lunedì 1 maggio 2006

Palestina sola e abbandonata

A Gaza manca l'acqua. In particolare tutto il nord della Striscia (Beit Hanoun, Beit Lahiya, Al Sakkah, Zemmo, Al Magheir, Al Sifa, AL Anatra, Al Qarya, Umm Al Maser) è senz'acqua, senza elettricità e senza linee telefoniche da una settimana, e nel resto della Striscia le cose non vanno certo meglio.
Tutte le infrastrutture sono state distrutte dai bombardamenti e quelle che potrebbero essere ripristinate non è possibile ripararle a causa dei continui bombardamenti e anche perché manca il materiale necessario poiché i valici sono chiusi.
Gaza come il ghetto di Varsavia. Gli israeliani come i nazisti. La storia non solo si ripete ma si ribalta.
Manca il cibo, i pescatori non possono pescare perché le navi israeliane gli sparano addosso, migliaia di polli sono stati uccisi per paura dell'aviaria che, il mese scorso, ha contagiato 11.000 tacchini in un kibbuz vicino a Gaza. Le merci marciscono nell'attesa che vengano aperti i passaggi di confine che rimangono chiusi.
Mancano le medicine. Per le strade restano brandelli di carne umana a marcire al sole.
E' crisi umanitaria.
Non si mangia, non si beve, non si dorme per le bombe o gli attacchi sonori.
Il milione e quattrocentomila palestinesi di Gaza vivono al di sotto della soglia di povertà.
La disoccupazione è salita al 45-48% e chi lavora non riceve salario a causa del blocco imposto da Israele, Usa e Ue.
Nelle ultime 3 settimane l'escalation militare ha causato decine e decine di morti e centinaia di feriti. Gli ospedali sono pieni ma non si sa come curare i feriti o i malati cronici perché non ci sono medicine.
L'unione dei medici algerini ha inviato, pochi giorni fa, 20 tonnellate di materiale medico: speriamo che gli israeliani non li requisiscano, non sarebbe la prima volta.
Gli obitori sono pieni, ma per Gaza non è una novità: già nel Maggio 2004, durante "l'operazione arcobaleno", c'erano stati così tanti morti che i cadaveri venivano adagiati sui pavimenti o nei contenitori per le patate e i pomodori.
Molti cadaveri rimangono all'aperto, molti feriti non vengono soccorsi perché sparano alle ambulanze. Si sta rischiando l'epidemia.
A Rafah, il 7 Aprile scorso, pioveva un missile ogni 10 secondi. 3 missili hanno colpito un'auto civile parcheggiata di fronte agli uffici dei Comitati di Resistenza Popolare.
Eyad Adu El-Einen, uno dei capi dei comitati, è rimasto ucciso all'istante insieme al figlioletto Bilal, 5 anni. Con loro sono morte altre 4 persone e i feriti erano 15.
Dico "erano" perché nei giorni seguenti sono deceduti. I loro corpi presentavano mutilazioni tali che il riconoscimento è stato difficilissimo.
Il giorno seguente sono rimasti uccisi 8 palestinesi.
In 2 giorni hanno sganciato su Gaza più di 900 missili.
In una settimana, solo i tank posizionati nella zona cuscinetto a nord della Striscia, hanno lanciato più di 2300 razzi.
La Resistenza Palestinese ha scagliato 10 Qassam e 1 Katyusha senza provocare danni a cose o persone
Bombardare le aree più densamente popolate è un preciso ordine di Mofaz, il ministro della guerra israeliano.
Nulla accade per caso, né la distruzione di infrastrutture civili (luce, acqua…case!) né il ridurre un popolo alla fame: punizioni collettive progettate a tavolino per punire chi ha scelto da chi farsi governare.
Hanno distrutto le serre, raso al suolo i campi coltivati, bersagliato le case, le officine, i negozi, le scuole, le sedi governative, persino un campo da calcio.
Hanno ucciso il bestiame, in un giorno 43 vacche.
Stanno bombardando per terra, per mare, per aria. Se esistesse qualche altro elemento bombarderebbero pure da quello.
Nella notte dell'11 Aprile, a Beit Lahyia, è stata colpita e distrutta un'abitazione civile dove viveva una famiglia di 15 persone.
Una bambina di 8 anni è morta, si chiamava Rahil Ghaban. Altri 13 membri della famiglia sono rimasti gravemente feriti: la madre incinta e i 12 figli dagli 1 ai 19 anni.
Il suo fratellino, Ahmed, 10 anni, ha perso un occhio.
Si è salvato solo il padre che è stato contattato da un funzionario dell'esercito israeliano che gli ha fatto una proposta: per compensare l'omicidio della piccola e la distruzione della sua casa gli ha offerto un lavoro in Israele.
L'uomo ha rifiutato. Ha risposto che il sangue di sua figlia non è barattabile.
Quel giorno ci sono stati altri 10 morti e molti, moltissimi feriti, in varie zone della Striscia.
Pacifisti israeliani, in particolare il gruppo Gush-Shalom di Ury Avnery, hanno manifestato in segno di protesta a Jaffa vicino alla Moschea Hassam Bek e a Tel Aviv davanti all'ambasciata degli Stati Uniti (immagini della manifestazione:
http://gush-shalom.org/pics/demo-12-4-06/ ).
I quotidiani israeliani si sono occupati molto marginalmente dell'omicidio di Rahil e del genocidio di Gaza. L'edizione di "Yediot Ahronot" del 12 Aprile ha raccontato la storia di Nelly, morta nel kibbuz Zmiin probabilmente per un infarto causato dal frastuono dei continui bombardamenti a Gaza. Con tutto il rispetto e l'incondizionato amore che provo per la sua razza…..Nelly era un cane.
Nei giorni seguenti – anche ora, mentre sto scrivendo – i bombardamenti non si sono mai fermati.
Non è stata - e non è - la solita rappresaglia dopo l'attentato suicida del 17 Aprile scorso, Gaza è sotto assedio da settimane.
La media è di 15 missili sganciati al minuto.
La Palestina è sempre più sola, sempre più abbandonata a se stessa.

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