domenica 13 giugno 2004

Perchè Votare a Sinistra

Questo post non contiene una notizia, ma mi piacerebbe stimolare un pò di discussione. Lo metto qui (e non nel forum) per controbilanciare i numerosi post anti-voto che ho letto finora.


In questi giorni diverse persone che sento politicamente vicine (nell'area "antagonista", come la chiama qualcuno) hanno deciso di non votare. Secondo me si tratta di un grave errore strategico.


Chiunque cerchi di portare avanti una visione del mondo "diversa" sa benissimo che nulla cambierà finchè una massa critica di persone non diventerà cosciente, e sarà disposta a lottare contro il sistema per guadagnare la propria libertà e il diritto ad autodeterminare la propria vita. Il significato di "massa critica" è variabile: può essere un gruppo di poche centinaia di operai che blocca totalmente la produzione (come successo a Melfi), o può essere una folla oceanica che invade le strade per rivendicare il proprio futuro. La parola chiave, in ogni caso, è: prendere coscienza, essere uniti, attaccare il sistema nei punti scoperti, far sapere che si è disposti alla lotta.


Perchè questa presa di coscienza avvenga, però, è necessario discutere, confrontarsi, imparare dalla storia e dalle esperienze degli altre persone (compagni e non) con cui intraprendere il cammino di lotta.


Tutto questo è possibile solo in un clima di libertà di espressione. Ogni brandello di libertà di espressione strappato al sistema diventa una possibilità in più di discutere, confrontarsi, aumentare il coinvolgimento e quindi cambiare le cose.


I sostenitori del non-voto dovrebbero chiedersi se questo clima di libertà (anche parziale) sarà più facile da ottenere con le sinistre al potere, o con le destre.


La risposta mi sembra semplice: le sinistre formano una coalizione politica eterogenea, in cui le diversità di vedute e l'innata litigiosità (dovuta proprio alle diverse opinioni, oltre che alle questioni di palazzo) rendono difficile qualsiasi colpo di mano liberticida. Le destre, invece, sono formate da servi di Berlusconi senza coraggio nè dignità, pronti a sottomettersi a qualsiasi ordine del capo.


L'unica strategia percorribile, secondo me, è quindi quella di votare le sinistre, e di opporre contro le loro scelte parlamentari una forte opposizione "da sinistra" nel proprio agire politico quotidiano.


Alcuni sostengono che il voto legittimi il sistema. Questo è vero... ma vista la situazione attuale, il sistema sarà comunque "legittimato" dalle altre persone che decideranno di votare, e che saranno la maggioranza. Anche per cambiare questa situazione occorre confronto, scambio di opinioni... E si torna al discorso sulla libertà di espressione.


Alcuni sostengono che il voto rappresenti il sintomo della delega, e della rinuncia all'attività politica individuale. Non sono d'accordo: il voto può essere un'arma strategica anche nel proprio cammino politico lontano dai centri del potere. E' uno strumento per modificare (anche se di poco) l'ambiente in cui portare avanti le proprie rivendicazioni. E' inutile farsi illusioni: il sistema esiste, non lo si può ignorare; per combatterlo occorre conoscerlo e sfruttare le sue debolezze.


Il diritto di voto rappresenta proprio una di queste debolezze. Non dimentichiamo che esso è stato conquistato a caro prezzo dai nostri padri e madri. Il voto non è sicuramente sufficiente, da solo, a creare la rivoluzione... ma non possiamo neanche pensare di poter fare la rivoluzione ricominciando dal niente, gettando via le conquiste che ci troviamo servite su un piatto d'argento (e che forse per questo vengono sottovalutate).


Se le destre prenderanno il potere, la situazione rischia di diventare catastrofica. La repressione potrà dilagare senza alcun freno, i media "ufficiali" saranno occupati, e il controllo sociale sarà strettissimo: sarà estremamente difficile comunicare le proprie idee e le proprie rivendicazioni. La scena "antagonista" attuale vive su diritti dati per scontati (come la libertà di movimento e comunicazione), e in una situazione del genere si troverebbe costretta alla lotta clandestina, senza avere una preparazione adeguata per gestirla. Questa situazione rischia di favorire l'isolamento del "movimento" e i personalismi, con effetti distruttivi anche sul rapporto tra movimento e società.


Questo scenario mi sembra pericolosissimo per tutt*, ed estremamente realistico. Per questo vi invito a non favorirlo: votate, e proseguite il vostro impegno politico quotidiano.



P.S. tratto dal sito indymedia italia, postato da un anonimo che si firma anarchico.
http://italy.indymedia.org/news/2004/06/569490.php


 

sabato 12 giugno 2004

Un SMS per battere il Grande Fratello Berlusconi

un appello lanciato da articolo21


http://www.articolo21.com/notizia.php?id=577
Aspettiamo i tuoi messaggi per aggiungerli ai nostri inviandoli al n. 393 9456578

Il voto è il Messaggio ?

Il voto è il messaggio? Sabato e domenica rispondiamo all’sms dalla cabina…. elettorale!
Con un solo gesto Berlusconi, infatti, non solo rischia una sanzione per violazione della privacy degli italiani, ma viola l’espresso divieto di effettuare campagne di comunicazione istituzionale, durante il periodo della campagna elettorale, disposto dalla legge sulla par condicio. Questa legge, infatti, impone alle sole emittenti radiotelevisive l’obbligo di informare “su indicazioni delle istituzioni competenti, i cittadini delle modalità di voto e degli orari di apertura e di chiusura dei seggi”.  Con un solo colpo, e non per la prima volta, Berlusconi o le sue aziende stracciano le leggi vigenti a proprio uso e consumo.


Ora il Garante afferma di riservarsi la valutazione sull’operato di Berlusconi. Nel suo regolamento del 12 marzo 2003, infatti, Rodotà aveva dettato le condizioni di invio di sms senza consenso degli utenti. Nel testo si afferma che gli operatori di telefonia mobile possono inviare, in deroga al principio del necessario consenso degli interessati, messaggi sms "in casi di disastri e calamità naturali" e "per ragioni di ordine pubblico, igiene e sanità pubblica". Le deroghe sono consentite solo sulla base di un provvedimento d'urgenza dell'autorità pubblica competente. Noi chiediamo, inoltre, anche all’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni di prendere un provvedimento per la violazione della legge sulla par condicio


per leggere tutto l'articolo:
http://www.articolo21.com/editoriale.php?id=214


 

giovedì 10 giugno 2004

Gli Ostaggi liberati ? o pagato un riscatto !!!

Una fonte di PeaceReporter rivela: "Gli ostaggi italiani sono stati consegnati alle forze Usa, non c'è stato nessun blitz". La consegna sarebbe avvenuta al numero 17 di Zaitun street ad Abu Ghraib. Un vicino conferma: "Gli americani in borghese sono arrivati al mattino e se ne sono andati con quattro persone"


10 giugno 2004 - "Quella casa al numero 17 di Zaitun Street era disabitata da almeno due mesi.
Fino a lunedì sera tardi (7 giugno, n.d.r.) quando, intorno alle 23, si è sentito un gran trambusto. Io, che abito al 13, ho visto arrivare alcune auto e fermarsi davanti a quella casa. Sono entrate un po’ di persone. Era buio, non abbiamo visto bene. Poco dopo se ne sono andati via ed è tornata la calma".


"Il mattino seguente, intorno alle 9:30, sono arrivate cinque auto militari americane, di colore verde oliva. Si sono fermate davanti a quella casa. Ne sono scesi alcuni uomini vestiti in abiti civili e con gli occhiali scuri. Erano sicuramente uomini del mukhabarat (servizio segreto, n.d.r.) americano. Hanno aperto la porta dell’abitazione, senza forzarla, come se fosse già aperta, e sono riusciti subito con solo quattro uomini, che poi abbiamo saputo essere i tre ostaggi italiani e un ostaggio polacco.
Li hanno caricati su un furgoncino bianco e se ne sono andati via. Il tutto con la massima calma. Non è stato sparato un colpo. Nella casa, a parte gli ostaggi, evidentemente non c’era più nessuno. Non è stato assolutamente un blitz militare come è stato annunciato tre ore dopo. Quelli sono tutta un’altra cosa. Lì si è trattato di una semplice presa in consegna. Gli americani sono andati lì a colpo sicuro. Sapevano che gli ostaggi erano stati portati lì, si erano messi d’accordo. Il vostro governo ha pagato un riscatto: nove milioni di dollari. Qui ormai lo sanno tutti. Adesso però basta parlare al telefono, non è sicuro".


A parlare, raggiunto al telefono da PeaceReporter, è un iracheno, il signor Fahad, che assieme ad altri due suoi vicini, il signor Mohammed e il signor Ibrahim, è stato testimone oculare della liberazione di Agliana, Cupertino e Stefio. Fahad parla dalla sua casa, al 13 di Zaitun Street, ad Abu Ghraib, il sobborgo occidentale di Baghdad divenuto tristemente famoso per lo scandalo delle torture sui prigionieri iracheni.
La sua versione dei fatti è confermata da un'altra fonte irachena raggiunta da PeaceReporter, vicina al braccio politico della guerriglia. Una fonte che ha voluto rimanere anonima, e che ha fornito la sua versione di tutta la vicenda del sequestro, delle trattative e della liberazione.


La fonte inizia facendo un nome, quello di Salih Mutlak. "Mutlak – dice – è un facoltoso commerciante iracheno arricchitosi con le speculazioni e il contrabbando durante il periodo dell’embargo. Da molti è definito semplicemente come un ‘mafioso’. Lui è il personaggio chiave della vicenda della liberazione dei tre ostaggi italiani, assieme al già noto Abdel Salam Kubaysi (solo un omonimo di Jabbar al-Kubaysi), ulema sunnita e docente all’università di Baghdad, salito all’onore delle cronache televisive internazionali per il suo ruolo nella trattativa per il rilascio - dietro pagamento di riscatto - degli ostaggi giapponesi".


Secondo la fonte, con Mutlak e con Kubaysi il governo italiano avrebbe trattato segretamente per settimane al fine di ottenere il rilascio di Agliana, Cupertino e Stefio, rapiti il 12 aprile assieme a Quattrocchi, ucciso il 14 aprile. Si scoprirà poi che aveva in tasca un porto d’armi rilasciato dalle forze britanniche e un pass della Coalizione.


I contatti tra i nostri servizi segreti, il Sismi, e la coppia Mutlak-Kubaysi sono iniziati subito dopo quei tragici giorni, e già il 20 aprile erano cominciate a trapelare notizie sull’accordo con il governo italiano per il pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari.
Il 22 era stato lo stesso governatore italiano di Nassiriya, Barbara Contini, a lasciarsi scappare che non c’era nulla da stupirsi del fatto che il governo pagasse un riscatto. “Si è sempre fatto così” aveva detto. Subito dopo aveva smentito questa dichiarazione, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva detto che si trattava di "storie prive di fondamento”. Lo stesso giorno, una qualificata fonte dei servizi segreti italiani rivelava all'agenzia Ansa: "La trattativa, avviata da giorni, è già stata definita in tutti i suoi aspetti, sia para-politici, sia economici. Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto".
Dopo questa burrasca il Sismi ha protestato per queste fughe di notizie che rischiavano di far saltare le trattative in corso. A quel punto, il governo ha deciso di imporre il silenzio stampa assoluto sulla vicenda.


"Le trattative - spiega la fonte - sono proseguite fino a quando, all’inizio di maggio, Salih Mutlak è andato in aereo a Roma. Ragione ufficiale del suo viaggio: affari. E’ rimasto nella capitale italiana per una ventina di giorni, tornando a Baghdad alla fine di maggio con una valigetta piena di soldi. Cinque milioni di dollari, prima tranche di un riscatto complessivo di nove milioni di dollari. Gli altri quattro, questi erano gli accordi da lui presi, sarebbero stati consegnati ai rapitori dopo la liberazione degli ostaggi".


Dopo il ritorno di Mutlak con i soldi, nei primi giorni di giugno si è consumato un duro scontro all’interno delle fila dei guerriglieri iracheni. Da una parte il braccio ‘militare’ dei guerriglieri, quelli che detenevano materialmente gli ostaggi e che, tramite Mutlak e Kubaysi, erano in contatto con il governo italiano: per loro l’importante era solo incassare il malloppo. Dall’altra parte il braccio ‘politico’ che non voleva fare la figura di una banda di delinquenti che rapiscono per soldi e che quindi non volevano accettare il riscatto.


"Noi ci siamo opposti a questo gioco sporco. Questa storia del riscatto e della messa in scena della liberazione – sostiene la fonte – avrebbe rovinato l’immagine della nostra causa, facendoci passare per dei volgari banditi, e poi avrebbe giovato al governo italiano e quindi prolungato l’occupazione militare dell’Iraq. Noi volevamo consegnare gli ostaggi, senza alcun riscatto, nelle mani di rappresentanti del mondo pacifista italiano, sia laico che cattolico, con cui eravamo già in contatto da tempo e con i quali eravamo vicinissimi a una conclusione".


Ancora domenica scorsa 6 giugno, i rappresentati della Santa Sede in Iraq si dicevano infatti certi che la liberazione dei tre italiani sarebbe stata questione di ore. Anche il governo italiano sentiva che la questione era giunta a un punto decisivo: venerdì scorso, 4 giugno, il ministro Frattini ha annullato una sua importante visita a Tokyo per “motivi familiari”. Forse quello è stato un giorno decisivo.


"Alla fine – prosegue la fonte, con tono infuriato – l’hanno spuntata i ‘militari’ senza scrupoli, che nei giorni scorsi, assieme a Mutlak, hanno organizzato in gran segreto il trasferimento dei tre ostaggi italiani dal loro luogo di detenzione, cioè Ramadi, un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad, fino alla periferia occidentale della capitale, nel sobborgo di Abu-Ghraib. I tre sono stati lasciati in una casa e poi la loro posizione è stata comunicata ai servizi italiani e a quelli americani perché li venissero a prelevare. Il loro piano era di far sembrare tutto come un blitz militare che si concludesse con l’arresto dei sequestratori. Ma non è andata così".


E in effetti, fonti vicine ai servizi italiani hanno rivelato che i due arrestati effettuati in connessione con il presunto blitz erano in realtà solo due pastori iracheni, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e che erano stati pagati per farsi trovare lì.
Di certo, il fatto che a condurre l’operazione siano stati militari americani, e non italiani, preclude alla magistratura una effettiva indagine sui "liberatori".


In Iraq, al mercato nero delle armi, un kalashnikov costa tra i venti e i trenta dollari. Con nove milioni di dollari se ne possono comprare centinaia di migliaia.


Enrico Piovesana



fonti
www.peacereporter.net/it/canali/voci/dossier/000ostaggi/040610riscatto
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=281
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=35213
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_726431.html


 

mercoledì 9 giugno 2004

Luglio Agosto Settembre Nero

Giocare col mondo pace intorno a pezzi
bambini che il sole ha ridotto già vecchi


Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all'omertà.
Forse un dì sapremo quello che vuol dire
affogare nel sangue tutta l'umanità.


Gente colorata quasi tutta eguale
la mia rabbia legge sopra i quotidiani.
Leggi nella storia tutto il mio dolore
canta la mia gente che non vuol morire.


Quando guardi il mondo senza aver problemi
cerca nelle cose l'essenzialità
Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare GUERRA ALL'UMANITA'


(Area - Arbeit Match Frei )

L'elefante Bianco

Corri forte ragazzo corri la gente dice sei stato tu prendi tutto non ti fermare il fuoco brucia la tua virtu' alza il pugno senza tremare e guarda in viso la tua reltà, guarda avanti non ci pensare la storia viaggia insieme a te (Area)

Zyg - Crescita Zero

L'estetica del Lavoro è lo Spettacolo della Merce Umanaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa (Area)