Al Ballottaggio non farti fregare: Vota a Sinistra
giovedì 17 giugno 2004
La mafia ha sempre più FORZA in ITALIA
I democristiani che ci hanno governato nella vecchia repubblica, si stanno rafforzando. Non dargli fiducia
....al ballottaggio per le elezioni amministrative vota a sinistra
lunedì 14 giugno 2004
La fine del mondo ?
La fine del mondo
MARIUCCIA CIOTTA
Dove ha sbagliato il cavaliere? È andato in guerra, ha dettato legge a sua favore, non ha tagliato le tasse, ha fallito, lui grande comunicatore, la campagna elettorale culminata con il boomerang mediatico degli sms, ha deluso gli italiani inebriati all'idea di un'Italia ricca e moderna... Sì, anche. Ma la sconfitta di Berlusconi sta nel disfacimento globale di un mondo che ha indicato come traguardo della felicità occidentale l'espansione di se stesso. L'accumulo di oggetti senza fascino, la produzione di un superfluo triste che non è ricchezza ma vuoto sguardo delle merci. Non c'è progresso né gioia nell'eliminazione di ogni espressione umana della fantasia e dell'ingegno, nell'azzeramento della funzione critica. Gli ipermercati come Wall Mart sono diventati prigioni del consumo, annullamento della varietà dell'offerta, autoritari luoghi della coazione a ripetere. A Los Angeles - capitale del lusso - si piange per la chiusura della libreria storica Midnight Special di Santa Monica non solo perché era tra le poche alternative ai grandi circuiti ma perché esprimeva una babele di impulsi, vetrina di parole e immagini, pluralismo e eccezione. Nessuno più vuole vedere i kolossal confezionati sull'omologazione al ribasso del gusto di Hollywood, le major pagano la loro politica di ottimizzazione del prodotto, e infatti a Cannes trionfa il documentario scintillante di Michael Moore dove la politica torna a essere un esercizio di mente e di cuore, di risate, indignazione e la bellezza e il suo godimento richiedono curiosità, cultura, amore per la diversità. Questo mondo di Bush e Berlusconi, dell'occidente tutto è basato sulla moltiplicazione di standard, di format televisivi, di gipponi inquinanti, di catene commerciali, di monopolio totale. È il consumatore, paradossalmente, ad aver bocciato la las vegas del primo mondo senza più il gusto del gioco. Lo spettacolo che ci hanno offerto è lugubre, ed è pagato dal prezzo della vita di migliaia di persone cadute nelle guerre fatte per garantire spazi di mercato e di risorse. Sono i loro corpi, pezzi di esseri umani sparsi nel nostro immaginario, collezioni di morte, a dominare ora i banchi di virtuali supermercati. È inutile che lo sforzo dei paesi ricchi, del laburista Blair caduto in corsa (o di uno Schroeder tagliatore di welfare) insista sulla necessità della produzione di quella paccottiglia del benessere. I consumatori non la vogliono comprare più. Vogliono che l'agosto sia caldo ma che non faccia morire migliaia di nonni, vogliono che non ci siano day-after e che i «gas di Kyoto» non buchino la terra. Non vogliono avere come vicini di casa i bambini morti dell'Africa. E non ci sarà pubblicità che vinca il disgusto per la proliferazione di beni come mostruosi ornamenti del quotidiano.
Questa rivoluzione underground di massa, Berlusconi e i suoi alleati non l'hanno vista. Procedono ancora con la fiducia di una modernità dissolta nella scontentezza. L'audience è un concetto senza più forza propulsiva. Al suo posto ci sono individui che hanno scoperto una relazione di libertà e di rispetto reciproco.
Perdono i supporter del liberismo perché la loro scorta di promesse elettorali è marcita. Il venditore porta a porta si è visto sbattere in faccia il suo repertorio di merci. La felicità è un'altra cosa.
dal manifesto on line....
domenica 13 giugno 2004
L'Invasione dei messaggi.
L'invasione dei messaggi
ALESSANDRO ROBECCHI
Sapete tutti quello che distingue l'uomo dalla scimmia: l'uso del pollice. Nessuna scimmia sarebbe riuscita a mandare 57 milioni di messaggini col telefonino per ricordarci di andare a votare. E sicuramente nessuna scimmia li avrebbe fatti pagare a noi. Mi ha scritto una lettera, mi ha mandato un sms, ha il mio numero di telefono, conosce il mio indirizzo. E' molesto, sa? Confesso di guardare con un certo timor panico il citofono: e se viene a casa? Se si presenta? Vorrei fare una denuncia. Esagero? Già, e se si nasconde in macchina, io metto in moto e lui sta accucciato sul sedile posteriore e mi prende alle spalle? Sono sicuro che il garante della privacy si turberebbe: ehi, non si può aspettare la gente accucciati sul sedile posteriore! Sarebbe un severo monito. Questo mi riempie di fiducia. E se me lo trovo di fianco al cinema? Se spunta dal tubetto del dentifrico? Dalla tazza del cesso? Non c'è niente da ridere: in un paese in cui gli altoparlanti degli aeroporti strillano gli annunci della presidenza del consiglio nessuno è al sicuro, date retta. Dà un certo brividino alla schiena. Ora aspetto, com'è nelle strategie del Grande Comunicatore, messaggi un po' meno generalisti, più mirati. Altoparlanti agli incroci, pick-up che girano amplificati per le strade... attenzione... messaggio della presidenza del consiglio! Signora Maria, ritiri i panni, che sta per piovere! Robecchi, porta giù il cane! Luigino, lava i denti! L'intrusione nelle nostre vite, che già è massiccia, potrebbe diventare totale, un po' fastidioso ma alla fine normale, come un rumore di fondo.
Ecco, un rumore di fondo, un brusio indistinto, un ron-ron continuo, come il rumore del frigo, che te ne accorgi solo quando smette di botto. Questo è, oggi, Silvio Berlusconi e la sua ghenga di ripetitori. Da mesi sentiamo questa cazzata del meno tasse, taglio le tasse, riduco le tasse, così, come un mantra che si ripete identico, ipnotico, all'infinito. Ogni tanto uno dei camerieri viene mandato alla gogna a spiegare dove trovare 12-13 miliardi di euro per tagliare le tasse. Quello va, gorgheggia, sputazza, peteggia, prende tempo, viene immancabilmente sbertucciato e torna nelle retrovie dopo un'inevitabile figura di merda.
Ma questo non cambia niente: il mantra meno-tasse continua, come uno strumento da bordone, accompagna le nostre vite.
Vedete Berlusconi da Washington, da Arcore, dalla Sardegna, con cravatta, senza cravatta, più alto, più basso, accorato, spiritoso, preoccupato, ammonitore. E' il pupazzo generale, l'uomo ovunque, il tappetino mediatico di base delle nostre vite. Sta diventando una cosa naturale, una curiosità etnica, alcuni popoli mangiano piccante, altri pescano facendo un buco nel ghiaccio, gli italiani vivono con un rombo continuo in sottofondo nelle orecchie: è Silvio, il grande comunicatore.
Quanto ci metteranno a rompersi definitivamente le balle, a reagire con una crisi di rigetto e se quella di oggi sarà magari la volta buona non si sa. Ma è certo che ormai è netta la distinzione: da una parte c'è la vita reale, gli affetti, il lavoro, la famiglia, le preoccupazioni e le gioie; e dall'altra c'è Silvio Berlusconi con le orecchie da vulcaniano e il sorriso da squalo.
Sono cose che non c'entrano nulla tra loro, che non si intrecciano e non si toccano più. Se mai (dico per assurdo) Berlusconi dovesse un giorno comunicarci una cosa sensata (per telefono, lettera, citofono, telegiornale pubblico, telegiornale privato, piccione viaggiatore, digitale terrestre, sms o altro) è quasi certo che nemmeno lo staremmo a sentire.
Succede così a Rimini, a Riccione, sugli spiaggioni nazional-popolari: al centesimo rimbombante annuncio che il piccolo Mirko ha perso la mamma, tutti cominciano leggiadramente a fottersene. Se ne fanno un baffo, sogghignano, al massimo sbuffano. Uff! Atro rumore di fondo. Uff! Altre cazzate. Questo, ormai, è Silvio per gli italiani. Il rumore del frigo.
fonte: il manifesto on line del 13 giugno 2004
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Elezioni 2004 si vota contro Berlusconi sabato 12 dalle 15 alle 22 e domenica 13 dalle 7 alle 22. Se Silvio ti ha infastidito col suo, passa questo sms.
http://www.ilmanifesto.it/oggi/art12.html