domenica 24 aprile 2005

12 e 13 giugno Referendum sulla fecondazione assistita

i 4 quesiti:


1° Per consentire nuove cure
La legge attualmente vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati. Le cellule staminali sono cellule che, debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi, consentendo la cura di una serie di organi vitali.
La ricerca sulle staminali è fondamentale per combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l´Alzheimer, il Parkinson, il diabete e molte altre ancora.
Si tratta di problemi che, solo in Italia, investono circa 12 milioni di persone a cui la legge 40, così com´è, sottrae una speranza fondata di guarigione.
 
 
2° Per la tutela della salute della donna
Questo quesito è quello che più investe la salute della donna. La donna che, per mettere al mondo un figlio, è costretta a ricorrere alla fecondazione assistita è chiamata ad affrontare un percorso impegnativo, sul piano fisico e psicologico. Attualmente, la legge 40 lo complica ulteriormente.
Prima di tutto, non consente il congelamento degli embrioni e obbliga la fecondazione si un numero massimo di tre ovuli alla volta. Questo obbliga la donna, in caso di insuccesso del trattamento, a sottoporsi a più cicli di cura, con possibili danni per la sua salute.
Inoltre, non permette alle coppie portatrici di malattie genetiche e infettive la cosiddetta "analisi preimpianto", cioè un esame dell´embrione prima del suo trasferimento nell´utero della donna. Si espone così la donna a un doppio trauma: la possibilità di impiantare un embrione malato e la conseguente probabilità di dover ricorrere a un aborto terapeutico.
Infine, la legge impedisce alla donna di cambiare idea, poiché impone il trasferimento dell´ovulo fecondato anche in assenza di un suo rinnovato consenso


3° Per l'autodeterminazione e la libertà di scelta
La norma attuale assicura al "concepito" gli stessi diritti della madre e di ogni persona nata. Per concepito si intende già l´ovulo fecondato, ancor prima che si formi l´embrione. È la prima volta al mondo che questo avviene per legge.
Stabilire che un ovulo fecondato ha gli stessi dritti di una persona nata è un´ affermazione etica e di parte, che però rischia di avere conseguenze pratiche assai rilevanti. Se questa affermazione fosse valida, ad esempio, si rischierebbe di mettere in discussione radicalmente la legge 194 sull´interruzione volontaria di gravidanza, legge che ha prodotto l´esito positivo della riduzione degli aborti in Italia.


4° Per la fecondazione eterologa
La fecondazione eterologa è una pratica a cui si ricorre solo in casi di grave sterilità.
Si tratta di una tecnica che consente la fecondazione assistita anche utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia. La legge attualmente la vieta categoricamente. Ma impedire a una coppia di ricorrere a un donatore esterno può produrre solo due effetti: vietare per sempre alla donna di quella coppia di partorire o costringerla, se la coppia può permetterselo economicamente, a recarsi in uno dei paesi dove la fecondazione eterologa è consentita.
 
 
 



Benvenuti nell'era della comunicazione globale













Benvenuti nell'Era della Comunicazione Globale
da una performance di Paolo Rossi


I nostri defunti si ribaltano nella tomba per la sfiga che li ha colpiti: quella di non poter partecipare a questa Grande Era.

La Grande Comunicazione Globale, poi c'è un terremoto da 200.000 vittime e dalle Hawaii dicono: "Mah, noi lo avevamo previsto con qualche ora di anticipo, solo che non sapevamo a chi telefonare...". Cazzo!
In compenso, si sono salvati gli animali. Probabilmente dalle Hawaii hanno telefonato a loro.

Nell'Era della Grande Comunicazione Globale, ci sarà pure un bufalo d'acqua con un cellulare trendy, no?

E si sono salvati gli indigeni, quelli che vanno a caccia con arco e frecce, quelli dati per estinti, perchè poveracci sono fuori dalla comunicazione globale... ma hanno visto la marea che si ritirava e se ne sono andati verso l'alto, con gli animali.

Nell'Era della Comunicazione Globale sessanta canali televisivi mi parlano dello tsunami e mi dicono le cose piu allucinanti.
L'isola di Sumatra si è spostata di trenta metri, poi trenta centimetri, poi cinque, otto, ventinove, è più alta, più bassa, più larga, più stretta, si è girata su stessa e alla fine se n'è andata completamente, l'han vista ad Alassio, vicino alla Gallinara.
L'asse terrestre si è inclinato un po'...Un po' quanto?! Beh, c'è chi dice qualche chilometro, chi dice qualche centimetro...
Cazzo, ma cosa accadrà?!

Faremo la fine dei dinosauri? Si, no, forse? Nell'Era della Comunicazione Globale ti mettono in mano notizie del genere e fatti tuoi.
Vedi tu se tenere da parte i soldi per comprarti un'Arca di Noe 4x4 turbo diesel con 800 cv e raggiungere mondi migliori o aspettare la morte per glaciazione.

Nell'Era della Comunicazione Globale possiamo parlare con il mondo intero.
Mandiamo sms, ems, mms, mail, chattiamo tutta la notte con una cicciona del Maine che fa la collezione di colesterolo e ci ha mandato la foto di una figa presa sul web, parliamo, comunichiamo, comunichiamo, comunichiamo...poi per una precedenza non data ci si spara in faccia!

Se telefoni a un call center ne sanno quanto te. A volte, meno di te.
Ammesso che risponda qualcuno. Ammesso che non ti sbattano il telefono in faccia.
Siamo nell'Era della Comunicazione Globale e non riusciamo più a parlare con nessuno.
Una volta andavi da chi ti aveva venduto un prodotto e gli dicevi: "Oh, ciccio, sta roba non mi funziona...". Adesso devi telefonare a un numero. Verde, quando va bene. Quando non va bene paghi.
Hai un problema dovuto a un loro prodotto e paghi per dirglielo. Poi paghi per stare in attesa e infine ti fanno girare cosi tante persone che alla fine se non hanno gia messo giu loro metti giu tu. Ti hanno venduto un prodotto o un servizio che non funziona o che ha dei problemi e paghi per restare nella merda!

Si è capovolto il mondo, altro che spostamento di qualche centimentro...

Nell'Era della Comunicazione Globale le comunicazioni ci arrivano anche quando non le vogliamo.
Ci sommergono. Ogni giorno scarico dieci tonnellate di spam nella mia mailbox. Quotidianamente, almeno cento mail con soggetto "ENLARGE YOUR PENIS". Vogliono vendermi un metodo per ingrandire il bigolo. Le credenziali in effetti sono ottime: mi hanno già fatto venire due coglioni cosi.

Adesso mandano le mail non richieste con questa premessa: Ai sensi della Legge 675/96 sulla Privacy, la informiamo che il suo indirizzo E-Mail è stato rintracciato sui motori di ricerca.
E quindi? Mi avete mandato una mail per restituirmelo?
Nell'Era della Comunicazione Globale ci sono quasi un miliardo di analfabeti nel mondo.

Siamo tutti depressi. Le coppie si lasciano perche non c'è dialogo.
I figli e i genitori non comunicano più e se comunicano è pure peggio.
Papà, mi servono 300 sacchi che devo comprarmi un hard disk, ho troppi pochi giga. Eh?! ma che cazzo dici? Ma non puoi andare ad ubriacarti in discoteca come tutti?

Abbiamo smesso di parlarci e abbiamo iniziato a telefonarci solo col cellulare, piu fico... poi un cell non basta, due, tre...l'importante è pagarlo almeno 500 euro ed avere quattro orecchie.
Poi abbiamo smesso di telefonarci e abbiamo iniziato a mandarci gli sms.
Quelli normali, quelli colorati, quelli con il disegnino, quelli con le foto e quelli con il filmato. Ciao, ti mando un filmato di me stesso mentre ti dico ciao! Ma brutto coglione, fai due passi e vieni a dirmelo in faccia che ci facciamo una birra.

Siamo impazziti. Abbonati oggi e avrai 5000 sms in omaggio! 5000?! Ma che cazzo devo dire con 5000 sms? Ma a chi cazzo li mando? Gratis, ovviamente. A noi qualcuno regala sempre qualcosa.
Gratis, gratis, gratis. Questa è la comunicazione: fallo subito, è gratis!
Abbonati, è gratis. Clicca qui, è gratis. E' tutto gratis!
Ma voi, tranne a cari amici e parenti, avete mai regalato qualcosa a qualcuno?
Non parlo di beneficenza. Parlo di prendere una cosa, magari frutto del vostro lavoro, e regalarla a un perfetto sconosciuto che passa di li. Cosi, per il gusto di regalarla.
Magari, non so, c'è un idraulico fra di voi.
A te idraulico che stai leggendo, ti è mai successo di alzare il telefono, fare un numero a caso e dire: "Buongiorno, sono un idraulico, vuole che venga a casa sua a rinnovare i tubi del cesso gratis"?

E nell'Era della Comunicazione Globale comunichi anche quando stai zitto.
Con il silenzio assenso.
Una mattina ti svegli, per esempio, e scopri di avere un servizio di segreteria telefonica. E l'hai chiesto tu stando zitto! Se parlavi, magari non te lo mettevano. Ma siccome sei stato zitto... cazzo vuoi?
Ti riempiono di questi servizi. Sei circondato. Anzi: è tutto intorno a te.
Quando vedo la Megan Gale ormai ho più voglia di scuoiarla che ciularmela.

La Grande Comunicazione Globale è l'unica speranza che hai di comunicare con questi qui e che il Gabibbo si prenda compassione di te.
Nell'Era della Comunicazione Globale abbiamo perso il senso delle parole. Se non sei di destra sei comunista. Ma io non sono comunista! A me non piace il comunismo.
Non mi piace nemmeno la sinistra, a dire il vero. Sono un lavoratore precario, non mi danno il mutuo per la casa, e il co-co-co se l'è inventato la sinistra! Allora sei un anarchico. Macche anarchico, cazzo!
Ah, bene, sei irascibile, eh? Allora sei un anarco-insurrezionalista.

E allora la comunicazione globale cos'e? Chi comunica cosa? Non lo so più, non mi interessa più.
Io da ora in poi mi occuperò solo della comunicazione specifica, parziale, particolare, nella mia vita.
Le uniche certezze che avrò saranno quelle che potrò dimostrare.
Non mi interessano i pareri di nessuno, se li sento in televisione. Se mi fa male il culo, non mi faccio dire da un programma televisivo come devo posizionarmi allo specchio, verificare se ho o meno le emorroidi e come curarle.
Vado dal caro e vecchio medico e gli dico: "Buongiorno dottore, mi fa male il culo".
Saprà lui cosa fare.
Il problema è che, in questa epoca di grande comunicazione globale, quando ti fa male il culo non è per le emorroidi.


(PAOLO ROSSI)


fonte: www.inmovimento.it


Il Commercialista e l'omino basso

dal blog observer


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sabato 5 marzo 2005

 

La nuova qualità della guerra attuale

 LA NUOVA QUALITA' DELLA GUERRA ATTUALE

Si discute molto in questi mesi, anche nel nostro paese, sulla questione della guerra. L'azione militare in Afghanistan prima, poi contro l'Iraq ha aperto una discussione, talora drammatica, talora confusa, con semplificazioni assai scoraggianti. Basti pensare alla distinzione di difficile decifrazione fra pacifisti assoluti e pacifisti relativi, i primi sempre contro la guerra, i secondi disponibili alla guerra a qualche condizione. Oppure la distinzione tra pacifisti incoscienti (i ciecopacifisti) e i pacifisti pensanti, inaugurata da Sartori.

Io credo che innanzitutto, piuttosto che entrare in dispute ideologiche, è necessario riflettere sulla guerra e sul suo cambiamento di qualità.

Con i primi bombardamenti sulle città, durante la guerra di Spagna, la guerra ha cominciato a cambiare qualità. I civili diventano per la prima volta obiettivi militari. Fino a quel momento i civili morivano in guerra, ma in modo non deliberato e occasionale. Certo pagavano il passaggio degli eserciti, ma non erano degli obiettivi.

Nella seconda guerra mondiale la metà dei morti sono civili e la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki è la rappresentazione di tutto questo. Con essa non si vuole distruggere un convoglio di carri armati o una caserma, si spazza via in un attimo una città. La bomba atomica vuole colpire i popoli non gli eserciti. In questo senso la bomba atomica apre e qualifica il tempo di una nuova qualità della guerra.

Può sembrare un paradosso. Negli ultimi cinquant'anni per fortuna non c'è mai stato un conflitto nucleare, ma le guerre si sono sempre più caratterizzate come massacro di civili, dalla guerra di Corea in poi. Negli ultimi dieci anni, secondo stime largamente riconosciute da tutti, su cento morti prodotti dalla guerra, 93 sono civili (di cui 34 sono bambini) solo 7 sono militari.

Queste cifre elementarissime, che riguardano non solo le guerre dimenticate, ma anche certe guerre Onu, come il Kosovo o l'Afghanistan, mettono fortemente in discussione il dibattito che si fa sulla guerra, sull'uso proporzionato della forza, sulla legittima difesa, sulle guerre umanitarie o chirurgiche. È necessario prendere atto innanzitutto che la guerra attuale ha questo segno, a prescindere dalle connotazioni ideologiche che ciascuno le può attribuire, e significa anche che iniziare un'operazione militare ha questi costi, senza veli e ipocrisie, quasi che si fosse capaci di fare altro.

Ma c'è un'altra valutazione da fare. Che la guerra moderna non finisce di uccidere nel momento in cui si firma un trattato o una tregua. È noto che le mine antiuomo uccidono ben oltre la fine di una guerra e così le bombe a grappolo, largamente usate anche in Afghanistan. Un'altra questione riguarda l'inquinamento ambientale prodotto dalla guerra. Questo tocca in modo delicatissimo la popolazione civile, soprattutto mette a repentaglio le condizioni sanitarie.

Basti ricordare la polemica sul problema dell'uranio impoverito in Bosnia e in Kosovo e la possibile crescita di tumori del sangue sui nostri soldati, ma evidentemente anche sulla popolazione civile e al tempo stesso la tragedia dei bambini iracheni, che muoiono per mancanza di medicine che curino i tumori prodotti dall'inquinamento ambientale della guerra del 1991.

La guerra moderna, al di là di come la si voglia definire, ha questa dimensione e comporta questi problemi. Un certo pensiero astratto sulla guerra dovrebbe imparare a fare i conti con la concreta durezza della guerra. Se in concreto la guerra ha questa durezza e dimensione, non è serio parlarne in termini astratti, secondo un formalismo che vela e cancella la realtà.

Quando si dice che nella guerra bisogna stare dalla parte delle vittime, si intende essenzialmente questo. Leggere e discernere il conflitto con gli occhi degli innocenti che lo pagano a caro prezzo. Talora si arriva a distruggere un popolo, per abbattere il dittatore che schiavizza quel popolo. Il popolo che già paga duramente un regime autoritario non può essere oggetto di un'ulteriore violenza, per eliminare quel dittatore.

C'è poi un'altra considerazione da fare. L'uccisione deliberata e voluta dei civili produce una seminagione di odio, che ha l'unico effetto di moltiplicare la guerra e di rendere impossibile o comunque fragilissima ogni tregua o pace.

Basterebbe guardare da questo punto di vista al conflitto Israele palestinese: i palestinesi e gli israeliani hanno ciascuno per la propria parte diritti fondamentali da difendere. Lo scontro militare in atto, che pone i civili al centro del conflitto attraverso il terrorismo e le bombe umane da una parte e dall'altra interventi militari che mirano a distruggere la vita della società palestinese, ha come unico risultato di far crescere il muro di paura e di diffidenza reciproca, allontanando la possibilità di una soluzione pacifica e condivisa al conflitto.

C'è a mio avviso un pacifismo storico con cui tutti devono fare i conti: la guerra, l'azione militare, al di là delle buone intenzioni e dei distinguo di ciascuno, avviene nella realtà e concretamente secondo quanto abbiamo detto e allora bisogna domandarci, con coraggio e senza infingimenti, se ha senso, proprio in vista della pace, perseguire una strada che ha come concreto obiettivo quello di rendere più lontana la via del dialogo e dell'incontro. Non possiamo nasconderci dietro ragionamenti formali, che hanno qualche elemento di plausibilità, ma di fatto non si misurano su quanto avviene quando la guerra è in atto.

La guerra, con il volto che ha assunto oggi, diventa una via impraticabile verso la pace, perché produce effetti importanti e consistenti che vanno nella direzione contraria, senza di fatto risolvere nessuna questione

MASSIMO TOSCHI
http://www.agliincrocideiventi.it

domenica 20 febbraio 2005

INDICAZIONI STRADALI SPARSE PER TERRA

 INDICAZIONI STRADALI SPARSE PER TERRA

Era un anno fertile per il grano come mai in passato, era tutto in abbondanza… Quelli che erano malati cronici e che tanto desideravano la morte, consegnarono finalmente con un sorriso l’anima a dio.

Nei giorni dei grandi temporali il cielo era rosso. La pioggia portava con sé la polvere dei deserti d’oltre mare.
I vecchi dissero: ci sarà la guerra! Nessuno prestò credito alle loro parole. E nessuno fece nulla.

Giacché, cosa si poteva fare contro la profezia! Solo cantammo per intere giornate, fino a restare senza voce, per poter consumare tutte le vecchie canzoni, perché non ne restasse nessuna che venisse sporcata dal tempo.

1. Quando intravedono il primo cadavere per la strada, le persone voltano la testa, vomitano e perdono i sensi. Senti il tremore per primo nelle ginocchia, poi ti manca l’aria, ti gira l testa. Sono di aiuto in questi casi l’acqua fredda, leggeri schiaffi. Se lo svenuto non rinviene, sdraialo sulla schiena e sollevagli le gambe in aria. Se il cadavere di quel giorno era un suo parente o comunque un vicino, non permettergli di avvicinarsi e di guardarlo. Le ferite causate dalle granate sono in genere causa di un nuovo
svenimento. E non si ha tanto tempo a disposizione. È raccomandabile piangere, fa bene al cuore. Ma neppure per questo c’è tanto tempo a disposizione.

2. Se la città è in stato d’assedio, occorre mandare i più coraggiosi a tentare di portare i sacchi di plastica opachi per i cadaveri. Se questi non tornano, bisogna avvolgere i morti in lenzuoli bianchi. Non è raccomandabile seppellirli senza. Ciò fa diffondere il panico e la paura della morte diventa facilmente la
paura di finire sepolti allo stesso modo.

3. La sepoltura si svolge di notte, per motivi di sicurezza. Perciò, prima della sepoltura, bisogna accertarsi per bene dell’identità del defunto. Nel caso di corpi dilaniati, bisogna stabilire con precisione i pezzi che appartengono a ciascun corpo. Se si verificano ugualmente degli errori, è meglio evitare di
ammetterlo successivamente. Tanto per i morti è lo stesso. Se vicino alla persona che è stata sepolta, sul posto dell’uccisione, si trovano altre parti di corpo, e si è però già provveduto alla sepoltura, non bisogna gettare i resti nella spazzatura, poiché in genere si radunano i cani affamati. La cosa migliore, se si ha tempo e voglia, è di raccogliere in un sacchetto tutto quello che è rimasto e di seppellirlo in superficie vicino alla tomba. Bisogna stare attenti che non se ne accorgano i familiari, perché loro
concepiscono il cadavere come un tutt’uno e tale frammentazione rappresenterebbe per loro una ulteriore dolorosa frustrazione.

4. In guerra nessuno è matto. O almeno ciò non si può asserire nei confronti di nessuno. Molti di quelli che erano matti prima della guerra, in guerra si mettono in mostra molto bene. Come combattenti coraggiosi, convinti delle idee dei loro capi.

5. In guerra nessuno è intelligente. Non devi credere alla verità di nessuno. Le lunghe disquisizioni sull’insensatezza della guerra del professore di una volta, in un batter d’occhio si trasformano in un selvaggio grido di guerra, appena egli viene a conoscenza del fatto che il suo bambino gli è morto per la strada.

6. Non ricordarti di nulla. Prova a dormire senza sonno. Devi ornarti di amuleti e abbi fede nel fatto che ti aiuteranno. Abbi fede in qualsiasi segno. Ascolta attentamente il tuo ventre. Agisci secondo le tue sensazioni. Se pensi che non bisogna camminare per quella strada, allora vai per un’altra.

7. Non avere paura di niente. La paura genera nuova paura. Ti blocca. Devi credere fermamente di essere stato prescelto a restare vivo.

8. Non lasciare lavori compiuti a metà. Salda i debiti. Devi essere pulito. Non fare nuove amicizie. Già con quelle vecchie avrai abbastanza preoccupazioni.

9. Proteggi i ricordi, le fotografie, le prove scritte del fatto che sei esistito. Se tutto brucia, se perdi tutto, se ti prendono tutto… dovrai dimostrare anche a te stesso che una volta eri. Ammassa tutto nei sacchi di plastica, seppellisci nella terra, mura nelle pareti, nascondi, e solo ai tuoi più cari svela la mappa
per raggiungere il tesoro.

10. Non ti legare alle cose, alla terra, ai muri, alle case, ai gioielli, alle automobili, agli oggetti d’arte, alle biblioteche… Trasforma in denaro tutto ciò che ha ancora un prezzo. E tuttavia, non legarti in alcun modo al denaro. Appena puoi scambialo con la tua libertà.

11. Adoperati per il bene delle persone. Sempre. Il più delle volte non lo meritano, ma tu fallo ugualmente. Non aspettarti alcuna riconoscenza. Non chiedere per chi fai il bene. Non legarti alle tue azioni.

12. Non dire ciò che pensi. Non essere così stupido a tal punto. Perché appena pensi non appartieni più a loro. Non tacere, perché non possano pensare che pensi a qualcosa. Parla, così, giusto per parlare.

13. Se ti imbatti nel pericolo, non essere coraggioso, anche spinto dalla disperazione. Tenta di sopravvivere. Fai tutto quanto è nelle tue possibilità. Soltanto devi stare attento a non mettere altri in
pericolo con i tuoi tentativi. Finché non sei morto sei vivo. Sembra comprensibile. Non togliertelo mai dalla testa. Se devi sacrificarti, fallo per le persone cui vuoi bene, for farlo mai, in nessun modo, per delle idee. Il tuo sacrificio verrà giudicato dagli altri sempre in maniera scorretta, a seconda della loro
coscienza e della loro prospettiva. Le idee passeranno, si rovineranno, diventeranno comiche. Se resti vivo, vedrai quanto sarà difficile continuare a credere in loro.

14. Non supplicare per nessun motivo. Non supplicare nessuno. Neanche se c’è di mezzo la vita. È una questione di buon gusto. Pensa solo cosa vuol dire vivere sullo stesso pianeta con una persona che ti ha risparmiato la vita.

15. Non devi metterti a capo di nessuno. Per nessuna ragione. Quando ti volti a cercare aiuto, dietro a te non ci sarà nessuno. Non fare affidamento su nessuno, ma non sottrarti al fatto che quelli che ami fanno affidamento su di te. Questo è salutare anche per te. Devi sapere: perché? Gli obiettivi non devono essere
grandi, in nessun modo di carattere generale. Conoscevo una persona che per tutto il tempo ha desiderato bere una birra. È vero: non ci è riuscito, ma era splendido vivere desiderandolo.

16. Non devi stupirti di nulla. Di ogni possibile prodigio. Non devi farti deprimere da nessuna cosa. Anche prima erano tutti fatti così, solo che le condizioni erano diverse da quelle di adesso. Questa è la prima occasione per mettersi alla prova. Così tanti sono delusi da se stessi che in confronto la tua delusione è
un nonnulla. Se qualcuno ti tradisce una volta, non lasciargli la possibilità di farlo un’altra volta.

17. Cerca di essere sempre prudente. Se hai bisogno di una buca in cui ripararti, scavatela da solo. Se qualcun altro lo fa per te, la buca potrebbe rivelarsi troppo piccola.

18. Non hai il diritto di adirarti con nessuno. E tuttavia, non devi dimenticare nulla. Quando tutto è finito, decidi di cosa non vuoi più ricordarti. Se tutto è passato. Non dimenticare gli esami che alcuni non hanno superato.

19. E però non fondarti su questo. Non aspettare l’occasione per poterti rivalere. La vendetta ti deve essere estranea. Una questione che appartiene ad altri. Se sopravvivi, vivi per te e quelli che sono sopravvissuti insieme a te.

20. E ancora, non vedere mai di essere il Signore della Verità. Nessuno lo é. A te è sembrata in questo modo. A un altro è sembrata diversamente. Mantieni per te il pezzetto della tua verità. Servirà soltanto a te. Rinuncia al diritto di scrivere la storia dell’assedio. Non contrapporti ai nomi di quei morti che sono
stati scelti come eroi. Non sperare di riuscire a mettere a posto qualcosa, neanche una ingiustizia rimasta in sospeso. In quel momento, quando hai intravisto il primo cadavere sulla strada, la storia del dopoguerra era già stata scritta. Poi ci metteranno solo i nomi delle persone, delle città, delle montagne, i baluardi
che si sono gloriosamente difesi e i baluardi che sono gloriosamente caduti. Non c’è posto qui per la tua verità.

Ora che sai tutto questo, prova a proteggere te stesso e forse a salvarti la testa. Se non ti riesce, almeno non ti annoierai.

Nedzad Maksumic
Poeta bosniaco e regista del Lik Teatar

(trad. a cura di Igor Pellicciari)

tratto dal libretto del cd “materiale resistente”
titolo della canzone "Nessuno fece nulla"
[interpretazione dei C.S.I. - Consorzio Suonatori Indipendenti]

giovedì 17 febbraio 2005

Ah, che respiro pulito :-)

 Ciao a tutti,
dopo questa settimana di circolazione a singhiozzo sono ritornato a respirare bene.

Voglio precisare che è pura ironia. Secondo me questa soluzione è un danno per i lavoratori. La vera soluzione sarebbe quella che ci ritirano le auto del petrolio e della guerra e ci regalano a costi ultraagevolati macchine elettriche.
Invece di darci incentivi per l'acquisto del digitale terrestre che sembra solo servire per far entrare nuovi soldi nelle tasche delle televisioni private, potrebbero sovvenzionare il nostro cambio auto.
Andremmo tutti piu' piano, non avremmo inquinamento  e forse meno guerre.

Ma è scandaloso che in Italia paese d' o sole mio, non abbiamo pannelli solari sui tetti, non abbiamo mulini a vento, abbiamo ancora Milano città d'europa con case che sono riscaldate con riscaldamento a nafta.

Poi ci permettiamo anche di tagliare gli alberi e di cementificare, come se gli alberi non fossero la nostra salvezza.

...comunque buona giornata pari.
a me le dispari vanno sempre bene