati più o meno incoraggianti: come quello del Professore americano Anastasios Melis dell’università di Berkeley in California che ha costruito un bioreattore capace di produrre un litro di idrogeno all’ora da 500 litri d’acqua e alghe verdi. Adesso tocca all’Italia; le speranze sono quelle di costruire alla fine di questi tre anni un impianto pilota con una tecnologia efficace ed affidabile, per avere a disposizione una nuova forma di energia, alternativa certo, ma integrativa al petrolio. Nella prospettiva di una produzione diffusa dell’idrogeno, infatti si può immaginare piccoli impianti che producano, almeno in parte, l’energia necessaria, come ad esempio un allevamento o un’azienda agricola che potrà installare il proprio bioreattore e soddisfare il suo fabbisogno. | |
Energia Solare, Acqua e Vento sono l'energia del movimento
Cini: il nucleare insicuro e antieconomico
«Da nessuna parte al mondo si costruiscono nuove centrali, neppure nei Paesi dove ci sono già. Un motivo ci sarà»
«Mi verrebbe da dire che è una berlusconata, come il ponte sullo Stretto o le altre grandi opere promesse dal governo. In realtà siamo di fronte a un fatto grave: all'idea, cioè, che si voglia risolvere un problema importante e decisivo come quello energetico con le solite sparate propagandistiche». Così il fisico Marcello Cini, uno dei padri ispiratori dei movimenti ambientalisti italiani, professore emerito alla Sapienza di Roma, boccia il richiamo di Berlusconi a ripensare al nucleare, in un'intervista pubblicata oggi sul «Corriere della Sera», e aggiunge che non ci sono novità scientifiche rilevabili da giustificare una riconsiderazione del nucleare in Italia.
«Da nessuna parte al mondo si costruiscono nuove centrali, neppure nei Paesi dove ci sono già. Un motivo ci sarà», poi Cini precisa.
« Perchè dico no? Per problemi di sicurezza e di costi. Primo, il tema fondamentale dello smaltimento delle scorie radioattive: oggi come ieri non esiste posto sicuro che possa contenerle, senza procurare danni, per migliaia di anni. Secondo: costruire oggi una centrale nucleare, con spese enormi per allestirla in piena sicurezza, significa averla a regime tra 15 anni o più. E una centrale ha una vita breve, intorno ai 25-30 anni. Dove sta la convenienza? Terzo: non è con questa tecnologia che si affrontano i problemi dell'energia e del declino industriale nel nostro Paese. Questo presuppone una cultura del gigantismo che andava di moda negli anni 50. E non tiene il discorso che il nucleare non inciderebbe sull'effetto serra: anche altre fonti garantirebbero energia pulita e rispetto per l'ambiente».
«Bisogna investire risorse nelle energie rinnovabili come il solare o l'eolico. È ridicolo che la Germania sia avanzatissima in questo campo e l'Italia, che è il Paese del sole, stia a guardare. I progetti da noi ci sono: bisogna lavorare per favorire il solare là dove il sole abbonda, come nei deserti, e poi magari utilizzare l'idrogeno come vettore per portare l'energia là dove serve».
Come spiega, allora, questo ritorno di fiamma? Chiede il quotidiano milanese. «Non lo spiego affatto. Ma capisco che ogni tanto qualche gruppo di pressione si muova. E che anche in qualche circolo scientifico si risvegli la nostalgia del nucleare. Capisco che le pressioni potrebbero cambiare qualcosa. Soprattutto se chi possiede tre tv private e dispone anche di tre tv pubbliche le utilizza per amplificare il messaggio», conclude Cini
sabato 15 gennaio 2005
Censura Politica, mai + satira sulla Rai TV
Non va in onda la seconda parte di 'Questa sera si recita Moliere'
Il comico: "Non so se mi viene da piangere o da ridere"
Paolo Rossi bloccato dalla Rai
"E' una censura politica"
Il produttore: "Nemmeno di notte si può dire qualcosa di diverso
da quello che il presidente del Consiglio vuole che si dica"
ROMA - RaiDue blocca la messa in onda dello spettacolo di Paolo Rossi. La seconda parte di Questa sera si recita Moliere - Nuovo delirio organizzato doveva andare in onda domani sera alle 23.50, nell'ambito di Palcoscenico, che sabato 8 gennaio aveva proposto la prima parte dello spettacolo ispirato alla commedia Un medico per forza. E invece, niente da fare. "E' una censura politica", denuncia il manager dell'attore, Paolo Guerra, mentre il diretto interessato commenta laconico: "Non so se piangere o ridere...".
Racconta Guerra che "un funzionario della Rai" gli ha detto "solo che non andrà in onda, senza darmi alcuna spiegazione. Ma non ce n'è bisogno: non c'è dubbio che si tratta di una censura politica, visto che sarebbe incomprensibile, altrimenti, la cancellazione di uno spettacolo che nella prima parte ha ottenuto oltre un milione di telespettatori, nonostante sia stato trasmesso a notte fonda".
"Da una parte mi viene da piangere, dall'altra mi viene da ridere" dice Paolo Rossi. "Quando mi hanno comunicato che la prima parte era stata vista da un milione di persone - aggiunge - ero entusiasta. Però subito dopo ho pensato che in quel milione poteva esserci anche 'qualcuno' che me lo avrebbe bloccato. E così è stato".
"A questo punto - continua Rossi - penso che la prima parte è andata in onda per un disguido: avranno letto Moliere e non se ne sono accorti che c'ero io che faccio satira. Poi l'hanno visto e hanno detto: 'Mamma mia!'. Ormai in tv la satira politica è proibita. E un paese dove la satira non è ammessa è governato da gente che ha paura della sua ombra anche quando è al buio...".
Secondo Guerra, "il linguaggio di Rossi è incompatibile con questa Rai. Nemmeno di notte c'è la libertà di dire qualche cosina di diverso da quello che il presidente del Consiglio vuole che si dica attraverso le sue sette reti televisive". E ricorda che è la seconda volta che, negli ultimi mesi, un'apparizione di Paolo Rossi sulle reti pubbliche viene bloccata: "E' già successo per Domenica In, dove Bonolis lo aveva invitato. E la cosa fu ridicola. Chiesero di avere il testo di quello che Paolo avrebbe detto. Nonostante si trattasse del monologo di Pericle agli ateniesi, scritto da Tucidide un bel po' di tempo fa - ironizza il produttore - gli dissero che non poteva andare in onda. Questo è il servizio pubblico. Purtroppo, conoscendo Viale Mazzini, temo che non si tratterà di uno slittamento".
Per Giuseppe Giulietti, capogruppo dei Ds in commissione di Vigilanza Rai, il blocco "conferma che la cultura della censura e delle liste di proscrizione, impasto di arroganza e dilettantismo, è più in voga che mai nella Rai di Cattaneo. E si ripete su un autore come Rossi che era già stato censurato su RaiUno".
In quanto allo spettacolo, dopo aver affrontato - a modo suo - il teatro classico con Romeo and Juliet, il comico milanese rilegge l'opera di Moliere. Rossi, nei panni del Dottor Sganarelli, racconta le vicende di un medico cialtrone che tenterà di vendere il suo miracoloso "unguento da bere" a tutti i pazienti, dal ricco Geronte, alla figlia Lucinda, al giovane Leandro: "Uno spettacolo sui ciarlatani che la fanno da padroni".
fonte: www.repubblica.it
venerdì 7 gennaio 2005
"Nicotina" al cinema gratis per i fumatori
Prodi è un politico sexy
Prodi è un politico sexy... sapete perchè ?
Perchè va in onda solo dopo la mezzanotte.
Durante il giorno non c'è traccia di "faccia da mortadella" in TV.
Gli spazi di giorno sono occupati da "faccia da culo."