venerdì 18 marzo 2011

Nucleare, il problema senza la soluzione




1. Il nucleare è molto pericoloso
La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell’incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi a 23 anni di distanza le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l’evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari.
2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca
Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.
3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione
Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro "verdi" e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.
4. Il nucleare è troppo costoso
Secondo il Dipartimento USA dell’energia un EPR costa, in euro, 7,5 miliardi, una cifra ben maggiore rispetto a quanto propagandato da Enel e governo (4,5 miliardi). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati.
5. Il nucleare non è necessario
Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l'obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.
6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima
Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davvero pulite, efficienza energetica e rinnovabili.
7. Il nucleare non genera indipendenza energetica
Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese. E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani.
8. Il nucleare è una risorsa limitata
L'Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l'esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe.
9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini
Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un'importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione.
10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi
Alcuni sostengono che il rischio nucleare c’è già, essendo l’Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l’Italia.

V for Vendetta - Un film di Giustizia


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150 Anni d'Italia Berlusconi ultracontestato

Videopreghiera di Adriano Celentano



mercoledì 16 marzo 2011

Ops ... sono un pò angonsciato :-(

Fusti di Scorie Radioattive abbandonati nel terreno della Villa di Arcore
Dai come fai ad essere angosciato. Ma che Paura hai ! La radioattività è ovunque. Roma è più radioattiva di Tokyo, dice il giornale del presidente del consiglio (P2)
Sparano i cannoni d'acqua e tranquillo, tutto ritorna come prima.
Non possiamo pensare che il danno creatosi in una centrale ultra tecnologica giapponese sia paragonabile a quello provocato da una centrale ucraina dell'est (ex comunisti).
Qui si fa del terrorismo, si approfitta delle disgrazie altrui per seminare panico.
Dai su, il rischio che una centrale esploda è remoto, quasi improbabile. Mica tutte le centrali del Giappone si sono distrutte !!
Il problema forse è la radioattività generata dalle scorie di una centrale, ma basta seppellirle bene nel terreno, nasconderle per bene e il problema si risolve.
D'accordo ti ammalerai di cancro, di malattie genetiche, ma questo aumenta il PIL, l'economia prende piede, si crea occupazione, nuovi posti letto.
Non essere così angosciato. Prima o poi bisogna morire e allora, facciamoci del bene, acceleriamo questo processo e togliamici dalle palle, noi animali selvaggi, umani senza scrupoli pronti a distruggere tutto.

boycottiamo il biscione - breve storia

(Tratto dal "Manuale per un consumo responsabile" di Francesco Gesualdi - Ed. Feltrinelli)
"Tutto cominciò nel novembre 1993. Mentre Roma era in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco, successe che Silvio Berlusconi, proprietario di un vasto impero finanziario comprendente Standa, Mondadori e quattro reti televisive, dichiarò senza mezzi termini che se fosse stato cittadino romano avrebbe dato la sua preferenza a Gianfranco Fini. Per colmo di provocazione, la di­chiarazione venne fatta in una regione di sinistra come l’Emilia Ro­magna in occasione dell’apertura di un nuovo supermercato Stan­da a Casalecchio sul Reno in provincia di Bologna.
Di fronte a questa dichiarazione, l’Italia più avanzata entrò in agitazione. Era ancora fresco l’esempio di quanto era accaduto in Brasile dove Marinho, proprietario televisivo locale, aveva fatto eleggere presidente un uomo poco “limpido” come Collor de Mel­o. Dunque bisognava lanciare un messaggio forte e fermare sul nascere il tentativo di utilizzare il proprio potere economico e il possesso di tv commerciali per orientare la politica italiana. Così nacque l’idea di organizzare un boicottaggio contro la Standa e contro le televisioni di Berlusconi. L’idea fu di Gianfranco Mascia, 34 anni, leader degli ambientalisti e del movimento nonviolento di Ravenna, proprietario di una piccola agenzia pubblicitaria, che il 24 novembre lanciò il suo appello a tutti i progressisti:
“Smettiamo di comprare i giornali di Berlusconi e di fare la spesa nei suoi supermercati. Ritiriamo la pubblicità dalle sue rivi­ste e dalle sue televisioni. Boicottiamo le sue reti tv”. Così partiva il boicottaggio, denominato Bo.Bi. (Boicottate il Biscione), che incontrò immediatamente il consenso di migliaia di cittadini.
Alcuni quotidiani gli dettero voce. “La Repubblica”, per esem­pio, diede subito ampio risalto all’iniziativa riportando anche i nu­meri di telefono e di fax per mettersi in contatto con il centro coor­dinatore del Bo.Bi. Ecco quanto scriveva “la Repubblica” del 26 novembre: “Telefoni roventi, fax intasati, cellulari in tilt, uffici pie­ni zeppi di fogli contro lo strapotere del ‘cavaliere nero’. In tutta la penisola si è formata una ventina di comitati cittadini contro Berlusconi anche detto ‘Sua Emittenza’. Nel giro di poche ore si è mobilitata un’armata anti-Berlusconi senza precedenti. Co­mitati cittadini, legati a verdi e ambientalisti di ogni colore, sono spuntati da Palermo a Piacenza, da Caserta a Torino, a Roma, Ba­ri, Napoli, a Brescia. E ieri sera è nato un comitato pure a Mila­no, segno che la protesta va forte anche sotto le guglie del Duo­mo: ‘Siamo in tanti — dice Mascia- e il nostro Bo.Bi. la farà vede­re brutta al signore del Biscione’. Tuona la Lega Ambiente, che prima annuncia addirittura uno sciopero sportivo fra i supporter rossoneri, poi ci ripensa e spiega che la protesta contro il Milan era solo una provocazione, una trovata per stemperare la tensio­ne che si respira in questi giorni. Invitiamo piuttosto i lavoratori di Standa, Fininvest e i tifosi del Milan a votare Rutelli”’.
Una cosa è certa: Bo.Bi. fa proseliti ovunque. A Firenze le ade­sioni contro il “cavaliere nero” arrivano da gente comune, pen­sionati, studentesse. Prende posizione persino qualche prete, per non parlare del supporto di docenti universitari, del sindaco di Prato Claudio Martini e dello scrittore Saverio Tutino. In Emilia, a favore dei tanti comitati Bo.Bi., si esprime il parlamentare Sau­ro Turroni, l'Assessore alla Cultura della regione Felicia Bottino pidiessina come Fabrizio Matteucci, segretario provinciale della Quercia a Ravenna.
“Ma — racconterà più tardi Gianfranco Mascia — assieme ai messaggi di solidarietà, fin dall’inizio cominciarono ad arrivare anche dei messaggi minacciosi. Noi, però, non ci lasciammo intimidire. Nel giro di pochi giorni si costituirono una settantina di Bo.Bi. in tutte le parti d’Italia. Incoraggiati da questa risposta positiva proclamammo il 29 novembre Giornata nazionale di boi­cottaggio contro il Biscione. Per quella giornata chiedevamo a tutti gli italiani di fare uno sforzo particolare per prendere le di­stanze da tutto ciò che fosse di Berlusconi. Di nuovo invitavamo tutti a non mettere piede alla Standa, a non comprare le riviste Mondadori, a non sintonizzarsi sui canali di Berlusconi. Voleva­mo mostrare a Berlusconi che così come abbiamo contribuito al­la sua ascesa comprando le sue merci, noi abbiamo anche il po­tere di fermare il suo complesso di onnipotenza.”
Iniziarono i volantinaggi davanti alla Standa, e tramite il tam tam delle radio locali e dei bollettini di ogni associazione e grup­po l’indicazione arrivò in ogni angolo del paese.
Fu un successo clamoroso: secondo i dati Auditel, la sera del 29 novembre le reti della Fininvest registrarono un calo di au­dience di due milioni e ottocentomila presenze. Gli oppositori di Mascia portarono a pretesto la concorrenza di un film molto at­teso sulle reti Rai, ma molti giurano che dietro quella sonora scon­fitta c’era lo zampino del Bo.Bi.
Dopo quel 29 novembre, l’Italia intera entrò in campagna elet­torale e Berlusconi alzò il tiro fondando Forza Italia. Il Bo.Bi. di­venne un movimento sempre più politico e oltre a continuare a proporre il boicottaggio contro gli affari di Berlusconi, sostenne il referendum per l’abrogazione della legge Mammì, lanciò la cam­pagna “il numero al verde” — un invito a mandare in tilt il 144 di Forza Italia — e la campagna “sconsigli per gli acquisti” — un appello a segnalare i candidati “sporchi”. Continuò a volantinare davanti alla Standa e agli stadi dove giocava il Milan, squadra di cui Berlusconi è presidente.
Intanto i messaggi intimidatori inviati a Gianfranco Mascia si intensificavano. Minacce inviate sul suo cellulare, il cui nu­mero era stato reso pubblico anche alla trasmissione Il Rosso e il Nero, per raccogliere adesioni alla campagna. Tanti gli insulti e gli avvertimenti, ma fra tutti quello più minaccioso era stato gridato da una voce giovanile, forse lombarda, forse piacentina:
“Ti spaccheremo il culo, sappiamo dove trovarti”. Voci rimaste sul nastro della segreteria telefonica, minacce di balordi giunte soprattutto dal Veneto e Lombardia, alle quali né lui né i verdi dei comitati Bo.Bi. avevano dato importanza. Tutti pensavano che lo squadrismo appartenesse al passato, ma si sbagliavano. Il 19 febbraio 1994, verso le 11 del mattino, mentre Gianfranco Mascia si trovava tutto solo nel suo studio, sentì due persone dietro la porta d’ingresso. Poi uno entrò, si mise davanti a lui, e mentre sibilava: "Tu sai perché siamo qui”, lo tramortì con un colpo al­la testa. Poi, dopo avergli legato mani e piedi con un filo dì ferro, gli chiusero la bocca con un tampone, lo denudarono, gli tagliarono i capelli e lo violentarono con un manico di scopa.
Così si concludeva il Bo.Bi. che aveva sottovalutato il peso dello squadrismo fascista presente anche in Italia."
INVECE NON E' FINITA....
LASCIA LA TUA ADESIONE E PARTECIPA ATTIVAMENTE AL BOICOTTAGGIO ANTIBERLUSCONIANO!

Studenti, leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene non disertate il referendum. Ora sarebbe un suicidio

La trappola radioattiva
Studenti, leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene non disertate il referendum. Ora sarebbe un suicidio

di ADRIANO CELENTANO
Editoriale sul Corriere della Sera del 16 Marzo 2011
Caro Direttore,
settantamila case distrutte, un milione di sfollati e cinquemila dispersi in quel florido Giappone che nel giro di 6 minuti è improvvisamente precipitato nel buio più scuro. Ma soprattutto migliaia di radiazioni sulla testa dei giapponesi. Ora io non vorrei neanche parlare del clamoroso fuori-tempo (non solo musicale) esternato da Chicco Testa, ospite della bravissima Lilli Gruber dalla voce affascinante. Non vorrei ma come si fa, poi la gente pensa davvero che lui parli per il bene dei cittadini. «Gli impianti nucleari hanno dimostrato di tenere botta». Ha detto il nostro Chicco ormai appassito per mancanza di clorofilla e quindi non più in grado di catturare quell'ENERGIA SOLARE di cui un tempo si nutriva.
«Chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo». Ha sentenziato. Dopo neanche un'ora esplode la centrale nucleare di Fukushima. Un tempismo davvero sorprendente quello del Chicco. Ma la cosa più incredibile che più di tutti impressiona, è lo stato di ipnosi in cui versano gli italiani di fronte ai fatti sconcertanti di una politica che non è più neanche politica. Ma piuttosto un qualcosa di maleodorante e che di proposito vorrebbe trastullarci in uno stato confusionale. Dove sempre di meno si potrà distinguere il bene dal male, le cose giuste da quelle ingiuste. Sparisce quindi quel campanello d'allarme che ci mette in guardia quando c'è qualcosa che non quadra nei comportamenti di un individuo. Un qualcosa che detto in una parola si chiama SOSPETTO. E di sospetti sul nostro presidente del Consiglio, tanto per fare un esempio, ce ne sono abbastanza.


E così nel bel mezzo di una tragedia come quella che sta vivendo il Giappone, dove fuoco e acqua stanno distruggendo tante vite umane, senza contare l'aspetto più insidioso dovuto alle radiazioni liberatesi nell'aria, il nostro presidente del Consiglio non demorde. Ha subito fatto annunciare dai suoi «CicchittiPrestigiacomini» e dai piccoli insidiosi Sacconi, che il progetto sul nucleare in Italia andrà avanti. L'orientamento popolare contro le centrali nucleari decretato dal referendum fatto 24 anni fa, fu chiarissimo. Ma per Berlusconi non basta: «Chi se ne frega della SOVRANITÀ POPOLARE!». L'unica sovranità che conta per lui è il Potere di guidare gli uomini in una sola direzione come se fossero degli automi.


Tra i vari tg, talk show e quello che si legge sui giornali, ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. Si spera sempre di intravedere quel «CHE» di trasparenza mai assaporata che per ora, a quanto pare, possiedono in pochi. Uno di questi è Antonio Di Pietro. Ma il governo cerca di ostacolarlo. Le ottocentomila firme raccolte da Di Pietro contro le centrali atomiche e il legittimo impedimento, saranno oggetto di un referendum che «si farà», ha detto il ministro Maroni allievo di Berlusconi. Ma a giugno. Quando la gente va al mare.
E questo naturalmente vale anche per il milione e quattrocentomila firme raccolte dal Forum italiano Movimenti per l'acqua, di cui nessuno parla tranne il loro sito che gentilmente vi indico - www.acquabenecomune.org - per i due quesiti referendari contro la privatizzazione di questo prezioso bene comune.


Una trappola radioattiva quindi per chi non vuole essere schiacciato dalla bevanda nucleare. Ora il mio potrebbe sembrare un appello, ma non lo è. È una preghiera. Una preghiera che non è rivolta ai politici. «LORO NON SANNO QUELLO CHE FANNO». Per cui mi rivolgo a tutti quelli che invece li votano i politici. Di destra, di sinistra, «STUDENTI», leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene, non disertate il referendum. Questa volta sarebbe un suicidio. Dobbiamo andare a votare anche se il governo spostasse la data del referendum al giorno di Natale. Non sia mai che prendiate sotto gamba questi referendum: saremmo spacciati.
La natura, come vedete, si è incazzata. Gli esperimenti nucleari nel Pacifico, le trivellazioni nei fondali del Golfo del Messico, milioni di ettari di bosco incendiati per favorire la cementificazione abusiva, i tagli alla cultura ridotta ormai in pezzi. Tutte cose, per cui la NATURA «sta perdendo la pazienza». Come vi dicevo ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. E Casini che fino a prima della tragedia di questi giorni ha sempre parlato in modo equilibrato, subito dopo il terremoto, intanto che le radiazioni cominciavano a liberarsi nell'aria e trecentomila persone venivano evacuate dalle loro case, ci ha tenuto a ribadire, con una certa fierezza, il suo parere favorevole al nucleare, facendo quasi un rimprovero al governo per non aver ancor iniziato i lavori.

Caro Casini, che tu fossi un nuclearista convinto lo sapevamo tutti e io rispetto la tua opinione, anche se è orribile. Ma dirlo proprio in questo momento, non pensi che tu abbia dato una sberla sui denti al tuo elettorato? Tralasciando il piccolo particolare che l'Italia è uno dei Paesi a maggior rischio sismico, come tu sai, le radiazioni sono pericolose non soltanto perché si muore, ma per il modo di come si muore. Una sofferenza di una atrocità inimmaginabile. E poi non si è mai in pochi a morire. Specialmente quando la catastrofe raggiunge dimensioni come quella che sta vivendo la povera gente in Giappone. E non venirmi a dire che le centrali nucleari di terza generazione sono più sicure della seconda, e che ancora più sicure della terza saranno quelle di quarta, disponibili per altro nel lontano 2030. La verità è che tu e Berlusconi siete degli IPOCRITI MARCI. Lo sapete benissimo che per quanto sicure possono essere le centrali atomiche, anche di decima o di undicesima generazione, il vero pericolo sono soprattutto le SCORIE RADIOATTIVE, che nessuno sa come distruggere e che già più di mezzo mondo ne è impestato.

SCORIE collocate in contenitori sui piazzali delle centrali, a cui, tra l'altro, si aggiungono elevatissimi costi economici, sociali e politici richiesti dalla necessità di sorvegliare questo micidiale pericolo per un tempo praticamente INFINITO. Lo sapete benissimo e ciò nonostante continuate a INGANNARE i popoli promettendo loro quel falso benessere che serve solo a gonfiarvi di Potere e ad arricchire le vostre tasche. Mi dispiace ma non c'è niente da imparare dal terzo polo, come non c'è niente da imparare da tutta la classe politica. L'unica buona notizia che galleggia in questo mare di annegati e che mi ha sorprendentemente colpito, è ciò che di veramente buono sta facendo il sindaco Matteo Renzi nella sua Firenze. Finalmente uno che ha intuito cosa c'è nel cuore della gente. E che ha il coraggio di dire no alla cementificazione facile con la quale, secondo i malvagi, si costruirebbe per il bene dei cittadini. Bravo Matteo! Forse tu hai capito tutto e magari ancora non ti rendi conto di quanto sia importante ciò che hai capito.
Adriano Celentano